Leggendo il titolo si potrebbe tranquillamente affermare: “Il motocross è sempre stato uno sport molto competitivo”. Certo, non lo si mette in dubbio. Il fatto che tutti i piloti partano dalla stessa posizione di partenza, appaiati, e solo uno su 40 riuscirà a passare per primo sulla linea dell’holeshot rende il tutto molto più emozionante. Se si conta, poi, che ci sono piloti abituati a partire dalle retrovie per risalire –  in maniera pressoché inesorabile – alla vetta, il gioco è fatto.

Il mondiale motocross, in categoria MX2, è stato letteralmente dominato da Jorge Prado. Lo abbiamo detto, lo ribadiremo, lo spagnolino del team di Claudio De Carli era (ed è), davvero, di un altro pianeta. Ma, comunque, la MX2 è stata lo stesso spettacolare. Converremo tutti sul fatto che, alla fine di tutto, il numero di arrivo in una gara non è altro che un numero, e tale resta. Certo, ad ogni posizione corrisponde un punteggio ma, in ogni caso, uno che parte primo ed arriva primo è bravo indubbiamente. Uno che parte 20° ed arriva 4°, con una moto clienti, con tutto il team che lo infiamma dai box è doppiamente bravo. Quest’anno ne abbiamo visti un sacco di questi talenti che, in barba ad ogni ricompensa, hanno corso con la testa, ovviamente, ma, ancor di più, con il cuore.

La ribalta dei “numeri 2”

Parliamo di piloti come Jago Geerts che ha portato il team Monster Energy Kemea in terza posizione vincendo sulla mitica Saint Jean d’Angely ed andando a podio in molte altre occasioni. Alti e bassi ne hanno, però, minato il risultato finale ed il talento belga del motocross si è dovuto accontentare della medaglia di bronzo finale. Un’altra sorpresa è arrivata da Tom Vialle, compagno di squadra di Prado che, dall’ombra della sua seconda guida, ha messo la sua KTM davanti a tutti in Svezia vincendo il suo primo GP in carriera.

Un altro pilota di cui, personalmente, apprezzo molto lo stile è Calvin Vlaanderen. Il nederlo – sudafricano ha ottenuto la sua prima vittoria finale lo scorso anno in Indonesia. Quest’anno non è riuscito a tenere botta ma, in ogni caso, è stato sempre una presenza costate, se non dei primi 3, dei primi 5 sicuramente. Ottima stagione anche per i nostri portacolori con un Michele Cervellin sfortunato ma decisamente costante. La top 10, dopo essere stata persa nei primi GP, è stata una buona compagna del pilota vicentino. Solo il brutto infortunio rimediato in Italia gli ha minato il risultato finale. Mano sul cuore anche per i nostri Alberto Forato e Mattia Guadagnini. Forato, dopo aver perso il campionato europeo 250cc per un pugno di punti, si è gettato a capofitto nell’esperienza mondiale e nel Nazioni mostrando di avere pelo sullo stomaco anche ai più esperti piloti del mondiale.

Una parola in più la si spende per Mattia Guadagnini che, non ancora ventenne, ha già vinto il campionato europeo 125cc, il campionato mondiale in prova unica della stessa categoria ed il campionato italiano motocross. Tutti e tre i titoli nel 2019. Per lui, due prove del mondiale bastano per fargli assaporare la top 10 al debutto nella categoria cadetta.

“Eh ma tanto ha vinto perché non c’era Cairoli”

Sfatiamo il mito de: “Gajser ha vinto solo perché Cairoli si è infortunato”. Tim Gajser ha vinto perché ha dimostrato velocità, costanza e determinazione in ogni singola prova, dalla prima all’ultima. Certo, la presenza di Cairoli avrebbe aiutato a dare spettacolo alla competizione e, forse, avremmo visto l’italiano e lo sloveno battagliare per la vittoria fino all’ultima prova. Quanto sono state spettacolari le prime gare, con Cairoli vincente in 7 manche su 10 e con tre secondi posti ? Un Cairoli che si lanciava spedito più che mai verso la vittoria del 10° titolo infranto solo nella trasferta baltica. La prova in Lettonia e l’infortunio al braccio ha costretto il pilota di Patti al ritiro dal mondiale e Tim Gajser ne ha approfittato.

Anzi, non ne ha solo approfittato ma ha stravinto. Tim Gajser ha conquistato 6 doppiette, delle quali 5 consecutive, vincendo 9 GP in totale e lasciando i rimanenti 9 spartiti tra ben 4 piloti. Insomma, i 202 punti di vantaggio di Gajser sul diretto inseguitore, Jeremy Seewer, non sono proprio bazzecole. Proprio Seewer, quest’anno, ha davvero impressionato. Come Jago Geerts in MX2, anche la stagione dello svizzero ha visto alti e bassi con prove dilettevoli da vero campione ad altre decisamente sottotono.

Sorprende il team Standing Construct con Ivo Monticelli che sfiora in molte occasioni la top 5 diventando una presenza costante nella top 10. Glenn Coldenhoff si ripresenta di cattiveria, invece, come pilota di top classifica vincendo le ultime due prove del mondiale e conquistando una mirabolante terza posizione finale in campionato. Meno buona la stagione di Anstie che, in vista della sua partenza per gli States e a causa di un brutto infortunio, saluta il mondiale con solo una vittoria nel 2019.

La speranza è che, nel 2019, si possa assistere ancora una volta ad un campionato così combattuto con così tanti piloti pronti a vincere ed ad imporsi sugli altri. Un campionato mono – nome e mono marca non è mai spettacolare. Il motocross ma tutto il motorsport, del resto, è anche questo: tifo, sofferenza, felicità.

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