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24H Le Mans, Le auto che ne hanno fatto la storia, Ferrari 166MM

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La 24H Le Mans, come tutte le cose si è fermata per la seconda guerra mondiale. Nel 1948 la prima edizione andò in scena nello scetticismo generale, mentre l’Europa cercava di ricostruire sia vincitori che vinti, come un segno del destino, a quella edizione della 24H si affacciava un nuovo costruttore. Abbiamo già trattato le edizioni di quel decennio https://www.giornalemotori.com/2012/06/16/24h-le-mans-storia-della-gara-nel-dopo-guerra/.

166_engDalla disastrata Italia veniva la Ferrari che pilotata dall’italo americano Luigi Chinetti in coppia con l’inglese Peter Mitchell-Thomson portava la sua 166MM. Questa bellissima barchetta segna la prima delle tante vittorie che il cavallino rampante avrà nella storia della 24h. Ma la cosa più importante dimostrava che c’era ancora voglia di correre anche tra lo scetticismo generale che non avrebbero voluto che si disputasse la mitica gara di durata. La storia della 166MM si tinge di mistero appena si prova a capire dove sono le sue origini. La Ferrari agli albori non era nemmeno lontanamente come la si pensa oggi, un concentrato di organizzazione e di perfezione industriale invidiato in tutto il mondo. All’epoca delle sue prime GT stradali si usava quello che si aveva a disposizione per mettere assieme le vetture che poi calcavano anche i campi da gara. La 166 viene quindi accreditata di varie tipologie di telaio che venivano abbinate di volta in volta a sospensioni e motori diversi rendendo ogni esemplare unico e assoluto. Una di queste partecipò prima della Le Mans ad una altra corsa storica la Mille Miglia. Dopo la vittoria Enzo Ferrari con una mossa di grande marketing navigato chiamò Ferrari 166MM mettendo un po di ordine nell’utilizzo di telaio e motore.

makoto_ouchi_ferrari_166mmTecnicamente la 166MM era molto semplice, con una carrozzeria in alluminio poggiata su un telaio in tubolare, e con sospensioni con doppi bracci trasversali indipendenti, e ponte rigido al posteriore. Il vero gioiello si trovava sotto il cofano anteriore. Si trattava del non plus ultra della meccanica motoristica. Il v12 progettato dal genio del grande Gioacchino Colombo. Il 12 cilindri che nasce da 1500cm3 con la 166 viene migliorato con la cilindrata che sale a 2000cm3. Il motore aveva già all’epoca monoblocco e teste in lega di alluminio. La cilindrata di 1995cc era ottenuta mediante un alesaggio di 60.0 mm e di 58.8 mm di corsa. La particolarità delle Ferrari è stata per tantissimi anni quella di dare come nome alle vetture il valore della cilindrata per ogni singolo cilindro dei dodici che lo componevano. La distribuzione era due valvole per cilindro, alimentazione aspirata mediante tre carburatori Weber 36 DCF, per una potenza di 160 cv a  7000 rpm, con 80cv/ litro. 

La 166MM fu anche una delle prime Ferrari ad essere affidata per il design a dei carrozzieri esterni come la carrozzeria Touring superleggera che diede un fascino particolare senza perdere le caratteristiche di sportività e competitività. Il particolare disegno scoperto della 166 le fece prendere il soprannome che poi si è tramandato con in tempo per tutte le vetture scoperte sportive cioè Barchetta. In quest’ultima versione vinse Luigi Chinetti vinse la Le Mans del 1948 guidando per la bellezza di 23 ore tutto da solo sopperendo alle mancanze del suo compagno di scuderie. Una impresa eroica che rende omaggio ad una delle Ferrari più belle di sempre. La 166MM quindi è stata la macchina che più di tutte ha sfruttato Enzo Ferrari per dare vita al mito che è giunto fino a noi, e la corsa che più di tutte ha dato notorietà a questa bellissima barchetta, è stata una delle edizioni più difficili dal punto di vista politico della 24H di Le Mans.

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Daniele Amore

 

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