Il 2020 ha messo a nudo come la Formula 1 stia cambiando. Molte gare sono state cancellare ed i relativi sponsor in alcuni casi non hanno confermato di voler essere parte pagando per l’evento sostitutivo.
Ma in aiuto all’organizzazione sono venuti i media. Le sponsorizzazioni mediatiche, televisive, da parte dei nuovi media come Netflix sono aumentate al punto da compensare ampiamente gli sponsor tradizionali.
Un volume di entrate che ha consentito di limitare i danni per la mancanza di spettatori paganti, giustificando la presenza di piste e gran premi che una volta venivano estromessi per la mancanza di guadagno e ricavi.
La copertura televisiva, di qualunque tipo essa sia, ha consentito a piste storiche di portare il guadagno dovuto in termini di spettatori davanti al monitor con relative sponsorizzazioni pubblicitarie.
Ma la nuova frontiera è rappresentata dai nuovi network in straming. Il programma di Netflix sulla F1, ormai giunto alla terza stagione, nonostante il format che è una via di mezzo tra il reality e la fiction ha stimolato l’appetito dei competitors.
La torta è ghiotta e la F1, intesa come Liberty Media è particolarmente sensibile da questo punto di vista. Il tentativo di avere un proprio network da parte dell’organizzazione che gestisce il campionato di F1 non è decollato. Ma questo non significa che la strada sia sbagliata.
Tutto si gioca sul livello di coinvolgimento che il fan riesce ad avere dalla piattaforma che sceglie di usare. Una di queste, la prossima che si presenta sulla scena mostrando i suoi muscoli è Amazon Prime.
Il colosso dello shopping on line, diventato altrettanto grande anche nel mondo dell’entertainment vuole entrare in F1. Dopo aver messo le manu sulla NFL negli USA ed il calcio in UK, Amazon ci sta provando gusto.
Bisogna capire in che termini e che tipo di proposta verrà fatta e come questa possa andare in conflitto con i contratti in essere per i diritti ceduti ai colossi tradizionali come Sky.
Ad oggi non c’è una uniformità di prodotto che le emittenti tradizionali riescono ad offrire gestendo i propri prodotti al livello locale in base al mercato delle singole nazioni.
Amazon come Netflix, ma anche Facebook e Youtube supereranno questa condizione offrendo un prodotto globale che riesce a mettere d’accordo tutti.
Quindi, la domanda è lecita. Quale sarà il ruolo dello spettatore pagante, inteso come l’appassionato che vuole andare sulle tribune per vedere i bolidi sfrecciare in pista?
La paura è che possa essere sempre più marginale, come marginali saranno i guadagni derivanti dalla tribune piene. Gli stessi spettatori stanno cambiando. Chi ha i capelli grigi ricorda come esperienza spettacolari l’arrampicarsi sulle transenne per guardare le vetture passare prima ancora di potersi permettere un biglietto di tribuna.
Oggi la sicurezza non permette tutto ciò e le tribune costano tanto da impedire a tanti giovanissimi di avvicinarsi alla F1 dal vivo. Inoltre anche volendo il mondo delle corse visto dalle tribune resta sempre molto lontano da quello che si potrebbe vivere nel paddok.
Paradossalmente un ragazzo che si avvicina alla F1 per la prima volta potrebbe anche pensare che vederla dal vivo non ha senso avendo a disposizione mezzi interattivi come le moderne piattaforme mediatiche.
Questo consente alla Libery Media di essere ottimista per il futuro. I margini di crescita sono consistenti. L’arrivo di Amazon non fa altro che aprire la strada ad altri network e costringe le emittenti canoniche a correre ai ripari. Alla fine tale concorrenza farà la fortuna dell’organizzazione che sfrega le mani pensando ai prezzi che può operare con tale concorrenza.
Resta da sperare che in tutto questo turbinio di dollari per i diritti TV, ci sia un po’ di considerazione anche per chi le corse le ama vederle dal vivo. Magari si potrebbe pensare che andare ai gran premi sulle tribune saranno sempre meno persone. Della serie meglio pochi ma buoni!
Daniele Amore
