Sono passati 90 anni da quando l’automobil club d’Ouest decise di dare vita alla 24ore più celebre del mondo, nella località di Le Mans. In questa prima parte della nostra carrellata attraverso le case che ne hanno fatto la storia, vogliamo parlare delle meteore che si sono distinte in questi 90 anni. Per meteore intendiamo case produttrici che hanno messo la loro firma una sola volta, ma che sono diventate icona e legenda nonostante la singola vittoria nella massacrante maratona di Le Mans, corsa, nella campagna francese la prima edizione della maratona sul Circuito de la Sarthe si tenne il 26 e 26 maggio 1923.
Essendo una gara pionieristica negli albori del motor sport, i partecipanti erano per lo più francesi come le case costruttrici. Lo spirito della Le Mans era tutta raccolto nel suo regolamento. Infatti a differenza di quanto accade oggi era di una semplicità disarmante. Le vetture partecipanti dovevano essere semplicemente presenti nel listino produzione delle case costruttrici con la normale dotazione turismo. L’obiettivo era semplicemente dimostrare l’alto livello tecnologico che le vetture sportive turismo avevano raggiunto nel 1923.
La partenza era stabilita per ordine di iscrizione, cosa che rese la corsa avvincente fin dall’inizio con vetture di potenza e prestazioni diverse mischiate sulla griglia. Il percorso era semplicemente una strada di campagna sterrata. Nemmeno la grandine, il fango e le buche fermava i partecipanti. Presto questi eroi temerari ebbero a che fare con la mancanza di copertura contro la pioggia e di parabrezza. Chi aveva un minimo di protezione non aveva i tergicristalli. Chi aveva ridotto i parafanghi per limitare il peso, doveva fare i conti con il fango che gli arrivava in faccia nonostante l’unica protezione che aveva , degli occhialoni da pilota aereo.
Le vetture a contendersi la vittoria erano le Chernard & Walker e le Bentley. Le prime erano in vantaggio nonostante le prestazioni mostruose delle vetture inglesi, perchè avevano niente di meno che l’impianto frenante su 4 ruote e non solo sulle posteriori come le Britanniche, scelta fatta per ridurre il peso! Durante la notte, è facile immaginare come si corresse con quei piccoli fanali sulla terra battuta e la pioggia. Ma non era la cosa peggiore, infatti molti fanali si rompevano con i sassi sparati dalle vetture che precedevano. Anche i serbatoi di benzina facevano la stessa fine..peggiorando la situazione. Quello che non mancava era il fair play infatti i francesi offrirono un fanale alla Bentely dopo che ne aveva rotto uno, che lo rifiutò gentilmente a causa del tempo che si perdeva nel montarlo!,
Nonostante i problemi…e i guai, gli inglesi non volevano mollare la vittoria alla Chernard & Walker. Cominciarono un recupero in mattinata, quando rimasero senza benzina per una foratura ad un serbatoio alla curva dell’ Arnage. All’epoca non ci era un team di meccanici ma l’ unico intervento poteva essere fatto dal secondo pilota unico ammesso per regolamento per la manutenzione. Frank Clement non si diede per vinto, armato di attezzi ed una bicicletta corse a riparare la Bentley ferma lungo il tracciato. Questo non impedì a André Lagache , René Léonard di vincere la prima 24h di Le Mans sulla Chernard & Walker Sport…ma ha reso epica la loro impresa per aver domato la vettura più veloce con i piloti più irriducibili della storia, la Bentley 3 litri sport condotta da John Duff , e Frank Clement.
Da quel lontano 1923, la Le Mans è diventata un importantissimo banco di prova per le case costruttrici che volevano distinguersi per le doti tecnologiche dei loro modelli. Senza contare l’enorme ritorno di immagine che ne derivava da un eventuale vittoria. Il Marketing funzionava benissimo già all’epoca. I lunghi rettilinei che nel tempo diventavano sempre più veloci man mano che migliorava il fondo stradale dimostro la fondamentale importanza dei primi studi aerodinamici. Una delle case che fece delle sue forme bellissime disegnate dal tempo, la sua immagine prevalente fu la DELAHAYE con la 135S, condotta dal duo Chaboud/Tremoulet che vinse la corsa a ridosso della prima guerra mondiale, prima con la sua coda sfuggente e la forma a sigaro.
Non solo aerodinamica, ma nella 24h di Le Mans ebbe grande rilevanza anche lo stile, direttamente rivolto alle prestazioni agonistiche. Fu il caso sella Talbot che decise di affidare la sua creatura la veloce T26 ad un carrozziere italiano Antonio Lago che si aveva come stilista Carlo Marchetti. Da qui la denominazione Talbot Lago T26C, pilotata da L. Rosier/Jl Rosier In questa versione non c’era solo stile. In effetti questa T26C fu il primo esempio di raggiro delle pieghe regolamentari. In effetti la Talbot Lago era una vera vettura da gran premio che grazie all’intervento e alla genialità degli italiani, poteva essere ordinata o nella veste classica da GP, o biposto, con fari, parafanghi e ruota di scorta per le gare su strada. Inoltre fu la prima vettura a mondare un doppio albero a camme in posizione laterale ad aste e bilancieri per aumentare la potenza al livello di 240cv. Questo permise alla piccola casa francese di rivaleggiare con le vetture più potenti del tempo tra cui le nascenti Ferrari e le già blasonate Bugatti e Bentley e Alfa Romeo, vincendo l’edizione del 1950 della 24h.
Quando si parla di bellezza delle vetture sportive, come non si può non parlare dell’unica affermazione della Aston Martin DBR1, pilotata da un certo Carrol Shelby e da Salvadori, antesignana delle future DBR da corsa fino alla attuale DBR9 impegnata nella categoria GT. A rovinare la festa Jaguar e Ferrari negli anni 50 ci pensò una delle vetture più belle che hanno mai solcato i rettilinei e le curve della mitica Sarthe. La casa britannica acerrima nemica della Jaguar in patria portò la sua DBR1, una biposto barchetta dalle forme bellissime e dall’aerodiamica sofisticata. Potente e affidabile abbastanza, da frapporsi nel dominio delle varie Type C e D della rivale inglese. Siamo sicuri che questa Aston Martin abbia influito molto sulla mente di Shelby quando decise di fare da se e dare vita ad una delle vetture più diaboliche in assoluto, diventata la AC Cobra 427.
Daniele Amore
