Alzi la mano chi ha riconosciuto la Jeep CJ7 su cui è seduta la mitica Daisy Duke.

La mitica cugina, interpretata dalla bellissima Catherine Bach, dei protagonisti di Hazzard, una delle serie televisive icone degli anni 80. Per chi è andato oltre i bassi istinti riproduttivi diciamo che la Jeep CJ7 è stata una delle tante versioni di una vettura che è stata icona della storia dell’automobilismo.

La Jeep Willys nasce nei primi anni 40 come veicolo per consentire lo spostamento veloce del personale durante la seconda guerra mondiale. Un veicolo leggero inarrestabile grazie alla trazione 4×4 che ottenne un enorme successo nelle forze armate americane.

Finita la guerra, la Jeep smise la mimetica per vestirsi di abiti civili cambiando denominazione con CJ ovvero Civilian Jeep. Gli automobilisti americani avevano ricevuto in eredità un veicolo in grado di andare ovunque, perfetto per il tempo libero, ottimale per vivere appieno i grandi spazi americani.

Una delle teorie la serie Cj sia stata la prima SUV, Sport Utility Vehicle della storia. Un’affermazione corretta se si considera la definizione letterale del termine SUV. Bisogna discernere, quindi, dalla funzione per cui è usato nelle auto moderne.

Le sue doti di robustezza, grazie alla semplicità del telaio a longheroni, il design squadrato mascolino ne decretarono il successo. Le dimensioni e personalizzazione estetica la rendevano perfetta anche al pubblico femminile. Tutte caratteristiche che hanno reso quest’auto una vera icona dell’automobilismo.

Dalla prima serie, apparsa nel primo dopo guerra, la Jeep ha continuamente evoluto la sua vettura per soddisfare le esigenze sempre più pressanti del cliente medio americano. La crescita economica galoppante cambiavano le esigenze dell’automobilista a cui non bastava più un veicolo spartano. Lo stile duro e puro stava perdendo il suo appeal della prima era commerciale.

In più c’era da fare i conti con la concorrenza che non restava ferma a guardare. Nel corso le americane Ford e GM, ma anche europee come Land Rover e i giapponesi di Toyota, ammodernavano o introducevano prodotti sempre più nuovi in linea con le richieste della nuova clientela. Non si poteva perdere l’opportunità di sfruttare un mercato in evidente crescita.

Dopo 20 anni di onorato servizio, serviva una svolta, pena l’estinzione. Nel 1964 debutta la CJ5. La nuova versione conservava la semplicità telaistica della progenitrice. Due porte e possibilità di viaggiare con il vento nei capelli con tanto di roll bar di sicurezza.

All’inizio degli anni settanta al piccolo V6 da 3,7 litri da 155 CV, ritenuto troppo poco americano, venne aggiunto un classico V8 da 5,0 litri. Una modifica che costrinse i progettisti ad allungare nella zona anteriore per far spazio al motorone. Di conseguenza anche il passo aumentò di 76 mm.

La CJ5 poteva vantare un’offerta di motorizzazioni che potevano soddisfare ogni esigenza. Dal piccolo 4 cilindri ideale per i teenager, al motorone V8 inarrestabile su ogni fondo.

Le carreggiate si allargavano rinforzando l’aspetto muscoloso, quasi da far sembrare la CJ5 un giocattolo gigante. Ma la potenza non basta. La CJ5 doveva anche soddisfare l’esigenza di comfort. Il suo mercato non erano solo la California e la Florida dove c’è il sole tutto l’anno, ma tutto il territorio americano dove i clima è molto variegato.

Quindi ecco arrivare l’installazione del sistema di condizionamento. Inoltre, come si poteva andare alla ricerca delle onde con il surf senza il rock degli Eagle come accompagnamento. Ed ecco anche l’arrivo dell’impianto stereo.

Le evoluzioni furono sottolineate dall’adozione di sigle dedicate per distinguere i modelli più evoluti da quelli primordiali della serie CJ5. Ai lati del cofano motore apparvero sigle come Laredo e Renegade che ancora oggi è ancora protagonista nella storia Jeep.

Nel 1983 l’evoluzione diventa talmente importante da portare ad un’altra sigla CJ7. Un cambio di stile netto, ma nel segno della continuità. Linee guida che sono diventare il motivo portante per gli stilisti che devono disegnare le auto di oggi.  

Nelle società formata di grandi eccessi tipica degli anni 80 del secolo scorso, la Jeep CJ7 si trovava perfettamente a proprio agio con una muscolatura ancora più evidente.

Si poteva scegliere anche tra due diverte trasmissioni sia a 3 che 5 marce manuale ed un classico americano cambio automatico a 3 velocità. Il V8 da 5.0 AMC portava la sua potenza a 304 nella versione Golden Eagle, Dixie di Hazzard per l’appunto.

Una potenza in relazione alla cilindrata che potrebbe far sorridere gli appassionati moderni. Bisogna considerare, il peso di soli 1050kg, e il passo corto della piccola CJ7 per cui era semplicemente perfetto. In ogni caso il piccolo sei cilindri in linea saliva a 4.2 litri.

La CJ7 divenne protagonista di molte pellicole cinematografiche icone degli anni 80. A parte la citazione ad Hazzard, fu protagonista della saga Terminator. Sarah Connor aveva scelto una CJ7 Renegade Rosso fiammante per sopravvivere all’apocalisse atomica.

Gli anni 80 furono frenetici, ed un fenomeno come la Jeep CJ7 nonostante le due doti, faceva fatica a stare al passo con i tempi, soprattutto nella decade successiva gli anni 90. 

Jeep Wrangler arrivò alla soglia del nuovo millennio. Nel 2006 decisa l’ennesima profonda rivisitazione. La Jeep JK Wrangler per la prima volta aggiunge quattro porte allungando il passo. Ancora una volta si corre incontro alle nuove esigenze della clientela del nuovo millennio. Un automobilista profondamente diverso sia dai guidatori degli anni 60 che degli anni 80 del secolo scorso.

La filosofia dura e pura di Jeep rimase. La Rubicon, infatti, conserva ancora oggi l’anima intatta del fuoristrada migliorando ulteriormente il sistema di trazione integrale ormai leggenda.

Al moderni motore benzina Pentastar V6 da 3,6 litri da 285 CV e 260 Nm si affianca per la prima volta un motore diesel 2,8 litri da 160cv e 295Nm di coppia perfetto per il mercato europeo. Una scelta che ha decretato il successo della Jeep JK anche nel vecchio continente.

L’ultima evoluzione che ha portato la Jeep Wrangler JL fino ai giorni nostri. Gli interni sono contraddistinti da materiali di lusso e sistema infotainment. La sicurezza aumenta con l’adozione di sistemi ADAS. Un modo moderno di andare alla scoperta della natura rispettando l’ambiente.

Per chi volesse avere una icona storica nel suo garage la scelta della redazione cade sulla inossidabile Jeep CJ5 Renegade 1976 o Laredo 1980, magari V8, e magari con gli allestimenti più lussuosi e rifiniti. 

Il miglior modo per assaporare la vera essenza Jeep senza andare troppo a ritroso nel tempo. Forse non ci saranno le modernità delle ultime serie, ma avrete una Jeep non troppo smussata nel carattere e nella essenza.

Non essendo una vettura destinata alla grande massa, ma solo per veri intenditori, è difficile molti esemplari sul mercato italiano.

Ne consegue che le valutazioni sono difficili da fare. Oggi una Jeep CJ5 Laredo del 1980, può arrivare a quotazioni anche di 45.000 euro. Una cifra non molto lontana dal prezzo di una JL nuova. Per chi ha la forza e la passione di comprarne una, mette in garage sicuramente un icona dell’automobilismo mondiale. Un vero pezzo di storia dell’automobile che può solo rivalutarsi nel tempo.

Daniele Amore

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