Una cosa è certa, nella mente, semplice, di Valtteri Bottas non c’era nessuna volontà di dolo nei confronti di Lewis Hamilton. La partenza orribile del pilota finlandese è solo frutto di una serie di valutazioni errate da parte del portacolori Mercedes. Bottas è semplicemente partito male, per poi gestire ancora peggio un pessimo start.
Si può dire che è stato ingenuo, che non abbia talento, che non meriti di stare sulla Mercedes al posto di Russell, ma non certo che abbia avuto un comportamento in mala fede. Per quanto sia stato trattato non benissimo da Wolff e compagnia non ha senso danneggiare la Mercedes nel mondiale costruttori, non è sicuramente il miglior biglietto da visita per il team che gli dovrà affidare la monoposto per la prossima stagione.
Se dopo Gli Usa il mondiale era quasi finito, dopo il Messico possiamo dire che resta una mera formalità per Verstappen chiudere la partita. Non c’è margine né possibilità di recuperare lo svantaggio potendo contare solo sul talento di Hamilton. Senza una monoposto, almeno pari alla RedBull, non resta altro che affidarsi alla buona sorte intesa come qualche intervento esterno che fermi Verstappen. Il Gp del Brasile potrebbe rappresentare di fatto il colpo decisivo per il campione britannico, ed anche per la Mercedes nel mondiale costruttori
Max Verstappen 10: Vedere il varco lasciato aperto da Bottas nei primi metri dopo la partenza non deve essere parso vero all’olandese. Ma non poteva certo lasciarsi sfuggire quella ghiotta occasione di passare al comando. La staccata è stata da grande campione ma facilitata dalla pista ottimale per provare una manovra tanto rischiosa. Il resto è gestione da pilota maturo e navigato. Non è più un giovane alle prime armi e la gara del Messico lo dimostra oltre ogni ragionevole dubbio.
Sebastian Vettel 8: Una gara passata in sordina quella del quattro volte campione del mondo. Questo perché in partenza è stato lontano dai guai ed in gara ha saputo amministrare al meglio passo, gomme e strategia. Più si va verso la fine del mondiale più l’Aston Martin si renderà conto che non può prescindere da Vettel per la prossima stagione.
Kimi Raikkonen 8: Questa formula 1 rimpiangerà Kimi dopo che si sarà ritirato. Un pilota che ha abbastanza esperienza e voglia di lottare da portare in zona punti una monoposto come l’Alfa Romeo. Uno così non può stare lontano dal circus.
Sergio Perez 7: Da disoccupato di lusso a pilota che scrive la storia in un attimo. Questa è la favola di Sergio Perez. Il primo messicano a salire sul podio nel gran premio di casa. Pur arrivando solo terzo ha mandato in delirio un popolo. Se ancora ci sono dubbi sul fatto che questa F1 avesse bisogno del messicano nel Gp del Messico 2021 sono stati tutti completamente fugati. Senza contare che sta crescendo il feeling con la macchina, ed al netto della differenza di classe, potrebbe essere l’elemento che regala il titolo costruttori alla RedBull.
Pierre Gasly 7: Un compitino semplice semplice, essere il migliore degli altri e non sprecare un’occasione d’oro su un tracciato dove la sua Alpha Tauri era in eccellente forma. Ha messo in riga facilmente la pochezza della Ferrari alla sue spalle ed ha condotto una gara consistente ed accorta.
Charles Leclerc 7: Ha rimediato ad una pessima qualifica con eccellente partenza recuperando ottime posizioni. Stava per rovinare la sua gara con un paio di bloccaggi nella seconda parte. Deve ringraziare il fair play del compagno se ha conservato la posizione. Una condizione di “volemose” bene che può essere consentita solo finche si lotta per una posizione di rincalzo, prima o poi questi errori potrebbero diventare cari da pagare.
Fernando Alonso 7: Una gara intelligente, alla Alonso. Senza guizzi, ma con un ottimo passo ed una buona intelligenza tattica. Quando tutto manca il talento del due volte campione del mondo compensa portando punti importanti alla Alpine
Lewis Hamilton 6: Incredulo allo stesso modo di Verstappen ma in senso opposto. Vedere Bottas che lo stringe invece di chiudere la porta al rivale avrebbe smontato chiunque. Invece va dato atto al campione del mondo di aver dato battaglia fino alla fine per rovinare la festa RedBull. La classe non basta, ha bisogno della macchina, del team e dell’aiuto del compagno. Tre cose che sono venute meno nelle ultime due gare.
Carlos Sainz 6: Buona la qualifica, ma come sempre timida la partenza. In gara dimostra di essere consistente, come sempre riesce a gestire bene le gomme. Avrebbe meritato di prendere il posto di Leclerc, del resto, non ha commesso errori mentre il monegasco rovinava le gomme. Un credito nei confronti del compagno che si spera non dimentichino a Maranello. Un team che non brilla per la memoria lunga.
Lando Norris 6: Partito ultimo doveva essere il compagno a prendersi sulle spalle il team per tamponare il recupero della Ferrari. Invece alla fine, anche se con un solo punticino, ha saputo costruire una bella rimonta. Anche nelle difficoltà è il cardine principale intorno a quale ruota tutto il team.
Daniel Ricciardo 5: Doveva solo partire bene e fare la sua onesta gara. Invece sbaglia la frenata alla prima curva e tampona Bottas, che da solo ne aveva già abbastanza di guai senza il carico da novanta messo dall’australiano. Poteva limitare il recupero della Ferrari, ed invece è mancato quando doveva essere fondamentale. La vittoria di Monza è già un lontano ricordo.
I crucchi 5: Tra errori del muretto box e di gestione pilota, sono riusciti a dilapidare un vantaggio fondamentale in due gare. Se non fossero inequivocabilmente grigi e neri diremmo che si stratta della Ferrari!
I bibitari 9: Gli gira tutto bene. Anche quando toppano in malo modo la qualifica, alla fine si trasforma in un opportunità. Un punto è una distanza irrisoria per il titolo costruttori. Senza errori gravi prenderanno anche la coppa riservata ai team, la più importante per RedBull.
La Banda Binotto 5: Si potrebbe dire che il week end messicano sia positivo. La McLaren è alle spalle, il terzo posto è riconquistato. Tutto bello se non fosse che davanti c’era una Alpha Tauri, l’altro team della Via Emilia, ed il distacco dai primi era di un giro. Rimane una buona armonia di team che ha consentito di gestire al meglio le due posizioni tra i piloti. Tutto semplice finche si lotta nelle posizioni di rincalzo.
Il podio del Messico 10: L’idea di passare in un ex-stadio si è rilevata la migliore di sempre. Un tracciato che diventa spettacolare anche se non particolarmente tecnico. Un momento che avvicina la Formula 1 alle tribune meglio di qualsiasi circuito cittadino. Un modo per rendere giustizia al prezzo del biglietto rispetto a chi resta sul divano.
I tifosi messicani 10: Perché si sono goduti la festa. Non importa se avessero la maglia Ferrari e tifavano per Perez. L’importante era essere in quella bolgia ed essere protagonisti per un giorno della storia del motorsport.
Papà Perez 10: L’incarnazione vivente dell’orgoglio di un padre, come di un intero popolo verso il successo di uno dei suoi figli. Un gioia incontenibile, il catalizzatore di una folla in delirio. Il simbolo di una F1 che vive di idoli, non di storia sterile!
Daniele Amore
