
Dobbiamo essere sinceri, ogni tanto il CEO Sergio Marchionne, che ricordiamolo non è solo il capo della Ferrari ma anche dell’intera FCA, da l’impressione di essere come quei ragazzi monelli che mentre sono tutti intenti a capire cosa sta succedendo arrivano e gettano un grosso e rumoroso petardo tra la folla composta dai media, appassionati, addetti ai lavori. L’occasione è stata l’annuncio da parte della Ferrari di avere ingaggiato come terzo pilota per la stagione 2017 il talento nostrano Antonio Giovinazzi, secondo nel campionato di GP2 al debutto per pochi punti. Ma il petardo se così possiamo chiamarlo non è la notizia dell’ingaggio del giovane talento, o del fatto che da anni ormai dal Brasile 2011 che un italiano non corre in F1, ultimi furono Trulli e Liuzzi, e per vederne uno sulla Rossa bisogna andare ancora più dietro con Fisichella nel 2009, ma quanto al fatto che ancora una volta si paventa per Giovanazzi un ritorno dell’Alfa Romeo in F1.

Sia chiaro, siamo assolutamente contenti che la Ferrari dia spazio ad un giovane Italiano. Una cosa tutt’altro che scontata, visto la reticenza che il fondatore Enzo Ferrari aveva nel far correre i piloti italiani dopo che la stampa nostrana lo paragonò a Crono la divinità greca che mangiava i propri figli, i piloti italiani che morivano sulle sue monoposto. Quindi assodato che assumere Giovanazzi sia una mossa importante, siamo anche assolutamente sicuri che Sergio Marchionne conosce benissimo l’eco mediatico che si scatena ogni qualvolta venga pronunciato il nome Alfa Romeo, e ancora maggiore è il rumore che echeggia attraverso la rete se questo viene accostato alla Formula 1. Sarà che siamo indifferenti ai grandi proclami, sarà anche siamo un po come San Tommaso, ma sarebbe arrivato il momento di giocare a carte scoperte e dire esattamente come stanno le cose circa un eventuale intervento della casa del biscione in nella massima formula. LA FCA ha intenzione di far partecipare alla F1 l’Alfa Romeo come adesivo sulle scocche si altre monoposto oltre alla Ferrari, oppure come marchio sui coperchi di punterie di motori costruiti da altri, oppure ancora costruendo una unità a endotermica che poi verrebbe accoppiata ad un elemento ibrido con la partecipazione esterna di un altro fornitore, per finire alla costituzione di un intero team di progettazione italiano come succede alla Toro Rosso team satellite della Red Bull?

Tutte domande che cronisti ed appassionati dimenticano di porsi concentrandosi sul fragore dato dal nome Alfa Romeo apparso ancora una volta in conferenza stampa ad opera del CEO Ferrari. Nessuno in questa redazione è contrario all’arrivo di Alfa Romeo in F1 in linea di principio, anzi, ma il problema è che per come stanno oggi le cose Marchionne ha già abbastanza grattacapi a far andare avanti in modo competitivo la Ferrari per doversi preoccupare di gestire due team che tra l’altro sarebbe in competizione con il team di Maranello. Pensare ad una Alfa Romeo satellite all’ombra della Ferrari a raccogliere le briciole che lascia il team di Maranello dopo che per ammissione dello stesso fondatore della Rossa, è stata sua “Madre” dal punto di vista agonistico, è uno scenario che francamente ci sembra che non abbia senso per l’immagine de biscione. Meglio concentrarsi con un piano di corse adatto all’Alfa Romeo dove può sfoggiare le doti tecniche dei suoi modelli di punta andando a suonare botte da orbi ai concorrenti diretti tedeschi sul loro terreno. Egregio Sergio Marchionne l’Alfa Romeo non ha bisogno della F1, ma ha bisogno di confrontarsi in categorie come il WEC, il DTM, anche il WTCC andrebbe benissimo, ma un biscione figlio minore del cavallino non riusciamo ad immaginarlo di certo.
Daniele Amore
