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F1: Gp Olanda Pagelle ” L’orange è il nuovo rosso!” di GM

Max Verstappen è ciò che serve alla Formula 1 attuale. Inutile girarci intorno, quello che è accaduto durante il Gp di Olanda è linfa vitale per la massima serie del motorismo.

Lewis Hamilton deve rendersi conto che il suo nemico non è solo un pilota. Il campione del mondo deve lottare contro tutto e tutti, compreso l’arrendevolezza del suo team.

La Mercedes aveva impostato tutta la sua tattica sulla melliflua collaborazione del povero Bottas, ma davvero il pilota finlandese non era in grado di tenere alle sue spalle Verstappen. Non si tratta di volontà, Bottas non aveva, ne il passo, ne la qualità di guida per poter restare più di una curva davanti a SuperMax. Un errore tipico per un pilota che cerca di tenere alle spalle uno tsunami come se volesse tappare una falla con un cerotto. Stile Hamilton in Francia !

In ogni caso Bottas la sua mano l’ha data alla Mercedes. Il suo terzo posto ha permesso al team tedesco di consolidare la prima posizione al comando della classifica costruttori. Il tutto mentre la seconda guida RedBull si prodigava in una rimonta, inutile ed improduttiva, causata da propri errori.

La Ferrari? Non pervenuta, triste e dimenticata come una comprimaria che non serve a nulla per lo spettacolo. Galsy e l’Alfa Tauri, italiana, salva la faccia in vista di Monza. Poi c’è Alonso, che nel marasma mediocre del centro gruppone riesce a fare la differenza su una pista dove il pilota conta ancora. Infine, per cortesia, qualcuno porti un corno gigante a Giovinazzi in vista del Gp d’Italia.

Max Verstappen 10 : Ha comandato dal primo metro percorso in pista, fino alla fine. Ha rintuzzato gli attacchi di due Mercedes da solo. Aveva il passo inarrestabile. Nessuno poteva fermare la sua festa, nemmeno Hamilton negli scomodi panni del Villain del super-eroe

Fernando Alonso 9: In un marasma di tristezza, il lampo di classe. La pista è di quelle che esaltano la classe e lo spagnolo ne ha da vendere. La sua esperienza, e la visione di gara che lo caratterizza, gli consente di effettuare un primo giro da capolavoro raccogliendo i frutti sfruttando al meglio le gomme.  

Sergio Perez 6: Commette ogni tipo di errore. Canna la qualifica partendo nelle retrovie con una macchina vincente. Canna una frenata rimettendosi nelle retrovie sempre con la stessa macchina vincente. Poi si rende conto di avere una macchina vincente, e da una mano al team. Raggiunge i punti limitando i danni nei confronti della Mercedes, salva il salvabile prima della lettera di licenziamento. Avere un contratto per l’anno prossimo, in RedBull, è come fidarsi di una folata di vento.

Lewis Hamilton 6 : Si potrebbe dire che ha capito tutto nel momento in cui si è presentato vestito di arancio da capo a piedi fin dal giovedì. In effetti, gli deve essere tributato il merito di essere stato l’ultimo ad arrendersi. Una domanda però se la deve porre. Lui con i suoi mondiali non ha mai smosso tanta folla nemmeno in terra natia, forse qualcosa in termini di immagine deve correggere. Non basta vestirsi in modo sgargiante per essere un riferimento per le folle!

Valtteri Bottas 6 : Non ha il talento dei due davanti. Quindi era impensabile che tenesse Verstappen dietro più di una curva con una differenza di passo tale e con gomme completamente finite. Da maggiordomo a zerbino per avere un posto all’Alfa Romeo è un attimo.

Pierre Gasly 6: Una bella gara. Consistente, onesta, senza colpi di genio, gestendo al meglio ciò che l’Alfa Tauri gli mette a disposizione. Il primo degli altri e punti importanti per il mondiale.  

Charles Leclerc 6: Non si è visto, non si è sentito, ha corso per come poteva correre. Senza errori, si consola con il distacco rispetto al compagno che era diventato ingombrante nelle ultime gare.  

Lando Norris 6 : Vittima della jella nelle prove, è costretto ad una gara intelligente in rimonta. Alla fine giunge alle spalle del lentissimo compagno e lo costringe a farsi da parte conquistando i punti che limitano i danni in McLaren. Il team di Woking è troppo dipendente dal suo talento.

Antonio Giovinazzi 6 : Poveraccio. La migliore qualifica di sempre, rovinata da una brutta partenza. Forse fare il primo giro tra i primi è diverso che correre tra gli ultimi. Sta di fatto che non riesce a tenere la posizione. Il resto lo mette la solita sfortuna con una foratura che lo relega nelle solite retrovie.

Carlos Sainz 5 : Una delle poche gare, se non l’unica, dove non capisce un tubo di come funzionano le gomme. Se ad un pilota come lo spagnolo togli la capacità tattica vengono fuori i limiti di passo e di velocità pura rispetto al compagno.

Esteban Ocon 5 : Perde il duello con il compagno al primo giro. Si lamenta del fatto che nella prima parte di gara era più veloce. Ma il volpone davanti non era lento a caso. Alla fine, non riesce a gestire le gomme per arrivare a passare Sainz in difficoltà. E’ veloce ma deve ancora imparare il mestiere.

Daniel Ricciardo 5 : Un disastro. Partiva bene nei primi dieci. L’ancora di salvezza della McLaren. Invece, meno male che c’era Norris.

I bibitari 10: Hanno smosso le folle, hanno un seguito con Verstappen che con i 4 mondiali di Vettel non hanno mai avuto. Se recuperano Perez il mondiale costruttori è alle porte. Ma come la mettiamo con il futuro? E’ evidente che molto del mondiale del 2021 è opera di Verstappen. Cosa succederà a fine anno quando dovranno dire grazie a Max?

Il popolo Orange 10: Esattamente quello che serve alla Formula 1 moderna. Una folla che si muove e si esalta per un solo uomo. Un movimento che esalta lo sport e porta linfa vitale ad una macchina che vive di questo elemento il pubblico.

I crucchi 6: Le hanno provate tutte. Si sono arresi non senza lottare. Non immaginiamo le mani che si mangiano i signori del Marketing della stella a tre punte nel vedere la marea arancione con i colori della Honda in uscita sulla tuta.

La banda Binotto 5: Forse qualcuno da qualche parte ha visto correre una o due monoposto rosse. Eppure per quanto sono sgargianti il rosso sembrava opaco, sbiadito e spento rispetto all’orange che regnava dappertutto. Di solito, anche in Gran Premi in terra ostica c’è sempre almeno un tifoso che indossa una maglietta rossa o sventola una bandiera di Maranello. Il monocolore di Zandvoort, segna il cambio di un epoca, la Ferrari non è più il punto di riferimento per le giovani leve. Il nuovi tifosi amano altro, il rosso è un colore qualunque. Forse perché non si vince più. Prima o poi se ne accorgeranno anche in Borsa, ed allora forse si prenderanno provvedimenti seri.

Daniele Amore

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