La Toyota fu uno dei primi costruttori ad adottare la tecnologia ibrida. Dopo anni di scetticismo, la ragione è dalla loro parte, visto che tutti i brand hanno in listino, o si accingono a sviluppare, un modello ibrido di varia natura. Ora tocca fare un altro passo vanti verso la trazione elettrica basata sulla tecnologia Fuell Cell.
Il costruttore giapponese ha già in listino dal 2014 la prima auto per famiglia a propulsione elettrica con energia fornita da una pila a combustibile ad idrogeno: la Mirai.
Quello che pareva un mero esercizio accademico per mostrare le potenzialità industriali dell’elemento, è diventata la mission per portare l’idrogeno alla portata di tutti, facendo debuttare la seconda generazione per il prossimo anno.
La Mirai si è diffusa con una certa facilità in Giappone e negli Usa. Fanalino di coda proprio l’Europa dove ci sono problemi di fornitura di idrogeno alla pompa.
La Germania, solita locomotiva d’Europa, resta la più attrezzata. Sul mercato tedesco la Mirai viene venduta alla ragguardevole cifra di 78.000 euro. L’idea di Toyota è quella di aggiornare la vettura, abbassando i costi di produzione. Trovando accordi con i fornitori di idrogeno e le istituzioni statali per portare il costo della Mirai MK2 a quello di un’analoga versione ibrida.
Dal punto di vista tecnico, per chi ancora non la conoscesse, la Fuell Cell è un dispositivo che converte energia chimica di un combustibile, in questo caso l’idrogeno, in energia elettrica.
Come funziona questo nuovo motore ?
L’idrogeno è un gas in grado di essere ionizzato facilmente, perché la sua molecola è costituita da due atomi legati da un legame relativamente debole. Come comburente viene usato l’ossigeno, abbondante, disponibile gratuitamente in atmosfera in grado di reagire con l’idrogeno fornendo un prodotto ecologico come l’acqua.
Sull’elettrodo positivo, detto anodo della cella, avviene la riduzione dell’ossigeno mentre sul catodo avviene l’ossidazione dell’idrogeno. Come risultato della reazione, si crea energia elettrica con il risultato della produzione di acqua.
I due elettrodi sono immersi in una soluzione concentrata di idrossido di potassio, e rivestiti da catalizzatori per aumentare la velocità delle reazioni elettrodiche.
I vantaggi sono quelli di un rendimento elettrico elevato, fino al 60% per cento in funzione delle temperature utilizzate. Si possono utilizzare un’ampia gamma di combustibili, come metano, metanolo, gas naturale, gas di sintesi.
La modularità, che permette di aumentare la potenza installata in funzione dell’esigenza di energia elettrica, con notevoli risparmi economici. Le celle possono essere disposte in serie ed a loro volta assemblate in moduli per ottenere generatori della potenza richiesta.

Infine, un ridotto impatto ambientale, ma soprattutto consente all’auto di essere autoalimentata senza utilizzare fonti di energia esterna. Oggi succede che l’energia è prodotta da fonti non rinnovabili spostando soltanto il problema dell’inquinamento.
Resta la difficoltà di avere idrogeno liquido. Gli impianti non sono di facile costruzione ed i costi sono ancora molto elevati. Da questo punto, l’Italia, è inutile dirlo, non è al livello della Germania anche se qualcosa si sta muovendo sempre grazie all’azione di qualche amministrazione locale lungimirante.
Difficile pensare in un paese dove è difficile avere una distribuzione capillare delle colonnine di fornitura energia elettrica rapida, avere anche distributore di idrogeno!
Daniele Amore
