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Suzuki GSX-R 750: l’economica via di mezzo

2015-03-23_164640Visto il grande successo della rubrica “Test Moto Usate” qui su Giornale Motori (l’articolo sulla R1 ha più di 5000 like! Grazie a tutti i lettori), proseguiamo con un’altra 4 cilindri particolarmente di nicchia, ma che è pensata per accontentare tutti.

Oggi parliamo della bellissima Suzuki GSX-R 750, ormai l’unica “settemmezzo” supersportiva in commercio pensata per gli incontentabili, ossia quelli che “il 600 ha troppo poca coppia, ma il 1000 è troppo impegnativo”.

Questa moto ha ormai compiuto 30 anni: la prima GSX-R 750 fu messa in commercio nel lontano 1985, e ancora oggi si vende e la Suzuki continua ad aggiornarla.

Bene, la Suzuki GSX-R 750 risponde a moltissime esigenze e, posso garantire, è una grandissima moto che soddisfa diversi palati.

Quando parlammo della piccola Suzuki SV650, vi dissi dell’incredibile affidabilità delle moto prodotte dalla casa nipponica. Beh, su questa Suzuki vale lo stesso discorso: il motore è molto affidabile, così come lo è il cambio e tutta la componentistica.

Il motore da 750cc sviluppa circa 150 cavalli, per un peso complessivo in ordine di marcia di 190kg circa. La potenza quindi è una perfetta via di mezzo tra i 120 cavalli circa di un 600 moderno, e i 190 cavalli (ormai 200, vanno di moda…) dei 1000 attualmente in vendita.

Il motore ha un’ottima coppia già dai 4000 giri, e ti permette di guidare in maniera decisamente più rilassata in confronto, ad esempio, alla sorellina da 600cc. Il tutto senza il patema d’animo di avere una potenza esagerata; questa 750 si fa guidare in maniera molto fluida, la spinta è corposa ma mai eccessiva e sgarbata.

Questa caratteristica diventa molto apprezzabile in pista, dove si può sfruttare una spettacolare velocità di percorrenza pur “mungendo” bene il gas.

Ciclisticamente poi è una vera goduria: l’assetto di base (me lo ricordo bene) permetteva di tenere ottimi ritmi senza andare in crisi. Affinabile sicuramente, ma già assolutamente efficace in molte situazioni. Inoltre la posizione in sella è adatta sia a persone alte che basse, c’è molto spazio e, anche se dotata di carene abbastanza ingombranti, il serbatoio si stringe bene tra le gambe e la moto risulta molto snella.

Guidandola si può apprezzare la rapidità con la quale scende in piega, tipica di un 600, ma senza l’inerzia e il peso classica delle sorelle di cilindrata maggiore. Bella, anzi bellissima, la sensazione data dall’avantreno: solido, granitico, comunicativo.

L’unco difettuccio rilevabile sta nei freni: intendiamoci, la moto frena benissimo, ma manca un pochino di comunicazione, e a volte appare un pochino “legnoso”.

Trovare una Suzuki GSX-R 750 usata, significa al 90% trovarla già ben kittata: molte di queste moto sono state usate in pista, e sicuramente hanno revisionato forcella e mono, oltre ovviamente all’impianto frenante. Questo potrebbe essere un vantaggio non di poco conto.

Di contro ovviamente c’è l’usura data dall’uso in pista, e qui ci vuole molta fortuna. La moto è davvero solida e robusta, e tiene tranquillamente anche i maltrattamenti peggiori: ho un amico che con un GSX-R di questo tipo ci ha fatto 120.000km cambiando solo una volta i cuscinetti della ruota dietro e la catena. Trattata in maniera discutibile, la moto si accendeva sempre al primo colpo anche dopo la pausa invernale.

La forte usura la si vedrà come sempre dai segni che un’eventuale caduta ha lasciato sulla moto: come sempre, verificate che telaio, piedini forcella e forcellone non abbiano segni o grattate. Assicuratevi inoltre che ci sia lo scarico originale e prendetelo anche se è smontato in favore di uno aftermarket.

Quando la provate per la prima volta, fate caso al cambio, indice della vita più o meno felice che ha fatto la moto: verificate in particolare il rumore tra prima e seconda. Se la seconda fa fatica a entrare, e fa un rumore di frullato di ingranaggi, lasciate stare. Il problema potrebbe stare nella frizione più che nel cambio, e in quel caso si parla di cambiare tutto il pacco frizione (campana, dischi, olio, ecc)e quindi andrebbero via parecchi soldini.

Se le cambiate vanno via liscie, senza rumori sinistri, e il motore tiene il minimo e, ovviamente, se la moto va dritta, l’affare può essere fatto.

Sul prezzo possiamo trovare moto ante 2004 a meno di 3000 €, ma aggiungendo poco e andando su una spesa di 3500 € o poco più si possono trovare Suzuki GSX-R 750 K4 o K5 in ottime condizioni.

Il vantaggio di un acquirente è che queste moto non sono molto cercate, e spesso chi le vende se ne vuole liberare in fretta. Potreste quindi fare un vero affare, prendendo una moto affidabile che può durarvi ancora parecchie decine di migliaia di km senza mai stufarvi e senza farvi lasciare indietro da una compagnia un po “allegra”.

Divertitevi e alla prossima!

9 Commenti

  1. Quella in foto non è la k6? Secondo me è quella da comprare, quelle precedenti sembrano preistoriche a confronto. Chi come me è cresciuto negli anni ’90 per evidenti motivi il 4 cilindri è solo 750, e il 1000 bicilindrico… E’ proprio una questione di regolamento!

  2. @Filippo: si, quella in foto è una K6, ma esteticamente non cambia granché. Pure io come te sono cresciuto motociclisticamente parlando negli anni 90, quindi concordo!!
    Come dimenticare le spettacolari 750!!! Il Kawa 750 è una delle moto più belle messe in commercio secondo me…

  3. In ogni caso, come tantissime Suzuki, anche questa è stata richiamata per un problema al regolatore di tensione.
    E anni fa una partita di sensori TPS dalle saldature lente/fredde ha fatto ammattire più di un utente di GSX-R. In giro c’è la soluzione (con foto) del problema.

  4. @ Smeriglio: concordo, la zx7r è forse la jap più riuscita dai tempi dell’rc30. Riguardo al Suzuki, ho in mente l’erede del mitico SRAD, se non sbaglio uscita nel 2000, che in una comparativa dell’epoca dava una quindicina di cavalli al kawa e all’f4 (che con mia gran gioia si è poi ripresa nelle varianti Ev-SPR) ma che però non si poteva vedere. Poi, mi pare nel 2003, fecero un restyling che però non mi convinse per niente, con un cupolino a mio avviso lungo e sproporzionato. Quella in foto invece mi colpì subito per il senso di compattezza generale che trasmette, in particolare grazie al cupolino e alla coda.
    Che dici, forse farei meglio a guidarle di più e guardarle di meno, le moto?

  5. @Filippo: con dicevano isaggi delle corse, “fa lo stesso se è brutta, basta che vada veloce!”

    Secondo me si, vanno prima guidate e poi giudicate nell’insieme. La Suzuki si è distinta molto anche facendo dei cessi impressionanti sia esteticamente, che ciclisticamente che motoristicamente, tipo con la GSX-F che ricordo io dei primi anni 2000.
    Quella era un cesso a tutto tondo: non andava una fava, si guidava come un trattore, ed era pure orribile! 😀

    La Suzuki che vedi in foto a me piace molto, è già tra le K6, però anche fino alle K4 si ha uno stile più o meno moderno che è invecchiato poco rispetto, ad esempio, alle R1 pre 2003.
    Il mitico Suzuki SRAD credo sia del 1996, col culo tondo a papera…..bella bella….per l’epoca

  6. Si, mio fratello ne ha avuto uno del ’98, ce l’ho sempre nel cuore. Quando parlo della comparativa mi riferisco a quella che l’ha sostituito credo nel 2000 e che non so come meglio identificare.

  7. Intendi quella con le prese d’aria a goccia probabilmente. Quello fu un grosso passo avanti rispetto alle vecchie “cicciotte” moto di fine anni 90.

  8. Si Filippo, era un altro pianeta, una nuova generazione, sia ciclisticamente sia motoristicamente. Per di più aveva praticamente la stessa ciclistica della Regina dell’epoca, la GSX-R1000, che non solo era un mostro di potenza, ma era pure equilibratissima. Non per niente nella neo nata stock1000 andava fortissimo

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