“Villeneuve è primo, ha realizzato il giro più veloce, ma qualcosa non funziona. La posteriore sinistra si sta afflosciando. Dovrebbe fermarsi, sarebbe facile, proprio adesso sta passando davanti ai box. Non si ferma. Prosegue. La Ferrari è ormai inguidabile. Attaccato da Jones, va in testacoda. Jones lo sorpassa.
Villeneuve riparte. Dovrebbe fermarsi, non si ferma. Prosegue. Finisce ancora fuori pista. La posteriore sinistra non esiste più.
E’ costretto ad andare ai box. Ma i box sono dalla parte opposta. Deve fare un giro intero con tre gomme usurate e una a terra. Lunghissimo. Villeneuve accelera ancora. Se supplizio dev’essere, che sia breve.
Il cerchione, ora, striscia sull’asfalto. Prosegue. Rompe la sospensione. Prosegue. Il troncone posteriore scintilla, ondeggia, ha vita propria. Prosegue. Arriva ai box in quelle condizioni. Ha appena perso il mondiale.
I meccanici lo guardano, imbarazzati. Stavolta, l’hai fatta grossa, aviatore. Lui li osserva dal basso, incredulo. Fatemi ripartire, non può essere già finita.
Gilles era cosi: prosegue.”
Queste poche righe tratte dal libro “Il piccolo aviatore” descrivono in pieno il carattere ed il talento agonistico di Gilles Villeneuve, l’indimenticato ferrarista che perse la vita 38 anni fa durante le qualifiche a Zolder.
Gilles proseguiva, sempre, sprezzante del pericolo. Lui non aveva limiti, si arrendeva solamente di fronte ad una rottura meccanica o incidente e questo gli è valso il soprannome di piccolo aviatore. Di incidenti ne ha avuti tanti, forse troppi, causati soprattutto dalla sua irruenza, la stessa che gli ha permesso di anche di disputare gare memorabili, come il duello di Digione 1979 o il sorpasso su Jones a Monaco 1981.
La carriera di Villenuve in Formula 1 vanta appena 6 successi, 2 pole position e un mondiale sfiorato nel 1979, dove fece lo scudiero del Jody Scheckter ad un certo punto della stagione. Villeneuve ha emozionato gli animi per quel giro su tre ruote a Zandvoort, per aver corso gli ultimi giri del Gran Premio del Canada del 1981 col musetto che gli ostruiva la visuale, ma anche per quel Gran Premio di Spagna, sempre del 1981, dove resistette a ben 4 agguerriti avversari (Laffitte, Watson, Reutemann e De Angelis) per tutta la gara.
Il Mondiale 1982, col senno di poi, sarebbe stato probabilmente suo ma quel sogno, e il sogno di tanti tifosi, si è infranto in quel “SLOW” apparso nel cartellone durante il Gran Premio ad Imola. Slow…rallentare, un modo come un altro per dire ai piloti di non correre rischi, di preservare le posizioni e di rimanere cosi al traguardo. Una parola fraintesa, forse, da Pironi che ha soffiato la vittoria a Gilles all’ultimo giro.
Il canadese volante si è sentito tradito non solo dal compagno di squadra, ma anche dallo stesso Enzo Ferrari che non difese il canadese perché tanto, sempre una Ferrari aveva vinto. La sua guida sempre al limite, la sete di vendetta nei confronti di Pironi, la mente offuscata da mille pensieri e una incomprensione con Mass… Gilles volerà via per sempre alle 13:53, sette minuti prima della fine delle qualifiche.
Io gli volevo bene, scrisse Enzo Ferrari sul suo libro “Piloti…che gente!” ma sarebbe più corretto dire “Noi gli volevamo bene”. Salut Gilles
