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La Formula 1 dice addio a Sir Black Jack Brabham

Jack Brabham, l’unico campione del mondo che è riuscito a vincere con una monoposto che portava il suo nome. Tre volte campione del mondo in una formula 1 dove era già tanto sopravvivere, si è spento nella sua casa della Gold Coast all’età di 88 anni. Brabham non si chiamava in realtà Jack ma bensì John Arthur, per tutti amici e appassionati era prima Jack poi in seguito diventato Black Jack.  Ls sua carriera è iniziata con  le gare sugli speedway di terra battuta a fine anni ’40, prima di trasferirsi in Gran Bretagna. Riesce ad entrare in contatto con la  Cooper Racing Team, la migliore e più avanzata monoposto dell’epoca con il quale è arrivato a vincere i titoli 1959 e 1960 di Formula 1.

Poi il grande spasso decidendo di correre con vetture marchiate col suo nome scrivendo una delle pagine uniche  nella storia del motorsport. Con una monoposto che porta il suo nome disegnata e progettata dall’amico e socio Ron Tauranac conquista il terzo titolo mondiale nel 1966.  A dire il vero i titoli potevano essere quattro se nel 1967   il compagno di squadra, il neozelandese Hulme,  non gli avesse sottratto il titolo sul filo del rasoio.  Dopo il 1967 comincia il declino di Brabham.  Nelle tre stagioni successive,  conquista solo una vittoria in Sud Africa nel suo ultimo anno in F1. In ogni caso quando si decise per il ritiro aveva la bellezza 44 anni.  Prima di dire addio definitivo alle corse con la Matra  prese parte anche al Campionato Sport Prototipi, vincendo l’ultima gara in calendario nonché della sua carriera alla 1000 Km di Parigi.

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 Brabham decise di lasciare il mondo della formula 1 in modo definitivo lasciando la scuderia che portava il suo nome al progettista che gli portò il titolo. Infatti nel 1970 Tauranac rimase l’unico proprietario della squadra. Poi lo stesso progettista  nel 1972 la cedette a Bernie Ecclestone.  Quest’ultimo ha portato la scuderia che porta il nome di Black Jack dopo non poca fatica a conquistare due titoli mondiali nel 1981 e 1983 con Nelson Piquet al volante. Purtroppo le leggi della Formula 1 moderna che vuole tutto ruotare intorno al denaro porta alla fine della Brabham nel 1992, dopo il Gran Premio di Ungheria, una delle uniche due gare dell’anno in cui il team riusci a superare lo scoglio delle prequalifiche grazie a Damon Hill.  Brabham lascia la sua seconda moglie, Lady Margaret, ed i figli che ha avuto dalla prima compagna Betty, cioè Geoff, Gary and David, tutti e tre piloti di successo anche se non allo stesso livello del papà.

Anche i nipoti si danno da fare nel motorsport. Il figlio di Geoff, Matthew, sta correndo ora in Indy Lights negli USA la categoria che precede l’Indycar, mentre Sam, figlio di David, è al momento in Inghilterra, dove corre nel locale campionato di Formula Ford. Il 30 dicembre 1978 Brabham ha ricevuto il titolo di Sir dal Governo australiano per i suoi meriti nel motorsport, primo pilota del dopoguerra a ricevere tale onore. Inoltre nel 2011 la città di Perth gli ha dedicato un intero quartiere, che ora si chiama appunto Brabham.  Noi di Giornale Motori piace ricordarlo mentre il cronista di Sky nella edizione del Gp di Australia del 2013 gli chiese un opinione a proposito di Vettel. La risposta fu semplice quanto mai disarmante. Brabham sminuiva senza mezzi termini il giovane 4 volte campione del mondo di formula 1. All’incalzare del cronista con la domanda “Allora Lei era meglio di Sebastian Vettel!“…Black Jack di accigliò dicendo ” Io sono meglio di Vettel!

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Daniele Amore

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