Roland Ratzenberger, pilota di Formula 1, nato nel 1960 come Ayrton Senna e morto il giorno prima del campione brasiliano nel funesto week end di Imola 1994. La differenza sta nel fatto che il pilota austriaco fa parte di quella categoria dei morti nel motrsport minori. Coloro che pur avendo la stessa passione, l’abnegazione dei grandi campioni non sono entrati nel mito e nel immaginario collettivo perchè non protagonisti di vicende sportive leggendarie.  Sarebbe stato difficile diventare del resto il mito del motorsport con una Simtek, una monoposto che faceva fatica a qualificarsi per la gara, anche se a dire il vero il solo fatto di partire anche ultimo era al pari di una grandissima vittoria per Roland. Il fatto però di correre con un team minore senza prossibilità di successo, non gli ha impedito di finire a 315km/h contro le barriere esterne della curva Villeneuve ad Imola per la rottura di una parte dell’ala anteriore.

La cella abitativa aveva retto l’urto ma la decelerazione a cui è stato sottoposto il pilota è stata almente forte da provocara una lesione alla base del collo fatale.

Oggi Roland Ratzenberger rappresenta tutti i piloti che secondo gli appassionati corrono solo perchè portano sposor, o addirittura pagano il posto, fino ad arrivare a comprare la scudera. Indipendentemente dal talento, meritano il rispetto che si deve ad un professionista che rischia la pelle ogni volta che si scende nell’abitacolo di una monoposto.

Anche se oggi le corse sono oltremodo sicure, c’è sempre dietro l’angolo una condizione, una situazione che nessun dispositivo che progetta la Fia possa prevedere. Quindi a tutti gli appassionati, soprattutto quelli che usano i social che una volta finita la gara, il rispetto resta per chi rischia la vita.

Daniele Amore