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Le Mans 90ans, Le case che ne hanno fatto la storia, le meteore parte 2

Apriamo la seconda parte del’ Le Mans 90ans,  le case che ne hanno fatto la storia, le meteore, con il primo costruttore generalista a vincere la 24h. Infatti la Renault non poteva esimersi dal partecipare alla più importante corsa del mondo. Le proprie risorse furono investite nel progetto Alpine, poi diventato sinonimo si reparto corse per la casa francese via via sempre più assorbito e diventato di proprietà della Regie cosi come Abarth in Fiat e AMG in quella Mercedes negli anni a venire.  I soldi del costruttore francese unito alla capacità del reparto corse dell’ex preparatore,  portò alla vittoria la gialla Renault Alpine A 442 B condotta da Pironi poi pilota Ferrari e Jaussaud.  Il prototipo francese non era migliore delle Porsche 936 ma si dimostrò più affidabile. La caratteristica di questa vettura fu l’introduzione di un piccolo parabrezza avvolgente che migliorava l’aerodinamica ma limitava non poco la visibilità, problema ancora oggi diffuso sulle attuali LMP1.

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Alla Le Mans però tutti avevano la possibilità di trovare il proprio spazio. Nell’edizione del 1980 una delle edizioni più bagnate della storia usci trionfatore il primo pilota costruttore della storia della 24H. Segno che la passione e la dedizione unito ad un pizzico di fortuna aiuta gli audaci. A  conquistare tale invidiabile primato fu Rondeau con l’omonima prototipo la Rondeau M 379 B condotta dallo stesso Rondeau e Jaussaud già vincitore con la Renault due anni prima.

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La massacrante competizione di durata si è sempre distinta come unico vero banco di prova per le nuove tecnologie come è più del massimo campionato di formula 1. Anche se un costruttore non aveva nuove tecnologie se voleva mettere in luce tutte le proprie abilità tecniche non doveva fare altro che vincere la 24h di Le Mans. Nel 1991 fu la volta della Mazda dimostrare che l’ing Felix Wenkel aveva progettato un motore fin troppo bistrattato e frettolosamente abbandonato dai costruttori europei.  Adottato senza remore dalla Mazda che fin dagli anni 60 ne aveva fatto uno sei suoi capisaldi donandogli nuova vita come motore dalle altissime prestazioni per vetture sportive. La 787B resterà una delle icone, della storia del motorsport. Il suo sound,  le sue prestazioni mozzafiato, la sua grinta e la mitica colorazione Rainbow,  rimarranno per sempre impresse nella mente degli appassioati anche se ha vinto per una sola volta la 24h. A portare nella storia la Mazda 787B furono Weidler, Jhonny Herbert e  Beltrand Gachot.

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Dopo la folle corsa alle potenze stratosferiche delle Gruppo C, si tornò con i piedi per terra affidando la 24h ad una tipo di vetture che tendevano ad essere derivate dalla serie. Anche se definire la categoria Fia GT1 base di partenza regolamentare come di serie,  era una parola grossa. Ma la targa era quello che necessitavano  per partecipare alla 24h di Le Mans. Nel 1995 la universalmente riconosciuta come migliore super car mai costruita, la Mclaren F1 GTR, creatura del geniale Gordon Myrray,  si impose legittimando il suo status di migliore vettura del mondo con al volante  Yannic Dalmas, J.J Lehto e Sekiya.  Ancora oggi tra gli appassionati la Mclaren F1 nella versione stradale diretta derivazione delle competizioni è ritenuta una delle migliori GT stradali mai costruite.

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Nel 1999 la casa bavarese motorizzava la Williams nel campionato mondiale di Formula 1. Ma la vera realizzazione di un costruttore inglese, dopo aver vinto 9 titoli mondiali costruttori nella massima formula, non può essere che incompiuto se non c’è nella bacheca dei trofei quello della 24h più celebre del mondo. La BMW per equipaggiare la barchetta progettata dalla facotry di sir Frank non utilizzò il dieci cilindri  che usava in F1, ma una derivazione dell’ottimo motore che usava la Mclaren quando vince anni prima con la F1 GTR. La Bmw V12 LMR vittoriosa nel 1999  con Winkelhock/Martini/Dalmas è stato il doveroso tributo che la storia del automobilismo doveva ad un uomo che si è fatto dal nulla nel mondo del motorsport Sir Frank Williams.

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Daniele Amore

 

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