
Giungiamo ora a quello che è il piatto forte del GP: atto deliberato o involontario? Per non utilizzare le poco diplomatiche parole di Toto Wolff (che ha a sua volta chiamato in causa James Allison nel caldissimo dopogara), bisogna più correttamente parlare di mero errore di guida. Questo è quello che è successo a Kimi Raikkonen in curva-3, pochi istanti dopo la partenza del Gp di domenica. Iceman arriva lungo in staccata nel tentativo di scavalcare Hamilton, il quale non chiude la porta e lascia correttamente spazio all’interno. Il finnico blocca però l’anteriore destra e scivola verso l’esterno, finendo per colpire la posteriore destra del campione del mondo in carica. Sacrosanta la decisione di penalizzare Kimi con dieci secondi e due punti sulla Superlicenza, ma a questo punto viene legittimo interrogarsi sulla continuità di giudizio rispetto a quanto accaduto soli 14 giorni prima al Paul Ricard. In quel caso Vettel fu sanzionato con soli cinque secondi di penalità, una scelta congrua con simili incidenti avvenuti in partenza dove, si diceva, i giudici di gara tendono a essere un po’ meno severi. Dunque, delle due l’una: o Raikkonen doveva essere sanzionato con cinque secondi di penalità, oppure anche Vettel avrebbe meritato dieci secondi per il suo analogo contatto con Bottas. Bisognerebbe fare un po di chiarezza, o trovare metodi che diano la stessa penalità a tutti in simili circostanze, e non solo perché si tratta di una lotta mondiale o meno. Non è possibile che in funzione di chi si colpisce involontariamente i giudici diano penalità più o meno severe, in questo caso “il padrone di casa”.
Proprio in questa stagione è stata inserito un archivio video con tutti i possibili contatti e infrazioni per permettere ai giudici, differenti a ogni GP, di essere omogenei nell’assegnare le penalità, ma purtroppo in questo campionato stiamo vedendo tutto purché omogeneità e equità nel conferire le sanzioni…
Luca Galatioto
