La notizia che Vettel e la Ferrari rompono, di comune accordo, il loro matrimonio, è una scena già vissuta qualche anno fa. Dopo Fernando Alonso, anche Vettel si è stancato della Ferrari e ha deciso di guardarsi altrove.
Le storie dei due piloti in quel di Maranello sono molto simili: sono arrivati per vincere, hanno trovato una squadra allo sbando e con poco peso politico all’interno della Federazione, hanno avuto per le mani delle monoposto non sempre all’altezza degli avversari, si sono scontrati con il loro team mate, se ne sono andati sbattendo la porta.
Alonso era arrivato in Ferrari nel 2010 e assieme a quel giovane talentuoso spagnolo, c’era la voglia di ritornare ai vertici, di ripetere i successi di Schumacher. Ma l’impresa è stata più ardua del previsto e, tra errori dello spagnolo e soprattutto errori madornali del team, i Titoli iridati sono stati solamente annusati nel 2010 e 2012.
In queste due stagioni, la prova di forza dello spagnolo è stata enorme e probabilmente in quelle annate ha dimostrato tutto il suo vero potenziale, spesso vanificato da errori da parte della Ferrari. Un team come quello di Maranello non può permettersi certi strafalcioni né in qualifica né in gara e l’errore strategico di Abu Dhabi 2010 ne è la dimostrazione.
Bisogna ammettere che il pilota non sempre è stato perfetto, vedi qualifiche di Monaco 2010, ma gli errori del team, anche di natura tecnica, sono stati ampiamente superiori a quelli di Alonso.
Come se non bastasse si era accesa una rivalità interna tra lo spagnolo e Massa ed il brasiliano non voleva assolutamente svolgere il ruolo della seconda guida. Il matrimonio tra Alonso e la Ferrari si è concluso nel 2014, dopo una tragica stagione al volante di una delle peggiori monoposto della storia Ferrari: Alonso, attratto dal ritorno della Honda in F1, lasciò Maranello a fine stagione con il suo bagaglio ancora carico di speranze Mondiali.
Al suo posto la Ferrari decise di puntare su Vettel, tedesco, 4 volte campione del mondo. Le similitudini con un altro tedesco ferrarista, un tale Schumacher, non si sono di certo sprecate. A Seb è stato affidato l’infausto compito di riportare la Scuderia sul tetto del mondo, ma anche lui, come Alonso, ha dovuto scontrarsi con una dura realtà.
Alla sua prima stagione è riuscito a vincere 3 Gran Premi, come Schumacher al suo anno d’esordio in Rosso, e anche qui le similitudini e i paragoni con il Kaiser non sono mancati. Vettel, come Alonso, ha avuto due chance di vincere il Titolo: nel 2017 e nel 2018. In entrambe le stagioni errori di strategia, sviluppo insufficiente della macchina, sfortuna ed errori del pilota, hanno influenzato in negativo l’esito finale.
Soprattutto nell’ultimo periodo, Vettel ha dimostrato poca lucidità nella guida, commettendo una serie infinita di errori, iniziati dal Gran Premio di Germania del 2018. Nell’ultimo anno ha patito moltissimo la presenza di Leclerc che alla sua prima stagione in un team di alto livello, è riuscito a surclassare Vettel come risultati in pista.
Possiamo dire che il matrimonio tra Vettel e la Rossa è finito ad Interlagos, con la collisione in gara tra i due piloti. Vettel deve aver capito che se rimane in Ferrari dovrà fare da scudiero al giovane monegasco e la cifra, al ribasso, che la Ferrari gli ha proposto come rinnovo era un modo elegante di dargli il benservito.
Ma cosa ha influito negativamente sulla carriera in Ferrari di Alonso e Vettel? In fondo parliamo di due campioni del mondo che messi assieme fanno 6 Titoli Mondiali, mica bruscolini.
In primis in Ferrari manca un uomo con le palle d’acciaio al muretto, un Direttore Sportivo che riesca a creare un gruppo vincente…praticamente quello che era riuscito a fare Jean Todt. Ma il continuo cambiamento ai piani alti della GES Ferrari ha impedito che ciò accadesse.
In pochi anni si sono susseguiti Domenicali, Mattiacci, Arrivabene e adesso Binotto. Come si può pensare di creare la giusta armonia e stabilità, che stanno alla base di qualsiasi team vincente, se ogni 3×2 vengono fatti dei cambiamenti? E questo ha pesato tantissimo, soprattutto per Vettel, un ragazzo molto emotivo e sensibile.
Certamente guidare per la Ferrari ha la sua pressione, tutti si aspettano il massimo da te soprattutto se vieni paragonato ad un mostro sacro come Schumacher, ma non è possibile che al di fuori della Ferrari tutti sono campioni mentre quando arrivano a Maranello diventano incapaci di vincere.
In Ferrari c’è qualcosa che non va nella gestione delle persone e la prova tangibile l’abbiamo con Aldo Costa, cacciato in malo modo da Maranello ma che fuori da quell’ambiente è riuscito a sfornare una serie di monoposto che hanno permesso alla Mercedes di fare man bassa di risultati in questi ultimi anni.
