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Il monogomma della vergogna

gomma marquezQuesto fine settimana si è consumata quella che secondo noi è una della pagine più imbarazzanti, per non dire vergognose, della storia del Motomondiale. Speriamo che questo sia l’ultimo atto di una farsa indegna che ha trasformato il motociclismo sportivo in una roulette impazzita, con la Dorna nelle vesti del biscazziere e la Federazione ridotta al rango dell’inserviente di sala.

E non è tanto l’aspetto tecnico ad uscirne umiliato quanto la stessa essenza della competizione:una gara, tra l’altro decisiva per l’assegnazione del titolo, è stata stravolta per la protervia di un regolamento che ha imposto un costruttore unico per i pneumatici, con tutte le conseguenze del caso.

Per esempio, la leggerezza con la quale non ci si è neppure preoccupati di valutare per tempo il nuovo asfalto del circuito. Oppure l’assenza di un vero sviluppo delle gomme. Il tutto con la solita scusa: al grido “dobbiamo contenere i costi” sono state fatte passare alcune tra le più dispendiose modifiche regolamentari mai esistite. I motori limitati, per esempio, oggi devono subire trattamenti particolari per aumentare l’affidabilità. Certo, il numero dei motori da produrre è molto più basso: ma ogni motore costa dieci volte di più.

Senza contare che gli step evolutivi non possono riguardare i motori già punzonati e sigillati, obbligando i costruttori ad uno sviluppo a ondate che poi resta congelato per tre o quattro gare. Un semplice errore di esecuzione o di valutazione non può essere corretto la gara seguente, e questo significa tanti test preliminari con tanti collaudatori e tante prove private su ogni singolo pezzo da aggiornare, alla faccia del risparmio.

Oppure la limitazione della pressione dell’iniezione, che ha mandato in fumo un progetto capace di interessantissime prestazioni a costi molto più contenuti rispetto agli attuali iniettori multipli, e questo la Ducati lo sa bene. Il Monogomma però li batte tutti: è l’apice di questo regolamento assurdo, almeno per come è stato portato avanti fino ad ora. I concetti di Monogomma e Monofornitore sono molto differenti, ma Bridgestone ha interpretato questa cosa come se potesse fare quello che voleva senza ascoltare i team e i costruttori.

Come accennato prima, l’uniformità delle carcasse e delle mescole ha “castrato” letteralmente i costruttori e ha costretto la Honda a sforzi economici notevoli per adattarsi nel corso della passata stagione. Che valore può mai avere un Mondiale nel quale l’unico fornitore di gomme – a propria esclusiva e insindacabile scelta – porta solamente due mescole per ogni GP, una delle quali è sempre praticamente inutilizzabile? Questo sarebbe il modo di evolvere della MotoGP?

Il fornitore unico del Mondiale MotoGP (mica del Trofeo sotto Casa) dovrebbe invece, compatibilmente con dei costi ragionevoli, portare almeno tre mescole e due carcasse differenti come fa la Pirelli nel Mondiale Superbike in modo da dare a tutti i team la possibilità di adattare meglio le proprie moto e i piloti a seconda della situazione. Quello che è accaduto a Phillip Island è gravissimo: accorciare una gara e non permettere ai team di percorrere più di 10 giri con una gomma posteriore è una cosa mai successa nel Motomondiale, in particolare dopo il caso molto simile che ha affrontato la Pirelli a inizio stagione.

Ma nessuno è andato a verificare le condizioni dell’asfalto e le sue caratteristiche, e nessuno si è preoccupato di consegnare alle squadre una gomma performante. La verità è che con la scusa del risparmio, l’unica ad aver risparmiato è proprio la Bridgestone che continua a sfornare gomme senza pensare minimamente ai team che spendono milioni di Euro per correre.

Ancora più grave però è l’immobilismo e l’incapacità della FIM e della Dorna. La prima, colpevole di aver venduto un intero sport a una società intenta solo a massimizzare i propri profitti e a incassare da munifici quanto vanagloriosi sponsor che in cambio dettano le regole da adottare o da cancellare.

La seconda, colpevole di non aver previsto svincoli contrattuali per “colpa grave” di un fornitore, in questo caso Bridgestone, e in definitiva obbligata a stravolgere una gara che il pubblico aveva pagato per vedere. Poi ci si lamenta che gli ascolti calano, che i team non trovano sponsor, che i nuovi piloti non hanno opportunità, che bisognerebbe “fare qualcosa”.

Non prendiamoci in giro: il mestiere delle corse è morto da un pezzo proprio grazie a regolamenti indecenti, e gli unici team “privati” ancora iscritti sono un semplice stratagemma per aggirare il divieto per le case ufficiali di schierare più di due moto: se stanno in piedi è solo grazie al pesante supporto della casa madre.

Non c’è alcuno spazio per un cambiamento, e i vertici organizzativi sono interessati più a mantenere il controllo del Circus che a promuovere l’attività sportiva. E forse per questo tanti giganti del motociclismo – non parlo solo di piloti – hanno preferito allontanarsi da un mondo di regolamenti bizantini e di squallidi intrallazzi che con lo sport non ha più nulla da spartire.

6 Commenti

  1. d’accordo su tutto. credo cmq che nn romperanno il monogomma a fine modiale e coi test in arrivo. pirelli michelin e dunlop se chiamata in causa hanno bisogno di tempi, meno che brdigestone va via e allora gli altri gommisti ripartono da 0. magari se si aprono gli occhi nel 2015 comincino a far ritornare la moto gp al suo livello e nn alla decandenza che l’hanno portata

  2. Come scritto sopra, Dorna e FIM dovrebbero obbligare il fornitore unico a dare più scelta, almeno tre mescole decenti e due carcasse con profili diversi almeno per l’anteriore

  3. smeriglio ma non credo che rifornendo sia team ufficiali, sia team satellitie e sia le crt si possa fare 3 mescole e metterle a disposizione. con due gommisti che si dividono le moto si può fare ma con uno no. e per quanto riguarda la situazione attuale quando nel 2008 si sapeva che nel 2009 ci sarebbe stata bridgestone, questa ha accettato ma aveva messo dei paletti per quanto riguarda tipi di gomme e mescole. ora la situazione è questa. io sono dell’avviso che ci voleva un fornitore per le crt, un fornitore per i team ufficiali e uno per i satellite , a meno che un costruttore si legava a un gommista sia per le sue moto ufficiali che no. i team avrebbero lavorato a stretto contatto col gommista e i piloti anche. ci sarebbe stata più qualità e più scelta sia per il pilota che per la moto. prima dell’era 800 i team satellite non prendevano tanta paga e neanche costi alti sostenevano come durante era 800 e attuale. l’anno prossimo per fare andare le gp veloci come ora e anche di più si spenderanno molti più soldi nell’elettronica perchè la capacità del serbatoio diminuisce.. figuriamoci se un hrc o ducati ufficiale o yamaha accetta di correre con 24 litri e software dorna standard..

  4. A me di fronte a queste cose meraviglia sempre il silenzio delle case. Si parla sempre di “mafia” HRC e/o di strapotere della Dorna. Ma nessuna delle case ufficiali si lamenta ufficialmente o si ritira se non per questioni economiche. La stessa Ducati non ha mai fatto storie per tutte le cosiddette porcate che la Dorna gli avrebbe mosso contro. Non so se pensare che fossero dei presuntuosi pensando di riuscire a metterci una pezza con grande facilità, o non avevano capito cosa stava per succedere ….

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