Ci sono momenti nella vita di un pilota che deve arrivare la decisione fatidica. Il momento del ritiro arriva per tutti. In america c’è la convinzione che si possa correre per sempre. Dario Franchitti il campione scozzese che forse ha legato oltre modo la sua carriera alla formula Indy americana quest’anno ha detto basta. A dire la verità a dire basta sono stati i medici che all’indomani della tremenda carambola di Huston gli hanno fortemente consigliato di fermarsi per evitare di restare su una sedia a rotelle.
Il ritiro di un campione che ha vinto per ben 4 volte il titolo americano e per ben tre volte la mitica 500 miglia di Indianapolis con 31 vittorie al suo attivo è sempre un evento che lascia un po di tristezza. Per la cronaca nei giri finali della seconda gara di Huston in Texas un contatto con Takuma Sato fece volare la Dallara dello scozzese che finì contro le barriere carambolando più volte in pista. Franchitti ne uscì decisamente malconcio con una frattura alle vertebre cervicali, un trauma cranico e una frattura ad una gamba. Questo per far capire una volta per tutte che nonostante gli sforzi dei progettisti nel costruire auto perfettamente sicure, ci sarà sempre un margine dove l’imponderabile è dietro l’angolo.
Di solito i piloti che hanno la tempra di Franchitti non sono molto d’accordo con i medici. I campioni del suo calibro fanno molta fatica ad accettare di fermarsi per motivi fisici. Ma Il campione scozzese ha deciso che era il caso di smetterla. Smettere dopo un brutto incidente è un modo saggio di lasciare le corse. Non è il primo caso di pilota che lascia perchè sopravvissuto ad un evento traumatico, il più famoso dei quali Stirling Moss dopo la sua carambola terrificante di Goodwood. Una volta tanto la ragione prevale sul coraggio e questo non lede minimamente lo spessore di un campione che animerà ancora fori dall’abitacolo il mondo delle corse americane e non solo.
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Daniele Amore

