Abbiamo parlato della 24H Le Mans del 1973 dove la vittoria andò alla Matra, ma in questa trattazione vogliamo dare comunque il giusto tributo alla macchina che le ha dato filo da torcere. La Ferrari in quegli anni era stretta tra la Federazione Internazionale che aveva completamente stravolto per chiari motivi politici i regolamenti del campionato Wolrd Sportscar, e la difficile situazione in Formula uno dove la competitività era molto critica, le vittorie anche sei singoli gran premi stentavano ad arrivare. Questo spinse Ferrari e il suo staffa a ripesare ad una partecipazione nel campionato sport.
In un primo momento il compito di tornare a vincere nelle gare a ruote coperte fu dato alla 312 P. Dopo solo metà stagione ci fu la decisione di usare una vetture da cinque litri, la 512 S, che doveva essere più adatta per battagliare contro le Porsche 917 nel 1969. La vettura purtroppo ebbe non pochi problemi di gestazione con ritardi che la portarono in pista l’anno dopo nel 1970. Nonostante le prestazioni ottime, peccava di problemi di affidabilità, un bruttissimo tallone di Achille per le gare di Endurance. Sembrava che il team Ferrari non dovesse trovare pace, anche la 512S subì la stessa sorte della 312p essendo fermata nello sviluppo a metà strada. La direzione tecnica comandata da Muro Forghieri decise di utilizzare il V12 da 180 gradi, detto anche boxer, che fece il suo debutto nel 1970 312 B di Formula 1. Questo motore progettato dallo stesso Mauro Forghieri superato lo scetticismo iniziale dato dagli scarsi risultati al debutto sarebbe diventato uno dei motori di maggior successo del 1970 e con uno dei sound più spettacolari di sempre. Uno dei vantaggi che questo tipo di motore aveva per le vetture di quegli anni era rispetto al classico motore V12 60 gradi utilizzato sulla 312 P era il baricentro più basso del motore con angolo di 180 gradi tra le bancate.
Ciò contribuì a diminuire l’altezza complessiva della vettura per abbassare il centro di gravità per un bilanciamento ottimale del telaio. Con questo motore la 312P prese la denominazione 312PB cioè Boxer nel 1971. La caratteristica saliente fu l’adozione della semi-monoscocca in alluminio. Il motore e sospensione posteriore erano collegati a un telaio in acciaio legato alla vasca dell’abitacolo di alluminio mediante imbullonatura. La 312 PB era fondamentalmente una vettura da di Formula Uno,con le ruote coperte. La decisione di usare un 3 litri già dal 1971, mise la Ferrari in condizione di vantaggio quando la Federazione sta volta vietò l’uso dei motori 5 litri nei prototipi. In quella stagione la Ferrari 312PB vinse praticamente tutto quello che c’era da vincere nelle gare di durata laureandosi campione del mondo. Lo sviluppo non si fermò per tutta la stagione nonostante il dominio. Il motore fu portato a 460cv e le sospensioni costantemente aggiornate con il telaio modificato più volte per sfruttare l’aerodinamica di fondo e carrozzeria ancora agli albori in quegli anni. Unica corsa che non fece la Ferrari 312PB fu la Le Mans. La motivazione fu che non aveva l’affidabilità certa per resistere veloce com’era ad una gara endurance così lunga. Nel 1973 con ulteriore aggiornamento del motore portato a 475cv, con il telaio allungato nella coda per motivi aerodinamici si presentò nel campionato del mondo Sportscar senza tralasciare la gara più importante della stagione la 24h di Le Mans. Purtroppo la Matra che l’anno prima si era concentrata solo sulla Le Mans, nel 1973 decise di dare battaglia alla Ferrari su tutto il campionato. Le fortissime vetture francesi uniche ad avere un propulsore 12 cilindri come quelle italiane fecero un lavoro egregio. Paradossalmente l’importanza della Ferrari 312PB sta proprio nell’ aver fatto da punto di arrivo per la Matra che ha regalato agli appassionati una delle 24h con il sound più bello di sempre di due motori fantastici in stereofonia, Parliamo della edizione del 1973.
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