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brambilla_zeltweg75_1Parlando del Gp d’Austria è inevitabile non pensare a lui, al nostro Vittorio Brambilla, che proprio a Zeltweg nel 1975, raccolse la sua prima e unica vittoria in F1. Gli inglesi lo chiamavano “Monza’s Gorilla” per via della suo fisico robusto. Per noi italiani invece era semplicemente “Vittorione”, con una sensibilità alla guida eccezionale: dove bisognava essere delicati, leggiadri e il più possibile leggeri con lo sterzo, Vittorione primeggiava. E proprio in quel bagnatissimo 17 Agosto 1975 dovette dare fondo a tutte le sue doti per primeggiare e scrivere una pagina incancellabile nella storia dello sport italiano. Già dal sabato si capisce che questo non è un week-end di passeggiata per tutti: si susseguono svariati incidenti tra i quali quello di Peterson, per fortuna senza conseguenze. Non è così fortunato Wilson Fittipaldi che tira una “cartella” esagerata alla Rindt a causa della rottura di una sospensione. Dal botto a oltre 200Km\h, Wilson ne uscì con polso e mano sinistra fratturata in più punti. Vista la fortuna nel poterlo raccontare, Fittipaldi Wilson capì che era meglio imbarcarsi sul primo aereo in volo verso San Paolo. Nelle qualifiche Lauda domina distruggendo il precedente record del tracciato e mettendo in chiaro a tutti che lui dal’Osterreichring vuole uscire con il titolo in tasca. Brambilla è ottavo, non male come performance ma i tempi fanno intendere che per lui potrebbe essere una domenica al massimo da zona punti.

La domenica inizia nel peggiore dei modi. Mark Donohue, qualificatosi 21°esimo, nel corso del warm-up scoppia una gomma sulla sua March del team Penske alla curva Voest-Hogel. La vettura urta il rail, lo sorvola, abbatte dei cartelloni pubblicitari e si ferma in un fosso limitrofo. Fittipaldi e Stuck si fermano per prestare soccorso al collega che appare cosciente ma dolorante a gambe, braccia e torace. Nel terribile incidente perde la vita all’istante una guardia e poche ore dopo un segnalatore. Donohue viene portato all’ospedale di Graz ancora cosciente, in serata lamenterà dei fortissimi dolori alla testa. I medici, dopo vari esami, notano un grumo di sangue e decidono di operare ma il pilota americano entra in coma e morirà il 19 agosto senza aver più ripreso conoscenza.

All’Osterreichring, intanto, i lavori di riparazione al Rail richiedono uno spostamento del via alle 15:30. Proprio mentre i piloti stanno per schierarsi si abbatte un nubifragio. Si decide di far montare a tutti gomme scanalate da pioggia e la gara prende il via alle 16:15, 45 minuti dopo quanto programmato, ma l’acqua sul tracciato è ancora tanta e la pioggia seppur diminuita è ancora presente. Lauda parte bene come anche Brambilla che tiene la posizione e inizia la sua rimonta. Scheckter, Regazzoni, Reutmann. Poi Fittipaldi e Stuck si devono chinare a Brambilla scatenato. Depailler è un’osso durissimo ma anche lui nulla può di fronte a un sorpasso da cineteca all’interno della curva Bosch con due ruote sul cordolo bagnato. Dopo 10 giri la pioggia cessa; la davanti Lauda e Hunt dettano il ritmo ma Brambilla è velocissimo e si rifà sotto ai due. Lo segue un’altro maestro delle giornate piovose: Ronnie Peterson. Il trio Lauda, Hunt e Brambilla è raggruppato in un fazzoletto d’asfalto zuppo d’acqua con l’inglese particolarmente minaccioso nei confronti dell’alfiere Ferrari. Al 15esimo passaggio, Hunt attacca e supera Lauda alla curva Texaco, ma Brambilla non vuole perdere contatto con chi sembra il papabile vincitore e si infila anche lui all’interno delle ruote di Lauda.

Victory-lapIl passo ora lo detta la coppia Hunt e Brambilla, Lauda per un pò tiene botta ma la sua indole da calcolatore le fa pensare che in quel pomeriggio era meglio accontentarsi del minimo sindacale e comincia ad alzare il piede progressivamente. Al giro 19 Brambilla rompe gli indugi e approfitta di un’indecisione di Hunt nel doppiare Lunger, che gira a 7 cilindri, e passa un Hunt stranamente intimidito dall’acqua nebulizzata del doppiato. Brambilla ora è in testa. Nell’incredulità generale l’ex meccanico di Monza vola. La sua March Arancione Beta sembra una tigre guidata da un Gorilla di 38 anni con un cuore grande come il mare d’acqua che allaga l’Osterreichring. La pioggia aumenta, i box sono allagati, ma a Brambilla sembra non importagliene nulla. E’ un missile, un’off-shore, un proiettile che nessuno è in grado di vedere.

Al 29esimo giro, il direttore di gara capisce che non si può andare avanti così e decide di interrompere la gara. Viene sventolata la bandiera a scacchi. Vittorione Brambilla appena la vede impazzisce. Un mix di gioia, stupore e commozione. Alza le braccia al cielo per festeggiare questo inatteso trionfo ma perde il controllo della sua March e finisce contro le barriere. Brambilla è talmente bravo che riesce a riprendere la vettura e proseguire il giro di rientro ai box con l’alettone danneggiato che farà bella mostra di se nell’officina di famiglia.  Brambilla in Austria è stato un conquistatore di terre brutali e bagnate come nessuno era stato primo. Lui che era chiamato “the Monza’s Gorilla” da quel Gp d’Austria divenne anche l’unico gorilla con una coppa in mano. Quell’uomo così grosso e così buono se ne andato troppo presto e sarebbe bello poter chiedere a lui che cosa le passò per la testa quando vide la bandiera a scacchi.

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1 COMMENT

  1. Ricordo quella gara come fosse ieri, una prova di concentrazione e di eroismo indescrivibile. Da rivedere per imparare bene cosa significa anticipare millimetricamente il controsterzo in quelle condizioni, anche in pieno rettilineo.

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