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MotoGP, Le Mans – Debriefing

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Classico debriefing dopo la bella gara di Le Mans, e occorre dire che al di là dei risultati della classifica questa gara consente di valutare con più chiarezza i valori tecnici in campo. Come al solito trascuriamo gli episodi accidentali che inevitabilmente falsano la classifica finale, ma le gare son fatte anche di questo e vanno comunque accettate.

Anzitutto rileviamo che la pista si è mantenuta poco gommata. E a questo proposito vale una considerazione che apparirà ovvia subito dopo averla detta, ma che comunque va fatta: non necessariamente un fondo ruvido ha molto grip e uno liscio ne ha poco, questo dipende dalle mescole bituminose adottate e dal loro coefficiente di attrito con la gomma. Ma la granulometria riveste una certa importanza nel fattore “gommatura della pista”, con i circuiti più lisci (Sachsenring, Indianapolis, Le Mans) che si gommano poco rispetto a quelli più granulosi. Con un limite importante: se la pista si gomma troppo, ovvero il fondo è troppo ruvido, l’eccesso di gommatura riduce il grip soprattutto con l’asfalto caldo. Detto questo, nelle qualifiche notiamo il gran tempo di Dovizioso con una moto molto estrema, gommata extrasoft, con enorme motricità e grande impegno nel giro secco. In altre parole, la moto con la maggiore motricità in assoluto – la Ducati, appunto – ha migliorato i tempi quando ha aumentato ulteriormente la motricità tramite la mescola. Dunque il limite di Le Mans è questo: non esiste “troppa” motricità e occorre fare di tutto per aumentarla, compatibilmente con la durata della gomma in gara.

Assumiamo che la scelta del vincitore sia stata la migliore e facciamo le nostre considerazioni sulla base delle scelte di ogni pilota. Qui di seguito c’è la tabella riassuntiva delle gommature alla partenza.

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Marquez stavolta decide di guidare più pulito del solito: con bassa motricità la ruota posteriore che slitta non spinge abbastanza e si finisce per perdere tempo, quindi le sole driftate appena accennate le vediamo in curva 7, la sola che apre a sufficienza per consentire alla moto di raddrizzarsi durante la derapata recuperando progressivamente la trazione. Gomma bianca e altezza media garantiscono la trazione necessaria.

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Setting praticamente identico allo standard del suo compagno di squadra che proprio nella guida “di trazione” ma senza slittamenti ha il suo punto di forza. Il deludente risultato di Pedrosa, che su piste come questa ha la guida forse più efficace, può essere spiegato solo con le sue condizioni fisiche: scattare a molla come suo stile per raddrizzare la moto in pochissimi metri ha creato seri problemi all’avambraccio appena operato, al di là delle ottimistiche dichiarazioni della vigilia sul suo stato fisico.

Buon risultato per Bautista che invece dal punto di vista fisico non è pilota che si risparmia, e personalmente sono molto contento che finalmente arrivi un risultato di prestigio per l’ottimo Team Gresini e per il loro grande lavoro di sviluppo sulle sospensioni Showa condotto in perfetta autonomia: è una grande responsabilità e non è affatto facile. Complimenti.

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E proprio la sospensione posteriore credo abbia giocato un brutto scherzo a Bradl: la sua ruota posteriore, identica a quella delle HRC, è andata benissimo per dieci giri per poi calare vistosamente. Segno che la gomma bianca su una moto col centraggio della Honda era al suo limite di carico, un eccesso di trasferimento avrebbe regalato sicuramente più grip ma la maggior potenza scaricabile avrebbe mandato in crisi la carcassa prima del previsto. Delle due l’una: o la moto era un filo troppo alta (le HRC questo errore non l’hanno commesso, bravi), oppure ha scelto un tiro catena negativo che gli garantiva maggiore trazione all’apertura del gas. Personalmente propendo per questa seconda ipotesi sulla base del comportamento piuttosto pulito della sua moto finchè la gomma era nuova, con la contropartita di un retrotreno che con gomma degradata diventa brusco e meno controllabile rispetto a quello di una moto più alta ma col tiro catena positivo. Varrà la pena prima o dopo di affrontare in un articolo più tecnico anche questo aspetto del setting di una moto da corsa.

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( NDR : tiro catena di Jorge Lorenzo mentre innesta la prima marcia )

Ducati con eccellente trazione, dicevamo. E’ sicuramente quella col centraggio più arretrato (un po’ più della Honda, ma non più come in passato, sia chiaro), e a parità di gomma aveva sicuramente il potenziale per scaricare più cavalli. A pneumatico nuovo. E in partenza l’abbiamo vista schizzare davanti a tutti con una facilità incredibile. Lo diciamo subito, per chiarire equivoci: quello non è “motore” come molti pensano, quella è “motricità statica”. L’eccessiva deformazione della carcassa tuttavia ne ha condizionato la durata fino a farle perdere terreno dopo i primi giri. Iannone ingiudicabile, caduto quasi subito, e Crutchlow ancora disorientato, poco inquadrato dalle telecamere per potersi fare un’idea dei suoi problemi.

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Casa Yamaha. La gomma bianca su una moto non troppo carica sul retrotreno consente un assetto più alto, con maggiori trasferimenti di carico e percorrenza più elevata, e Rossi è maestro: ormai padrone della tecnica con cui controllare il sottosterzo, tiene la moto più alta e batte in percorrenza il suo caposquadra pur con qualche sbavatura dovuta a un movimento in sella ancora da perfezionare.

Nessuno l’ha notato che man mano che i giri passano Rossi tende a riassumere una guida meno estrema? Questione di vecchie abitudini e anche un po’ dell’età: d’altra parte cambiare guida a 35 anni, lo ripetiamo ancora, è da campioni di prima grandezza.

Lorenzo perde in percorrenza e in motricità, la sua carcassa non ha certo problemi di deformazione eccessiva. Pol Espargaro tiene la moto a metà tra le due ufficiali e prova a driftare come faceva in Moto2 ma la motricità non è sufficiente a passare Bautista, Smith neppure ci prova e fa la moto come Lorenzo ma senza ancora avere la sensibilità del majorchino.

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Stupisce invece la scelta di Aleix Espargaro: la sua moto è la più carica di avantreno, può montare la extrasoft al posteriore e recuperare tutta la motricità dei migliori ma decide di non farlo. Sceglie la strada di Rossi con moto alta e tanto trasferimento dinamico, col vantaggio di non soffrire di sottosterzo grazie al telaio corto: ma a quel punto la gomma davanti non può essere la bianca, adatta per carichi leggeri come la M1 di Rossi o – ancora peggio – la Honda di Marquez. A fine gara assistiamo alla lotta tra due moto squilibrate in senso opposto: la Ducati e la Forward, ognuna coi suoi problemi. Sia l’una che l’altra dovranno imparare la lezione per il futuro.

In fondo alla classifica di Le Mans troviamo infine le Open, tutte ordinate per “motricità”. Qualcosa vorrà dire.

Spendiamo infine due parole per entrare nel merito dell’inevitabile querelle sulle diavolerie di cui sarebbe equipaggiata la Honda di Marquez. Premesso che tutte le moto hanno il loro bravo sistema di misurazione dello slittamento della ruota posteriore corredato di piattaforma inerziale che “impara” (o meglio, riporta i dati che permettono al software di “imparare”) la pista e sa in anticipo quanto gas ci vorrà nella curva che sta arrivando, il punto non è affatto la velocità del sensore impiegato ma la rapidità con la quale il motore risponde all’input della centralina: ed è proprio su questo aspetto che il motore screamer, oltre ai vantaggi di potenza e di robustezza, dimostra la sua maggiore capacità di controllo. Qualunque sensore e qualunque centralina venga adottata da ciascuno, sappiate che la velocità di rilevamento e di elaborazione è largamente superiore alla velocità con la quale il motore può reagire, quindi il lavoro di sviluppo deve essere concentrato sul vero “collo di bottiglia” del sistema. E allora cosa mai avrà Marquez più degli altri? Semplice: la guida.

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Chissà perché, troppa gente ha difficoltà ad ammettere l’evidenza e a cercare trucchi anche dove la semplice fisica dimostra certe differenze. Qualche anno fa toccò a Stoner difendersi dall’accusa di imbarcare benzina illegale, ora è la volta di Marquez che disporrebbe di sistemi elettronici miracolosi: la verità è che sia Stoner che Marquez applicano in pieno quanto noi avevamo spiegato qui (Il momento giusto per accelerare), parlando di cerchi di percorrenza differenti tra baricentro e ruote. E chi si sporge meglio all’interno può contare su una maggiore velocità delle proprie ruote a parità di forza laterale (cioè di grip). Marquez a parità di moto viaggia più veloce perché il suo baricentro viaggia più lento, e basta vedere qualche immagine per notarlo. A titolo di esempio abbiamo messo un fotogramma di Marquez su Bradl e uno di Marquez su Rossi: guardate la differenza nella posizione del corpo e vi renderete conto che lo spostamento del peso all’interno produce vantaggi anche in percorrenza, non solo in uscita.

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20 Commenti

  1. Bella foto 🙂
    Non è che consuma meno gomme, è che a parità di velocità angolare le gomme sono sottoposte a minori forze trasversali. Siccome a lui di risparmiare sulle forze trasversali non gliene frega nulla, pareggia le forze trasversali fino al limite concesso dal grip della mescola (molto democratico perchè uguale per tutti) e ne approfitta per ottenere una maggior velocità angolare.

  2. Poi un’altra cosa Federico. Si dice in giro che i risultati di Rossi sono dovuti al fatto che la Yamaha ha seguito i suoi consigli ed è andata incontro al suo stile di guida, mentre ha “trascurato” un pò Lorenzo (per una qeustione di soldi e di sponsor leggo, mahhhhh). Secondo me non ha senso. Cioè voglio dire la Yamaha è una moto “versatile”, che può andare incontro alle esigenze di tutti e due i piloti. Con la Yamaha ogni pilota può fare le sue regolazioni (più alta, piu bassa, piu arretrata, piu avanzata non so, sono ignorante), quindi non vedo cosa impedisca a Lorenzo di fare le cose che faceva sempre. Non è che la Yamaha ha cambiato di punto in bianco il progetto, la moto quella è, sono cambiate le gomme e forse qualcosa nell’erogazione gestita dall’elettronica. Secondo me incide la scelta di Rossi di prendere Galbusera, poi la sua voglia di mettersi ancora in gioco a 35 anni, il lavorare magari ore e ore nei box come se fosse un ventenne, cambiando pure stile di guida per guadagnare 1-2 decimi rispetto all’anno scorso. E poi perchè no, le gomme 2014 forse gli piacciono di piu. E’ normale che le gomme cambino di anno in anno, la sfida è sapersi adattare. Poi Rossi ha detto che non ha nulla da perdere e che a lui anche il secondo posto va bene, basta che sta davanti a Lorenzo, che è colui che dovrebbe lottare con Marc, visto che è all’apice della carriera. Rossi è l’ultimo ad avere il “dovere” di contrastare Marc, questa cosa tocca in primis a Lorenzo e Pedrosa, che mi stanno deludendo assai. Secondo me non ci stanno capendo niente, Marc ha scombussolato tutto, anche le certezze di loro due. Già l’anno scorso non se l’aspettavano che potesse lottare con loro sempre in gara, e non si aspettavano nemmeno che potesse spostare l’asticella a questo livello qua (si vedeva già nei test di Sepang, dove ha tolto il record della pista a Stoner)

  3. Dj la tua foto dimostra una cosa che dovrebbe essere evidente tutti ma non lo è. Guardate come Marc stia guardando l’asfalto da vicino. Lui l’aderenza LA CERCA e si vede quanto minuziosamente, mica aspetta che gli cada da cielo 🙂
    A parte gli scherzi, la cosa che mi ha impressionato di più è come nei sorpassi alla gicane lui entrasse 3 metri più stretto degli altri e uscisse alla corda esattamente come il sorpassato. Se Lorenzo entra un metro più stretto esce 2 metri più largo e spesso viene ripassato. In pratica fa tutti i sorpassi come quello che fece Rossi su Lorenzo in Spagna nel 2009(?)

  4. mwinano secondo me una delle cose che hanno in comune Marc e Vale è che ti sorpassano dove vogliono loro. Una volta che hanno pensato il sorpasso, considerala cosa già fatta. Posso entrare ovunque

  5. Lui alla chicane in pratica aveva una sua traiettoria. Se hai notato in rettilineo dove comincia la leggera curva a destra per poi arrivare alla chicane, lui quella curva la fa molto larga, quasi sulla linea bianca, mentre gli altri piu stretta. Forse è una scelta ben precisa, per arrivare meglio alla chicane non so. Poi dalla on board camera si vedeva che prima della chicane dava un colpo di gas, mentre forse gli altri erano in frenata o in freno motore

  6. “E allora cosa mai avrà Marquez più degli altri? Semplice: la guida.”
    Ahahah. Bella.
    La “gommini-connection” ogni tanto ritorna, un po’ con tutti.
    Citerei anche i discorsi su certe diavolerie elettroniche che Marquez avrebbe dovuto avere in Moto2. Boh.

  7. @DJ, in realtà quello che deve contrastare Marquez ora è proprio lui. È su di lui che la Yamaha deve contare adesso, e anche il suo compagno di squadra se vuole recuperare punti ha bisogno del suo aiuto. Altrimenti abdica a favore di una lotta interna alla Honda. Yamaha vuole rinnovare anche con lui e lo fa perché vuole vederlo lottare per i posti migliori.

  8. A 80 punti dal primo dopo solo cinque gare, credo che pure Lorenzo cominci a credere meno nei suoi obiettivi. Il suo percorso quest’anno è parecchio in salita. E dovrà rinunciare a qualche milioncino nel contratto che sta per firmare.

  9. Eh già, questa evoluzione di Lorenzo è strana. Se non lotta lui con Marc, chi deve lottare?? Deve tirare fuori gli attributi, e deve fare presto. Oppure ha già preso un’altra via, lontano dalla Yamaha e aspetta solo la fine della stagione.

    Avete notato che fisico si è fatto Marc? Fa molta palestra e cura soprattutto la parte superiore del corpo. Ha le braccia di un bodybuilder (quasi) 😀

  10. Involuzione di Lorenzo volevo dire. Anche se cmq le prestazione di Marc mettono un pò in ombra gli altri e li fanno apparire in crisi. Può essere che magari il livello di Lorenzo è quello di sempre, solo che si è alzato troppo il livello di Marc. Bohhhh

  11. … di certo è così … infatti negli ultimi anni arrivano sempre in coppia: primo-secondo nel 2012, secondo-terzo nel 2013, terzo-quarto o quarto-quinto quest’anno 🙂 … persino l’ infortunio dello scorso anno hanno deciso di averlo insieme 🙂

  12. AM 77, tieni a mente che la moto da sola, per quanto eccellente, non basta.
    Djarmy, Rossi, oggi, sorpassa tutti tranne Marc Murder l’ammazza mondiale.
    Oggi siamo di fronte a un innovatore istintivo che cambierà lo stile di guida del mezzo motociclettada gran premio. Come lo fu Kenny Roberts prima e Casey Stoner poi. La Spagna , fin dagli anni ’90, ha investito molto in questo sport (non parliamo del calcio…) e Marquez è il frutto di quel lavoro, sia tecnico che mediatico che umano. Repsol, Honda, Ezpeleta, il campionato spagnolo… Pedrosa, Lorenzo… Marquez incarna e sfrutta questo immenso “pacchetto”.
    Deal with it.

  13. Sarà interessante vedere con il nuovo gommista cosa accadrà, a partire dal 2016. La Bridgestone di fatto “ha imposto” un modo di progettare e di conseguenza di guidare…. Vediamo chi e come si adatteranno meglio alle nuove gomme, che saranno totalemente agli antipodi

  14. le gomme potrebbero determinare un ritorno al passato? … meno costanza, maggior degrado, impossibilità a tirare al max per tutta la gara e conseguentemente dare tutto alla fine?

  15. … questo potrebbe ovviamente favorire anche maggiori possibilità di “rientro in gara” per piloti partiti male, cosa che attualmente si vede veramente poco … coi soliti trenini, a parte situazioni particolari come quella di domenica in cui Marquez era finito decimo …

  16. Se sarà Michelin la yamaha la vedo favorita . Credo anche che il peso delle moto gp scenderà di nuovo a 150 kg . Sulla centralina e sopratutto sul software ci sarà il vero caos. Più facile che si seguono le strade che Honda suggerirá che quelle di Ducati o Yamaha.

  17. Anche il Dovi probabilmente lo vedremo in honda . Dovendo cambiare progetto Honda di certo o lo riporta in hrc o finisce da LCR . Alla Honda manca un pilota collaudatore a cui affidare lo sviluppo e meglio di Dovi visto ciò che hanno fatto insieme durante l’era 800 non c’è in circolazione

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