
Due cenni sulla pista, liscia e con grip medio in senso assoluto. Non inganni la scelta della soft al posteriore, le gomme cambiano denominazione in funzione della pista e della scelta del gommista: in questo caso era siglata soft una gomma non eccessivamente morbida, per capirci. E difatti è stata la scelta giusta perfino sulle Honda e sulle vecchie Ducati, forse fin troppo dura per le 4 in linea.
A soffrirne è l’accelerazione difficoltosa nei brevi rettilinei per le Yamaha e le Suzuki, ma questo non ha fatto altro che aggiungere pepe al duello tra un Rossi che si infilava ovunque in staccata sulle curve e un Iannone che cambiava traiettoria e angolava la curva per poter anticipare il gas e prevalere nei duecento metri di dritto successivi. Le curve di Valencia non sono facili da raccordare per nessuno tranne che per Lorenzo. Diciamolo, questa è la sua pista.
Solo qui il maiorchino ha tanta confidenza da affrontare la curva 13 in pieno drift meglio di chiunque altro, Marquez compreso, ed è cosa piuttosto inusuale sia per il suo repertorio che per le caratteristiche della sua M1. Ma ne parleremo più avanti. Resta indiscutibile che tra il grip non elevato e la capacità di raccordare le traiettorie, il confronto tra le diverse scuole costruttive sarebbe in pareggio se non fosse per quel T4 di Lorenzo. Naturalmente proprio lui, in funzione dei suoi assetti, avrebbe sofferto di una motricità carente nelle accelerazioni e quindi nei duelli, così sceglie di partire davanti e di non farsi rallentare nelle curve da nessun avversario. Formidabile e chirurgico, nulla da eccepire.
Marquez stavolta prende bene le misure e finisce la gara al traguardo invece che in qualche via di fuga. Un’ennesima caduta sarebbe disdicevole, e lui lo sa: impossibile però riprendere il padrone di casa. Sfrutta al meglio la motricità della sua Honda e passa gli avversari rubando la traiettoria e accelerando in anticipo a moto dritta, senza arrischiare le percorrenze impossibili delle ultime gare.
Bel confronto Rossi-Iannone, centraggi non troppo distanti e stili aggressivi. La differenza di accelerazione risiedeva nelle diverse traiettorie e probabilmente nella differenza di rapportatura intermedia, a lume di naso con la M1 un filo più lunga sulla terza. Ma magari sbaglio, è un’impressione personale. Una cosa però mi sento di affermare con sufficiente ragionevolezza: la gomma anteriore ha tenuto bene alle staccate e agli inserimenti di Rossi, quindi mi sembra azzardato ipotizzare un degrado precoce per chiunque altro. Bisognerebbe aver sbagliato la pressione, ecco.
Le Suzuki, infine, scontano una trazione anche un po’ inferiore a quella delle Yamaha, e pure questo era previsto. Resta da spiegare come mai la M1 con la motricità inferiore sia quella vincitrice, e riprendiamo l’argomento Lorenzo. Normalmente velocissimo in percorrenza, solo per questa pista ci aggiunge anche parecchio gas durante la piega.
Dato per scontato che, perdendo meno velocità alla corda, è anche il pilota che dovrà riaccelerare meno, stavolta non si accontenta e lascia scappare il retrotreno in perfetto controllo pur continuando sulle traiettorie a lui consuete. Ora, di solito Lorenzo ha il sacro terrore di lasciare che la moto perda aderenza sulle ruote, non foss’altro perché ogni volta lo ha pagato caro in termini di clavicole.
Qui a Valencia non sembra avere il minimo timore, verrebbe da dire che guida ad occhi chiusi su una pista che conosce a memoria. Sicuramente la pressione della sua posteriore sarà stata un decimo inferiore a quella del suo compagno, in modo da scaldarla anche con minore trasferimento, ma la cosa sorprendente è la padronanza con cui approfitta di una particolare caratteristica insita nell’assetto basso: il forcellone meno inclinato rende il drift più prevedibile e meno scorbutico proprio per il ridotto extracarico da reazione.
Gli basta non perdere velocità e comandare la deriva col gas, in modo lineare. E questo ci porta a una più ampia riflessione: Lorenzo non si sente sicuro nel sovrasterzo di potenza in generale oppure è solo una questione di abitudine? Mi spiego meglio: lui viene dalla 250 ed è passato subito alla M1, una moto che certo non ti insegna a driftare.
Non ha mai dovuto farlo, e probabilmente da lì nasce la sua scarsa dimestichezza con tale manovra. Ma qui sulla sua pista ci gira fin da bambino, e sa perfettamente qual è il limite e il modo corretto di percorrere quel T4. Insomma, questione di fiducia. La M1 gli ha sempre fatto pagare un caro prezzo, ma qui comanda lui e può guidare “a memoria”, facendo funzionare gli automatismi di una vita vissuta su questo tracciato. E dunque, lo sa fare. Questione di fiducia, e la Ducati in questo senso è sicuramente più adatta della Yamaha. Attenzione a Lorenzo, il prossimo anno potremmo avere sorprese.

Spero che Jorge legga questo debriefing, vederlo guidare la Desmo in drift sarebbe bellissimo. Che poi anche quando guida in questa maniera inusuale per lui rimane comunque pulito nella guida (o forse dolce sarebbe il termine più adatto) e bello da vedere.
Parlando degli altri, io non ho ben capito le gare di Marquez e Dovi. Il primo girava in 31 basso all’inizio, poi 31 alto e un paio di 32 bassi a metà gara e infine di nuovo 31 basso/e mezzo a fine gara. Mentre tutti sono calati verso fine gara, lui è tornato a girare forte come all’inizio. Il Dovi invece per metà gara è stato a vista alle spalle dei 4 poi è calato molto finendo per girare in 32 alto/33. Assetto sbagliato?
oltre a tutto la guida di lorenzo e’ da manuale per le minimoto e minigp e moto leggere , nei kartodromi
alla corda , braccio esterno teso , mano quasi staccata dalla manopola ,da una parte fanno sì da compensare il bc un po’ piu’ basso per rendere la moto meno scorbutica e dall’altra il bc moto/pilota vede , in quel toboga una pista piu’ larga.
sempre a mio modo di vedere le cose!! 😛
Capiamoci, non mi aspetto di vedere Lorenzo che guida come Stoner, la differenza nella formazione sportiva è distante anni luce. Ma vederlo utilizzare il sovrasterzo di potenza con la coda che allarga dolcemente, questo sì. Il link posteriore e il minore accentramento delle masse della Ducati sicuramente consentono molti margini durante il drift, e se Lorenzo prende confidenza con le potenzialità della sua moto, allora molte piste potrebbero somigliare alla curva 13 di Valencia.
A proposito di Dovizioso, il ragionamento (essì, Dovizioso è maestro nel ragionamento in gara) è stato: “Posso superare chi mi precede? No. Quanto è lontano il primo dei miei inseguitori? Bene, il mio passo fino al traguardo sarà:
Passo dell’inseguitore – (distacco / giri mancanti) = Mio passo.
Difficile fregare il Dovi.
Allora il Dovi la prossima volta è meglio che aggiunga un margine di sicurezza al suo passo perchè a Valencia è stato fregato da Policio 😛 😀
Proprio il Dovi è quello che si è lamentato di un calo di gomma che, a suo dire, avrebbe penalizzato gli staccatori a fine gara. E nel Debriefing, pur senza nominarlo, rispondevo indirettamente che se ha tenuto con le staccate di Rossi su Iannone nel finale, allora bisogna aver sbagliato pressione. Ecco il senso, in modo esplicito 😉
Bell’analisi, davvero. Commento per seguire gli aggiornamenti della discussione.
P.S.: pure Dovizioso è, a suo modo e certamente molto meno forte e raffinato di Lorenzo, un duecentocinquantista. Nel caso in cui le prospettive auspicate per Lorenzo dovessero a poco a poco realizzarsi, Andrea potrebbe apprendere e cogliere parte di quei vantaggi?
Non saprei. Su Lorenzo sono possibilista non in quanto ex 250ista ma perchè gliel’ho visto fare qui a Valencia. Del Dovi, sinceramente, non ricordo nulla di simile nemmeno quando era sulla Honda e sulla vecchia Ducati, che pure tale guida richiedeva.
Mmm, già. Staremo a vedere l’evolversi degli eventi.