Le prestazioni del campione del mondo in carica nel Gp di Australia sono state sottotono fin dai primi metri della partenza. Bruciato alla partenza da Bottas, Hamilton è apparso in difficoltà a tenere il passo del finlandese. Da li la decisione di Mercedes di andare in marcatura sulla Ferrari cosa che ha ulteriormente peggiorato la gara del campione britannico. A fine gara, i tecnici Mercedes, nell’esaminare la monoposto hanno notato che il fondo della vettura era danneggiato nella zona di sfogo immedatamente davanti alla ruota posteriore. Se come sembra questo piccolo danno ha protato un peggioramento delle prestazioni della W10, allora è confermato che le monoposto nella configurazione aerodinamica 2019 sono talmente sensibili anche alle minime variazioni di carico da peggiorare o migliorare in modo considerevole anche sotto l’influenza di piccoli elementi che diventano fondamentali nel bilanciamento generale.
Il flusso aria fuori controllo davanti alla ruota posteriore, si insinua nel canale del diffusore riducendo il carico aerodinamico, a conferma che la Mercedes ha lavorato veramente tanto per avere effettuo suolo maggiore che efficienza aerodinamica. Se poi c’è una dissimettria tra i due flussi aria tra i due lati della monoposto allora c’è un certa imprevedibilità delle reazioni che arrivano al pilota.
Lo stato della monoposto ha avuto anche infuenze negative sullo sfruttamento degli peneumatici soprattutto quelli di mescola gialla. Lo stesso Hamilton esaminando i dati con gli ingegneri, ha determinato come il quarto giro quello in cui si è verifiato il danno al fondo facendogli perdere il contatto con Bottas.
Non essendo andato mai sul cordolo, o fuori pista nelle fasi iniziali, si pensa che Hamilton possa aver preso pezzi dell’ala di Kubica o Ricciardo che hanno danneggiato il fondo.
Ovviamente non ci sono datil telemetrici in nostro possesso che possono cofutare la perdita di carico aerodinamico da parte di Hamilton, ne del fatto la sua vettua sia stata sbilanciata al punto da non poter portare il passo di Bottas. Ma non ci sono nemmeno motivi per negare l’ipotesi degli ingegneri Mercedes.
Questo conferma solo una preoccupante ipotesi che vuole le monoposto di quest’anno troppo sensibili ai minimi cambiamenti di configurazione sia sopra che sotto la vettura, anche cambi di temperatura, di vento, con conseguenze importanti in termini prestazionali.
Daniele Amore
