A volte non serve vincere dei titoli mondiali per essere apprezzato dalla folla, ma bastano poche stagioni di F1 e poche vittorie perchè i tifosi, quelli veri, si possano ricordare di te anche dopo 32 anni… insomma basta essere Gilles Villeneuve! La carriera agonistica del piccolo canadese ha dell’incredibile, quasi fosse stata scritta da uno sceneggiatore di Hollywood, passando dalle gare con le motoslitte alla Formula 1 in pochi anni. L’esordio nel massimo circus automobilistico l’ha fatto nel 1977, a bordo di una McLaren ma la svolta avviene l’anno dopo, quando Villeneuve ricevette una telefonata dalla Ferrari “Pronto, sono Enzo Ferrari. Ti andrebbe di correre per me l’anno prossimo?”. Col cavallino rampante Gilles disputò 5 stagioni, conquistando 6 vittorie e 2 pole position. Nell’animo e nel cuore dei tifosi restano le sue gare, le sue prodezze in pista. Villeneuve non conosceva leggi della fisica, per lui invece esisteva solamente una regola, ovvero quello di andare forte sempre e comunque “Datemi qualsiasi cosa a motore e io ve lo porterò a limite” diceva spesso Gilles e le sue gare, sempre tirate e sempre al limite ne sono la prova. Il duello con Arnoux a Digione nel 1979, è qualcosa di unico, irripetibile, che se fatto ai giorni nostri squalificherebbe a vita entrambi i piloti. O come Zandvoort 1979, dove fece un’intero giro su tre ruote a velocità sostenuta… tutte queste imprese contribuirono a far crescere tra i tifosi la febbre Villeneuve, che a distanza di 30 anni ancora non si è placata. Ma molte volte, questa sua troppa irruenza nella guida, lo costringevano a terminare anzitempo la corsa abbandonando la sua Ferrari (o quel che ne restava) a bordo pista. Questi continui incidenti fecero infuriare Franco Gozzi, braccio destro e ombra di Enzo Ferrari, che in una occasione allestì a Fiorano i rottami della macchina, quasi volesse intimorirlo e umiliarlo di fronte al Grande Vecchio. Ma il cuore di Enzo Ferrari era stato addolcito da questo giovane rampante, quasi gli ricordasse il suo amico-collega Tazio Nuvolari, tanto che nel libro “Piloti che gente”, parlando di Gilles Villeneuve terminò la frase scrivendo ” io gli volevo bene”, ma sarebbe corretto dire noi ti volevamo bene. Salut Gilles