Eh si, Monza poteva essere un esempio della inciviltà e dell’ antisportività del popolo italico dedito alla rossa anima e corpo alla Rossa di Maranello. Ma in fischi per Vettel sono arrivati fino a rompere la serenità della notte di Singapore. Dopo Monza i vari addetti ai lavori da Lauda a Schumacher avevano tranquillizzato Vettel che tutto era dipeso dalla tuta del colore sbagliato. Ma a Singapore crediamo sia difficile che i tifosi italiani della rossa, con la crisi che attanagli al’Italia, abbiano preso un aereo e siano andati dall’altro capo del mondo per fischiare il migliore.
Il problema a questo punto è diffuso. Le nuove generazioni di qualsiasi parte del mondo si tratti hanno un deficit di coscienza sportiva pauroso. I media continuano ad asserire che Sebastian Vettel vinca per merito della Redbull e questo non fa altro che alimentare la falsa convinzione che la causa dei mali dei tifosi di Ferrari, Alonso in testa ma anche delle altre compagini sia colpa esclusiva del campione del mondo e della sua ingiustamente velocissima Redbull.
Il problema semmai è che il pilota che stravince è sempre stato antipatico a tutti. Nessuno ha premiato mai Fangio per la simpatia che riscuoteva vincendo tutto per cinque anni di fila. Del resto lo ha sempre asserito l’argentino. Il migliore sceglie la macchina migliore. Fa parte dell’essere campione capire dove correre per vincere. Lo stesso Schumacher quando vinceva in Austria con mezzo mondiale ancora da fare, non veniva fischiato ma acclamato da una folla in delirio, nonostante l’ordine discutibile di scuderia su Barrichello.
Allora che resta da fare a Sebastian Vettel per non essere additato come un bamboccio antipatico? Purtroppo nulla. Il giovane tedesco si vede da lontano che soffre questa situazione. L’imbarazzo sul podio era palpabile, la faccia triste di Vettel nel lasciare il podio la diceva lunga su come il giovane campione non comprenda questa logica dell’antipatia per il vincente. Al campione del mondo servirebbe una impresa come quella, per esempio di Fangio al Nurburgring nel 1955, dove con la stessa macchina di Stirling Moss, lo andò a prendere con un giro di distacco sorpassando tutti sulla pista più infernale del mondo. Una impresa che ha fugato ogni dubbio sull’Argentino. Ecco Vettel manca questo tipo di impresa.
Vincere non basta, dare tre secondi in un solo giro non basta. Buttiamo la provocazione dicendo che potrebbe anche non fare per nulla le qualifiche, sedersi sulla sua seggiola partire ultimo e vincere. Sarebbe arrogante, irriverente, ancora più antipatico ma permetterebbe al tre volte quasi quattro volte campione di guardare in faccia quelli che fischiano portare un dito alle labbra e zittire tutti!
Daniele Amore

schumacher quante volte è stato fischiato nella sua lunga carriera? il teorema più vinci, più sei antipatico va bene. ma vettel ci mette anche del suo come alle qualifiche di singapore (dove è stato fischiato) uscendo dalla macchina e svestendosi anche se ancora non erano terminate.
Questo di certo è stato segno di grande arroganza…ma se hai il potenziale il campione è portato ad essere arrogante…il team voleva conservare un treno di gomme poteva rifiutarsi…ma credo che in Redbull non l’avrebbero presa bene. E una questione di personalità…imporsi sul team con 3 mondiali alle spalle piuttosto che subirne le scelte, fa parte del discorso che ha bisogno di un impresa che sia tutta sua e che sleghi dalla macchina e dal team ma senza cambiare casacca…un po di sana disubbidienza come si era vista a Sepang inizio anno!