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F1: Campionato del mondo 1982, il mondiale più triste della storia della massima formula

La nostra macchina del tempo che ci porta a spasso nei mondiali di Formula 1 del passato, nell’attesa che la nuova stagione abbia inizio. Siamo nel 1982, la peggiore annata in assoluto della storia della massima serie, il punto più basso mai toccato dalla F1. Per quanto gli appassionati possano pensare che l’era attuale sia brutta, nulla può essere peggio di quanto si è visto nel 1982. Per la cronaca Keke Rosberg,  papà di Nico vinse il suo unico campionato piloti,  mentre il titolo Costruttori andò alla Ferrari, un titolo, siamo sicuri a Maranello non ricordano con piacere. Il 1982 comincia tra le polemiche, i piloti non sono contenti delle nuove monoposto e della componente aerodinamica che vede nell’evoluzione dell’effetto suolo la sua massima espressione. Le monoposto sono nella loro completa interezza una unica gigante ala rovesciata in grado di poter viaggiare anche in una galleria a testa in giù. Questo cambia radicalmente il modo di guidare le monoposto. Non c’è più spazio per l’improvvisazione, le vetture devono stare tutte sullo stesso binario, basta anche un piccolo angolo di traverso per disturbare il flusso aerodinamico. Per non dire del pericolo se dovessero alzarsi di pochi millimetri o peggio andare in testacoda. Il decollo era garantito.

Gente come Villeneuve hanno sempre fatto la differenza guidando le vetture oltre la traiettoria ideale,  ora si trovano a guidare auto piatte come Go-Kart, cosa che avvantaggia i piloti di recente formazione che arrivano da questa particolare categoria addestrativa. In Sud Africa i piloti minacciano lo sciopero, una protesta che muore prima della gara,. Jean Marie Balestre, capo della FISA ( Federation Internationale Sport dè l’Automobile) un uomo che aveva la rara capacità di stare sulle palle a tutti, ma proprio tutti, decide di usare la tattica del pugno duro e punire il tentativo di protesta stracciando la superlicenza a tutti i piloti. Il tempo di capire che senza piloti non si correva nessun mondiale che Balestre ritirò la minaccia. Quindi, dopo una serie di minacce a vuoto da parte di tutti partiva il Gp del Sud Africa. Vince a sorpresa Alain Prost su Renault RS30B. Il secondo Gp è quello del Brasile.

 

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Una precisazione su alcune modifiche regolamentari rispetto all’annata precedente il 1981. Le monoposto dovevano pesare 585kg al posto dei 580kg della precedente stagione. I team britannici trovano una soluzione per abbassare il peso delle monoposto che fa sembrare la storia dei forellini Mercedes 2018, un giochino per bambini dell’asilo. Usano un serbatoio di acqua per un presunto raffreddamento dei freni aggiuntivo di 10kg. A fine gara prima delle verifiche i serbatoi erano di nuovo pieni.  La cosa non andò già agli altri team e scoppiò la polemica con relativa denuncia all’organo competente, la suddetta Fia.

A seguito della denuncia, le due monoposto vincenti in Brasile la Brabham di Piquet e la Williams di Rosberg, seconda, vennero squalificate. Prost con la Renault RS30B, si trovò una seconda vittoria frutto di circostante strane! I team britannici, sfruttarono la loro associazione gestita da Bernie Ecclestone, la FOCA per fare ricorso. Intanto il mondiale va avanti. Tra polemiche, proteste e raggiri regolamentari si arriva alla terza gara. Si va in terra americana per il Gp degli USA EST sul tracciato cittadino di Long Beach in Florida. Un tracciato dove i motori Turbo erano in netta difficoltà. Una pista da alto carico aerodinamico. Una delle soluzioni era quella di sigillare il fondo piatto per avere un flusso aria costante migliorando la pressione verso il basso.

Già dal 1979 per sigillare il fondo si usava una soluzione mobile detta”Minigonna“. Una elemento che variava la sua altezza al contatto con il manto stradale sigillando il fondo. La FISA mise un freno alle mobilità della minigonna costringendo i team a bloccarla in un unica posizione, solo nel 1983 furono escluse del tutto. I team dovettero compensare usando superfici alari più grandi per recuperare carico, soprattutto sui tracciati cittadini come Long Beach. La Ferrari era in particolare sofferenza non avendo un ala posteriore adatta allo scopo. Il team di Maranello, quindi, si inventa una furbata che quella del serbatoio dell’acqua dei britannici sembra quasi uno scherzo. Roba da far impallidire i tecnici moderni.  Mette due ali posteriori una attigua all’altra. Il problema è il superamento della larghezza della monoposto. Quindi vengono sovrapposte nella zona centrale. A parte la bruttezza,  l’effetto è valido.  Villeneuve arriva a podio limitando i danni. La  vistosa e bizzarra soluzione Ferrari non passò inosservata. Fu fatto reclamo e Villeneuve fu squalificato dal GP degli USA EST.

Sta volta ad approfittarne fu Niki Lauda, rientrato più in forma che mai dopo la pausa sabbatica. La stampa dell’epoca al proposito del suo ritorno scriveva fosse più in forma di quando vinceva i mondiali con la Ferrari.  il mondiale si giunge in Europa per il Gp di San Marino ad Imola con la spinosa questione del Gp del Brasile ancora aperta. La FISA risolve il problema respingendo il ricorso dei team Britannici confermando la vittoria di Prost. La cosa non va giù ai componenti della FOCA. Lo sciopero non è più una minaccia. I team di Brabham, McLaren, Williams, Lotus, Ensign, Fittipaldi, Ligier ed Arrows, diserteranno il Gp di San Marino. In griglia di partenza c’erano Ferrari, Alfa Romeo, Tyrrel, Toleman, ATS ed Osella e un’indecisa Renault che vorrebbe correre con una sola macchina per non scontentare nessuno. La Renault ci ripensa e occupa tutta la prima fila nelle qualifiche.

La gioia francese dura poco. Le Renault devono lasciare spazio alle Ferrari per problemi tecnici. Villeneuve e Pironi danno spettacolo duellando tra di loro, infiammando il pubblico.  Imola era una pista dura per i consumi. Il muretto box mostra il cartello SLOW al passaggio della monoposto 27.  Villeneuve rallenta, fiducioso che il team debba restituire ciò che lui fece all’epoca del mondiale di Jodi Scheckter nel 1979. Il suo compagno,  Pironi non era d’accordo. Sorpassa Villeneuve, il canadese non risponde, pensa che il compagno gli lascerà la posizione, che il team dia indicazioni, ma nulla la gara finisce con il francese che fa uno sgarbo che resterà nella storia della F1 vincendo la Gara. Sul podio il risentimento, la rabbia di Villeneuve è tanta che lascia coppa e lo champagne abbandonando quello che sarà chiamato il podio maledetto. Al terzo posto infatti c’era la giovane promessa italiana Michele Alboreto con la Tyrrel terzo. A risolvere la guerra tra FISA e la Foca non fu il presidente Balestre, ma il potere politico della Ferrari. Il DS spotivo Marco Piccinini, per conto del Commendatore in persona, trovò un accordo tra le parti che evitò nelle gare future un altro sciopero. Giusto per capire la differenza di peso politico rispetto ad oggi del team di Maranello!

Quello che segue dopo lo sgarbo di Imola, è la peggiore gestione di una rivalità tra piloti che la storia della Formula 1 possa ricordare. Il team non fa quadrato intorno a Villeneuve. Le voci di una partenza del canadese, già corteggiato da McLaren prendono sempre più piede gettando benzina sul fuoco. La Ferrari assume una posizione neutrale.  Villeneuve, rilascia una intervista al direttore di Autosprint , Marcello Sabbatini,  dove spiega tutte le sue motivazioni. Dichiarazioni che gettarono che alimentano la tempesta perfetta. A Zolder, In Belgio, la Ferrari è favorita. Sembra che sia la macchina giusta per vincere il mondiale 1982, ma non si è stabilita una gerarchia interna al team. Il problema va risolto in pista a suon di prestazioni e giri veloci fin dalle prove libere. Villeneuve è sempre al limite per ogni giro, non ha più gomme nuove, non avrebbe senso uscire ancora a fine sessione, ma deve battere Pironi. Sulla sua strada trova la monoposto lenta di Mass. Il Canadese non rallenta, gli sale letteralmente addosso. La monoposto dell’aviatore vola. Villeneuve perde la vita scaraventato fuori dalla sua Ferrari. Non era la prima volta che l’aviatore volava, ma sta volta sarebbe stata l’ultima. Il Gran Premio come sempre si svolse. La Ferrari ritirò la seconda macchina per lutto. La vittoria andò al mago delle rimonte John Watson con la McLaren.

Il mondiale di Formula 1 va avanti. Lo spettacolo che non si deve fermare.  Sui due tracciati cittadini che seguono, Monaco e Detroit vincono i motori aspirati con il nostro Riccardo Patrese ed ancora John Watson. A quell’epoca si correva con due tipologie di motorizzazione. Aspirata con cilindrata di 3.5 litri e Turbo da 1.5 litri. Per altri anni la FISA provò a limitare lo strapotere dei neo nati motori TURBO tenendo in vita con improbabili bilancio della potenza i motori aspirati per i piccoli e medi team. Inizialmente i motori aspirati potevano ancora reggere il passo sui tracciati cittadini, ma la potenza dei turbo li avrebbe schiacciati di lui a poco. Le due vittorie dell’82 furono solo un  prolungamento di una lenta agonia. Il 1982 fu un anno funesto. Nel Gp del Canada, il giovane Italiano Riccardo Paletti al volante della sua Osella, perse la vita centrando in pieno la monoposto di Pironi piantatosi alla partenza proprio davanti agli occhi devastati della madre.

Paletti
F1: Campionato del mondo 1982, il mondiale più triste della storia della massima formula 3

Al GP del Canada  si fu la prima affermazione del motore BMW TURBO. La Brabham, infatti, sostitui la motorizzazione Ford aspirata con il Turbo Bavarese sulla monoposto del brasiliano Piquet. La Ferrari in ripresa dopo la morte di Villeneuve puntava al mondiale con Pironi.  In Olanda sulla pista di Zandvoort vinse il francese. In Gran Bretagna la McLaren dimostra è profeta in patria. Niki Lauda vince la seconda seconda gara stagionale . In Francia fu la volta della Renault di Arnoux. Il francese era l’ennesimo vincitore diverso di un mondiale che faticava a trovare un protagonista.

Il destino prese la sua rivincita su Pirono in Germania. Sul tracciato di Hockenheim sempre nelle prove libere, la Ferrari di Didier Pironi andò a sbattere contro la monoposto di Alain Prost. L’ennesima vettura ferma in pista per problemi tecnici.  La Ferrari 126C2 del Francese non decollò, ma le conseguenze per il pilota della Ferrari furono comunque gravi al punto da tenerlo lontano dalle corse per sempre. Morirà anni dopo mentre era alla guida di un motoscafo nelle categoria Off-Shore. Il ritiro di Pironi, mise praticamente la parola fine sulle speranze di Maranello di vincere il titolo mondiale piloti, lasciando aperta la lotta per il titolo costruttori. A sostituire la coppia Ferrari furono chiamati, Patrik Tambay e Mario Andretti. In Austria vince il nostro Elio De Angelis con la Lotus raccogliere il trofeo del vincitore. La svolta per il mondale piloti si ebbe sul tracciato di Digione con la vittoria di Keke Rosberg con la Williams. Il pilota Svedese era il più regolare fino a quel momento. Anche con una sola affermazione, grazie ai piazzamenti  lo mise nella condizione ideale per puntare al titolo.

1982 hockenheim accident 01
F1: Campionato del mondo 1982, il mondiale più triste della storia della massima formula 4

Il campionato del 1982 è stata la stagione che in assoluto ebbe più vincitori diversi. Anche Michele Alboreto ebbe il suo momento di gloria con la Tyrrel sul tracciato di Las Vegas valido per il Gp degli USA OVEST. Alla fine si avranno ben 11 piloti vittoriosi diversi.  A voler essere assolutamente ottimisti, si può dire che nel 1982, fù un ottimo anno per l’automobilismo italiano con tre affermazioni dei nostri talenti.  Per vedere un italiano oggi in F1 bisogna affidarsi alle grazie di Ferrari, ed alle speranze nella gestione di Sauber! La Ferrari vinse il campionato costruttori, magra consolazione. Sembrò quasi che la dea bendata abbia voluto prendersi gioco della Ferrari. Una sorta di punizione divina per la pessima gestione dei due piloti! Per anni i tifosi della Rossa, gli addetti ai lavori, hanno rimosso dalla mente il mondiale costruttori del 1982. Quando Michael Schumacher riportò il titolo a Maranello si faceva sempre riferimento al campionato piloti vinto nel 1979, quasi a voler cancellare una delle pagine più tristi della Formula 1.

Daniele Amore

 

 

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