La Stelvio è una SUV, ed è anche un’Alfa Romeo, due cose che all’apparenza non sono per nulla compatibili, ma il mercato è sovrano e sentenzia che le SUV si vendono, hanno un mercato in crescendo e quindi al costruttore del biscione non restava altro che cimentarsi al pari della concorrenza tedesca in questo difficile ed affollato segmento di mercato. Detto questo, quando mi hanno chiesto alla prestazione alla stampa come andasse la Stelvio, senza ancora guidarla, mi sono sbilanciato dicendo che se l’Alfa Romeo Stelvio 2.0 litri turbo da 280cv Q4, andava su strada la metà di una Giulia di pari allestimento, allora i tecnici dell’Alfa hanno fatto una grande macchina. Ebbene, a costo di perdere il lettore per strada già dopo questi pochi righi, posso dire senza dubbio che la Stelvio non va la metà, ma viaggia esattamente uguale alla Giulia. I tecnici del biscione sono riusciti a creare un prodotto dal telaio talmente ben bilanciato che non avverte la diversa posizione del baricentro tipico delle vetture come le SUV.
Salire a bordo ci si ritrova leggermente rialzati, anche se con le diverse regolazioni si può tranquillamente adottare la classica posizione di guida sportiva. La Plancia ricalca il design già visto sulla Giulia con qualche dettaglio differente all’altezza del cupolino ed il contorno della strumentazione. La qualità dei materiali appare di buon livello, ed a differenza di quanto avevamo notato con la Giulia, sulla Stelvio si ha la sensazione che ci sia stata una maggiore cura per l’assemblaggio delle componenti, soprattutto nelle zone più nascoste. Unico dettaglio che stona è l’accostamento tono su tono delle componenti interne. Il grigio ed il nero la fanno da padrone almeno nell’allestimento che ci è stato fornito in prova, ma si può scegliere anche un accostamento decisamente più latino, senza perdere di qualità.
L’impianto d’infotainment è lo stesso della Giulia con le stesse funzioni, completo e facile da usare. Molto apprezzabile l’impianto di climatizzazione, potente, ben regolabile con bocchette per i posti posteriori perfettamente calibrato per potenza ed intensità dei flussi. Lo spazio davanti è buono, dietro migliora tanto per effetto della linea con il padiglione meno spiovente e più largo all’altezza delle spalle e testa. Aprendo il bagagliaio invece si ci aspettava una maggiore capienza. Difficilmente riesce a superare i 450 litri più della rispettiva berlina ma decisamente meno di una classica Station Wagon. Nonostante il lunotto meno inclinato rispetto berlina, i montanti spessi non consentono di percepire gli ingombri esterni in modo chiaro, meglio affidarsi ai sensori presenti per la zona posteriore e la telecamera. Davanti va fatta l’abitudine a percepire gli ingombri per evitare toccate sgradevoli. Su strada il set up è abbastanza morbido da consentire di assorbire le asperità più secche nonostante il diametro dei cerchi in lega da 19 pollici. Si accusa in modo particolare qualche scossone per i posti posteriori ed una certa rumorosità di fondo degli pneumatici.
Il motore è il 2.0 litri che abbiamo descritto quando abbiamo parlato della Giulia Veloce. Un motore tanto corposo e pieno di carattere da non accusare minimamente la leggera differenza di peso nell’ordine di 100kg che la Stelvio si porta appresso rispetto alla sorella berlina. L’accelerazione cambia di poco rimanendo sempre di ottimo livello appena sotto i 6 secondi nello scatto da 0-100km/h. La ripresa è ancora più impressionante aiutata dal cambio automatico, un autentico gioiello perfettamente in sintonia con la tipologia di veicolo. Il comando si adatta appieno alle esigenze del driver, modificandosi nella logica di cambiata a seconda della posizione del manettino. Sarebbe perfettibile se si potesse scegliere una logica di cambiata scorporata da quella del DNA, potendo usare una modalità più veloce anche quando il comando è posizionato in Normal, in ogni caso l’uso della palette dietro il volante consente al conducente di aver sempre la marcia giusta per le sue esigenze quasi come un cambio manuale.
Nonostante l’aggravio di peso, l’impianto frenante ha dimostrato di essere potente ma soprattutto ben calibrato per resistere alla fatica. La modulabilità è di buon livello consentendo ai piloti più esperti di poter gestire al meglio i trasferimenti di carico. Giocare con la Stelvio è un piacere. La trasmissione integrale è la stessa presa pari pari dalla Giulia Veloce, quindi anche la Stelvio si comporta in prevalenza come una trazione posteriore che diventa integrale spostando la trazione sulle ruote anteriori a seconda delle esigenze. Questa SUV è la dimostrazione evidente che quando il progetto di base è eccellente non ci sono limiti. Nessun difetto come potrebbe essere il baricentro rialzato, il peso maggiore, ed una gommatura tipicamente votata al carattere versatile della vettura non certo sportiva non inficia minimamente sul comportamento di base.
La tenuta di strada è eccellente, sicura. Se c’è un elemento che cede per primo in condizioni di difficoltà questo è proprio il tipo di pneumatico, nettamente inferiore per prestazioni a delle tradizionali coperture estive soprattutto quando si affronta una strada piena di curve con temperature molto alte. Nonostante ciò per andare cercare il limite della Stelvio bisogna cercare guai in curve particolarmente difficili a velocità molto alte per la stragrande maggioranza degli utenti anche quelli più sportivi. Lo sterzo rimane sempre preciso, telepatico, per la sua capacità di risposta fulminea alle esigenze del driver. Una volta trovato l’appoggio la Stelvio resta aggrappata alla curva senza sorprese, anche se si provoca apposta una reazione, rimane sempre sincera e facilmente controllabile.
Se le prestazioni non hanno subito variazione anche con l’aggravio di peso, non si può dire lo stesso per quello che riguarda i consumi. Anche guidando in modo parsimonioso con l’utilizzo ridotto del manettino nella posizione Dynamic fare più di 10km/litro è veramente difficile. Per gli amanti della bella guida unita al risparmio in listino esiste la versione diesel da 210cv, molto equilibrata nelle prestazioni con un occhio ai consumi. La Stelvio nella versione Super da noi provata aveva in dotazione ogni tipo di pacchetto accessori previsto dal listino. Una versione completa che coccola letteralmente il conducente ed i passeggeri. Certo manca qualche effetto speciale tipico della concorrenza tedesca più agguerrita, ma ci sono tutti gli elementi per il confort e la vivibilità della Stelvio. Anche il comparto sicurezza è curato, con una serie di sistemi di controllo della guida, che aiutano il driver a guidare in perfetta sicurezza. Chi pensa di trovare un sistema di guida autonomo, non ha ancora ben compreso lo spirito della Stelvio. Una vettura che va guidata. Il conducente si deve godere il piacere di guida, una qualità sconosciuta alla maggioranza delle vetture della concorrenza. Con la Stelvio l’Alfa Romeo si mette in rotta di collisione diretta con un altro modello analogo prodotto dalla Cavallina di Stoccarda, e senza il minimo timore reverenziale.
Daniele Amore
