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“Queste sono le corse”, “questo è il motorsport”, “… si sa, così vanno le gare”. No. Allora, partiamo dal presupposto che non stiamo facendo del becero supporto a nessuno. Penso che ogni tifoso sia in grado di affermare e di confermare quando il proprio giocatore, squadra, pilota, ecc. ha fatto una buona o una pessima prestazione.

Ieri sera abbiamo avuto l’esempio di come degli uomini in giacca e cravatta abbiano più potere decisionale di 20 ragazzi in tuta, sudati e stanchi ma divertiti. Anzi, togliamo il divertiti, ma mettiamo un frustrati. Correre in questa maniera, di certo, non farebbe piacere a nessuno, nessuno gareggerebbe con il cuore leggero. Vi ricordate il mio pezzo sul “vale ancora la pena seguire la F1 ?“, ecco, io non cambio idea sulla mia precedente posizione ma qualche domanda in più inizio a farmela e, anzi, trovo alcune risposte ad altri miei vecchi quesiti.

No Lewis, non illuderci per favore

Lewis Hamilton, poco prima dell’inizio del week – end canadese, avrebbe affermato che questa Formula 1 non è divertente, non è appassionante e non è stimolante. Vorrebbe una Formula 1 meno tecnologica e più tecnica, più veloce, più spericolata e, vogliamo dirlo ?, più pericolosa.

Non nego che questa dichiarazione ha colpito tutti i tifosi e ha fatto ben sperare per un miglioramento in un prossimo futuro. Poi arriva la domenica, la gara, la partenza, i sorpassi e, ovviamente, gli errori. Sì perché quello di Sebastian Vettel è stato un errore, un bloccaggio dell’anteriore sinistra che l’ha fatto andare lungo. Di certo, infatti, il tedesco non ha la fama di essere un dirty driver e non era sua intenzione schiaffare qualcuno sul muro. Alle sue spalle Lewis Hamilton. Il campione inglese ha tentato l’impossibile ma, obiettivamente, se la tua dannata macchina lì non ci passa non è che mediante l’imposizione delle mani quasi fossi il papa, allora ci passa miracolosamente.

La fisica è la fisica diamine. Hamilton avrebbe potuto, semplicemente, rallentare e godersi, magari, lo spettacolo di Vettel a muro o, scalare una marcia e aggirare il ferrarista all’esterno. Quello di Hamilton è stato un errore di valutazione come un errore è stato quello di Sebastian.

Onore ai tecnici in rosso

Non posso, in questo momento, non citare le parole di un collega da me molto stimato e seguito come Giorgio Terruzzi che, nelle sue pagelle, segna un 5 a Hamilton con la seguente motivazione: “È il più bravo di tutti ma quando fa il carognino dell’oratorio e poi il signore diventa insopportabile. Che chieda penalità per vincere ci sta. Che tiri sul podio alto Vettel, vista la situazione, non ci sta affatto. Meno finzione, Ciccio“.

Un ultimo momento di riscatto l’abbiamo tutti avuto quando Vettel ha scambiato le targhe della posizione e quando è salito sul podio. Eh sì, non doveva salire per protesta. Ma protesta cosa, i tecnici ci hanno messo sudore, sangue e speranze nel preparare una vettura competitiva per questa prova del mondiale. E ci sono riusciti e a loro va i complimenti e le congratulazioni più sentite per aver mandato entrambi i propri piloti sul podio.

Ora, che la decisione di confermare o meno la vittoria sia messa in discussione mi interessa fino ad un certo punto. Il fatto è che, in questa occasione, la gara non è stata vinta sull’asfalto, dentro una macchina da 1100 cavalli ma dietro un banco, con una penna biro in mano e un foglio di carta.

No, ve lo posso assicurare amici, oggi lo sport non ha vinto.

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