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Aprilia RSV4 e RSV1000: due generazioni a confornto:

Spesso quando si parla tra gli amici al bar, salta sempre fuori il discorso del confronto tra moto nuove e moto vecchie. Ovviamente a tutti noi piacerebbe avere sempre l’ultimo modello che, ovviamente, promette grandi prestazioni, tempi sul giro fenomenali, addirittura c’è chi azzarda la percentuale esatta del miglioramento. Ma….

Una moto vecchia parte davvero sconfitta se confrontata con la sua evoluzione? Noi abbiamo potuto fare un bellissimo confronto all’autodromo Marco Simoncelli di Misano, provando due Aprilia: la RSV1000 del 2002 e la RSV4, moto lontane una dozzina di anni dal punto di vista tecnologico.

La RSV1000 la consigliammo nella nostra rubrica “Test moto usate”, descrivendola come una moto davvero fenomenale e forse molto sottostimata dal mercato. Caso vuole, è stato l’acquisto di mio fratello (con il quale abbiamo fatto questo test), ed è contento come una Pasqua.

Sfortunatamente la RSV4 ha subìto la stessa sorte: una moto eccellente, veloce, precisa e divertente e tecnologicamente molto avanzata, ma che ha riscosso poco successo, molto sotto il potenziale della moto nonostante nel Mondiale SBK vincesse davvero tanto.2015-09-29_083839

Partiamo a confrontare le due moto al primo colpo d’occhio: innanzitutto si nota una grandissima differenza di mole. La RSV1000 ha delle grandi sovrastrutture, carene avvolgenti, un codone molto lungo. Le dimensioni, se confrontate con la “sorellina”, sembrano davvero eccessive.

La RSV4 invece appare piccola, tanto che molti utenti alti come me non l’hanno mai presa in considerazione perché avevano paura di non starci sopra. Il cupolino è molto piccolo, la coda è mozzata e rastremata, tutto gira intorno al potente motore V4.

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Salendoci sopra però ecco la grande sorpresa: la posizione di guida delle due moto, con le dovute proporzioni, è molto simile. Il bacino viene tenuto in alto, il busto si proietta naturalmente in avanti caricando i polsi. Così a pelle, sentendo il lamentio dei miei polsi, la RSV1000 sembra molto più proiettata sull’avantreno della RSV4, probabilmente perché la distanza tra sella e manubrio è maggiore sulla bicilindrica, mentre la quattro cilindri è leggermente più corta.

Per il resto, entrambe le moto sono funzionali perché nate con lo stesso scopo: andare forte in pista senza compromessi. La RSV1000 venne costruita per rendere la vita difficile alla Ducati 996, la RSV4 per confrontarsi con le moto più performanti di oggi di scuola giapponese e tedesca.2015-10-13_184535

I comandi di entrambe le moto sono regolabili, freni, frizione, cambio e quindi la personalizzazione è massima, dalle mani ai piedi.

Vediamo ora come le due moto si comportano in pista, su un tracciato, quello di Misano, piatto ma molto tecnico, che alterna curve molto veloci, varianti, curve lente da raccordare. Su una pista del genere l’importante è trovare il ritmo, la frequenza dei movimenti per assecondare la moto nei continui cambi di piega.

Aprilia RSV4

Partiamo con la vecchietta, la RSV1000. Il rumore del bicilindrico è stupendo, enfatizzato da quello scarico aperto che ne rimarca il borbottio, con quel minimo tenuto alto. Più che un alternarsi di scoppi, sembra un battito regolare di un lottatore pronto a farsi sotto chiunque gli si pari davanti.

Si inizia a girare e, prendendo le misure a questa moto, ci si rende conto di quanto fosse avanti ciclisticamente: l’avantreno è precisissimo, solido. In frenata si sente un pochino la mole che continua a spingere, ma i freni fanno il loro dovere e fanno di tutto per fermarti in tempo.2015-10-13_184006

L’inserimento in curva lo si può fare tranquillamente a freni tirati, e la RSV1000 punta il muso all’interno della curva senza nessun problema. La mole si fa sentire nei cambi di direzione, perché bisogna aiutarsi molto col gas e col corpo per far spostare la moto da un lato all’altro, soprattutto alle alte velocità.

Inoltre aggiungo una bella nota romantica, in staccata mentre si scala marcia, bisogna fare delle belle doppiette per evitare il bloccaggio del posteriore che altrimenti tende a intraversarsi volentieri. Niente di tremendo eh, giocando un pochino con la frizione svegliamo l’antisaltellamento che è nella nostra mano sinistra, e si può regolare lo sbandieramento a piacere.

Al momento di prendere in mano al gas si sente il bicilindrico spingere bello corposo, ma non scorbutico. Dopo un iniziale “calcio in culo” dato dalla coppia del millone, il motore spinge con una linearità da motore elettrico, tanto che permette di lasciare lunghe virgole nere senza alcun patema d’animo.

Il posteriore lo si può far derapare a piacimento anche dal massimo angolo di piega, e una volta partito per la tangente basta correggere semplicemente la posizione in sella per far continuare la derapata o per fermarla.

Ovviamente rispetto alla concorrenza odierna, la RSV1000 paga un gap non indifferente di cavalleria: 130 cavalli circa possono poco ad ogni accelerazione nei confronti delle plurifrazionate moderne, ma anche delle stesse bicilindriche attuali.

2015-09-30_112348Ma dal punto di vista telaistico, la RSV1000 non ha nulla da invidiare a nessuna moto di oggi: in Aprilia i telai li sanno fare e questo è tra i migliori ancora oggi nonostante i 17 anni di età del progetto (la prima RSV1000 è uscita nel 1998).

La ciclistica permette pieghe veramente da paura, tanto che mi sono ritrovato coi gomiti che strisciavano in terra senza nemmeno accorgermene.

Tocca poi alla RSV4. La moto che abbiamo provato era “full track”, preparata per la pista in modo molto meticoloso. Elettronica evoluta, sospensioni Ohlins e un motore che erogava 190 cavalli “veri”.

Aprilia RSV4

E proprio il motore è la prima cosa che salta subito all’occhio. Già facendola scaldare con i suoi scoppiettii faceva venire la pelle d’oca. La moto è incazzata, e molto, e lo fa capire anche solo accelerando in folle con i giri che salgono con una velocità pazzesca. Vedere il contagiri partire da 6000 giri fa capire che la moto vuole essere usata ad alti regimi, non si accettano compromessi. Chi se la fa sotto, non è desiderato.

In movimento poi la moto mantiene le promesse: il motore prende giri velocemente, spinge senza sentire ragioni, mette a candela la moto per un attimo, ma Santa Elettronica la tiene a bada e la fa impennare fino a 20 cm da terra e poi la tiene li.

La moto fa così dalla prima alla terza, e a volte anche in quarta. Il rumore del 4 cilindri è rauco, e spinge senza problemi fino a 14500 giri al minuto. Alcune marce le taglia prima, altre le lascia sfogare, perché su questa moto si può regolare tutto, compresa l’entrata del limitatore a piacimento.

Dopo aver provato la RSV1000, bisogna ritarare completamente il cervello perché la RSV4 vuole azioni rapide del corpo, a partire dalla cambiata. Bisogna snocciolare marce in modo rapidissimo, perché lei fa tanta di quella strada a velocità pazzesche.2015-10-13_184049

Una volta ritarato il cervello per le accelerazioni, bisogna rifarlo per la frenata: se la vecchia millona frenava forte, questa ti stacca le braccia. Il punto di staccata arriva talmente in fretta che ti verrebbe da frenare prima del dovuto, e non nascondo che ci ho messo un paio di giri per “resettare” il mio cervello a spazi di frenata così ridotti.

Appena ci si attacca alla leva del freno la forcella si appoggia senza sprofondare e inizia una decelerazione impressionante. Il freno motore fa il suo dovere senza scomporre la moto, mentre gli occhi cercano di uscire dalle orbite!

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Posteriore che galleggia, braccia che chiedono pietà, occhi che vengono sparati in avanti. Ecco la frenata della RSV4

Inserimento fulmineo anche se, probabilmente per il setting non fatto per me, a freni tirati la moto era leggermente dura da tirare giù in piega. Invece nelle fasi di inserimento nelle curve veloci, oppure appena mollati i freni, la moto diventava un razzo pronto a girare stretto e a farsi risparare in orbita da un’altra accelerazione fulminea. In tutte queste fasi non ho mai, e dico mai, sentinto l’anteriore mollare nonostante la gomma davanti fosse vecchia di due anni con un centinaio di giri sul groppone.

Questa moto fa davvero tutto molto bene: dalla staccata, all’appoggio fino all’uscita di curva. Sembra davvero una derivazione diretta di una moto da GP, e questa cosa ha ovviamente il rovescio della medaglia. La RSV4 è una moto sofisticata, precisa e diretta, quindi pretende di essere settata bene e guidata come si deve.

E’ talmente sensibile che, a parità di regolazioni, sente in maniera incredibile anche il solo cambio di postura del pilota. La cosa diventa evidente con piloti alti come me (182cm di cretinità), che quando si muovono in sella spostano tanta massa e cambiano inevitabilmente la risposta dinamica della moto. Ma una volta interpretata, si può apprezzare un mezzo incredibile, solido, che da una gran sicurezza alla guida.

Tornato nel paddock guardo le due moto e non posso che apprezzarle entrambe: a livello di guida pura sono semplicemente spettacolari, perché la ciclistica di entrambe è rigorosa e da davvero tanta sicurezza.

2015-09-29_084607La RSV1000 paga ovviamente dazio nei confronti della giovane RSV4, ma ciò non toglie il piacere di guida. Zitti zitti, con una moto vecchia, abbiamo dato paga a molti smanettoni in sella a moto nuovissime che si vedevano sverniciati in staccata da un bestione nero che scoppiettava e sputazzava col posteriore di traverso.

Se col bicilindrico si destava sorpresa, con la RSV4 si incuteva timore: con questa moto non c’erano discussioni, perché in uscita di curva prendeva metri su qualsiasi moto in pista, compresa la nuova R1. Certo, il pilota fa la differenza direte voi, ma abbiamo provato a metterci in coda e accelerare insieme ad altri rider su moto comparabili, e la RSV sembrava un predatore a caccia.

Sono moto distanti come epoche, ma praticamente sorelle gemelle per quello che riguarda l’idea di fondo che è un segno distintivo delle moto di Noale: guidare, guidare, guidare. Entrambe le moto condividono una precisione da rasoio, una comunicatività incredibile che garantisce a chiunque ci salga sopra un gran divertimento.

O almeno, noi ci siamo divertiti un bel po, speriamo di avervelo fatto capire con questo piccolo report.

Tester: Luca “Angelo” Angelini, Danny “Smeriglio” Garbin

Foto: Luca Gorini

16 Commenti

  1. Bravi!!! Questi sono articoli! Traducendo diciamo, “alla Federico”, le moto come sono a livello di quote e sensazioni? Dai facci l’analisi tecnica di livello 2 ? !!

    Ah, un uccellino mi ha detto che hai provato anc he la tuono v4… Quando ce ne parli?!?!

  2. 😀 😀
    Sono entrambe moto molto alte come baricentro, e anche abbastanza avanzato, in particolare la RSV4.
    La sensazione alla guida, come descritto, è di assoluto controllo in entrambe le moto. Trovarsi a strisciare i gomiti senza nemmeno sporgere un braccio, vuol dire che hanno un ottimo equilibrio entrambe.
    BMW per esempio, ad angoli di piega molto marcati, l’ho trovata meno “sicura”, comunicava di meno. La Kawa nuova invece non saprei dire….

    La Tuono cavolo…una moto da delirio….solo che non ho le prove fotografiche e direi per fortuna visto che ero sempre in monoruota!

  3. ricordo una delle ultime gare contro il mio compagno di box a misano . io bmw 1000 lui rsv 1000.

    in ingresso era imprendibile , fulmineo!! io lo riprendevo in trazione… girammo sugli stessi tempi (44) ma fu lui a prevalere…

    ergo confermo le tue sensazioni ,seppur viste da dietro!

  4. Avrei voluto portarla più al limite, avrei voluto sentire il davanti scivolare, ma ancora non ero arrivato a quel livello di confidenza. Girando in 45 mi accorgevo che il limite era ancora decisamente lontano…se avessi qualche giorni di test fatti come si deve ci sarebbe da divertirsi un bel po con quel mezzo

  5. Articolo fantastico!
    Complimenti 😉
    Giro spesso per passi assieme ad un amico RSV1000 dotato e, parte il fatto che la trovo ancora oggi bellissima con quel telaio tirato a lucido, è sempre difficile stargli dietro! Anche lui ne decanta sempre le doti di guidabilità e stabilità dell’avantreno..

  6. @Andy: allora, ci sono 4/5 secondi di differenza.
    Ero abbastanza arrugginito perché non andavo a Misano da 7 anni, e con la RSV4 ho girato in 1.45, con la RSV1000 IN 1.50.

    Sfortunatamente con la millona ho potuto girare poco…e quindi con poca confidenza.
    Ma anche con la RSV4, perché quella non era mia.

    Considera che a Varano con la RSV1000 stradale ho girato in 1.15 con i rapporti lunghissimi, quindi la moto viaggia forte.
    E usavo solo tre marce!

  7. Grazie mille per la risposta! 🙂
    Volevo giusto il termine di paragone perché ho la rsv r 2001(tuonizzata) solo pista e mi da grandissime soddisfazioni, ma i 5 secondi ci stanno tutti con le moderne… E poi certamente possono esser meno su piste più guidate ma anche di più al Mugelli…! Grazie ancora

  8. Di nulla Andy!
    Considera che comunque già girare in 15 a Varano, ad agosto, con gomme e rapporti stradali, è un bel viaggiare.
    Con una moto più a punto, rinfrescata alle sospensioni, rapporti giusti e gomme performanti, il 1.12 si fa tutto…..

  9. diciamo le cose come stanno, a stagione ormai finita, per chi ha girato poco e ha ancora la fame addosso…. questo articolo è proprio una bastardata!! 🙂
    come mangiarsi un filetto e fare “mmhh mmhh” davanti a uno che digiuna da un paio di giorni.

    ma una convenzione pista ai lettori di giornalemotori, no??

  10. ahahahahahaha!!! Alef, sai cosa ho provato io per questi lunghi anni di inattività???? La stessa cosa mannaggia!! 😀 😀

    Per la convenzione è dura, durissima…..però magari sarebbe bello fare un ritrovo con i pistaioli del blog che così ci si fa due risate in autodromo. Magari l’anno prossimo, il fratellino mi ha chiesto di insegnargli la pista del Mugello, eh insomma, io mica posso dire di no al fratellino….che poi si fa male 😀 😀

  11. ritrovo con i pistaioli al Mugello…. si dai non è malaccio….

    A CHE ORA SI PARTE?????? 😀

    Ci sono andato una volta soltanto, a settembre dell’anno scorso. E’ fantastico

  12. Leggendo l articolo mi sono soffermato sulla parte nella quale si scrive che la rsv4 è una moto molto sensibile alle variazioni di assetto. E mi è venuto un dubbio. Quali sono le caratteristiche che rendono una moto più o meno sensibile alle variazioni di setting?

  13. La moto è compatta e corta come telaio, e ha misure praticamente da GP (solo un po piu ciccia). Le quote del telaio e il rapporto tra loro sono decisamente estremi, e quindi rendono la moto molto sensibile non solo alle variazioni di assetto, ma anche al solo cambio di posizione del pilota.
    Per esempio il modello che ho provato io esce già di fabbrica con un baricentro molto alto, e quindi sente molto di più i trasferimenti di carico rispetto alla BMW che è leggermente più bassa.

  14. Ciao a tutti! Io sono il fratellino della RSV1000….!!! siamo (quasi) a giugno 2016 ma ancora la data del mugello non è fissata.. Perciò cari lettori di Giornalemotori, a quando il ritrovo al Mugello? o Misano? Varano? Cremona?

    Dove vi pare, basta andare e dare del Gasssss…!!!

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