Si sperava mondiale di Formula 1 si potesse chiudere con un bel duello rusticano ruota a ruota tra i due protagonisti. Invece il mondiale più bello degli ultimo 50 anni, anzi forse più bello di sempre, ha visto ancora una volta l’insopportabile intromissione della politica intesa come direzione gara.
Dopo i danni fatti durante il Gp di Arabia Saudita, Masi aveva detto che non sarebbe intervenuto in nessun modo come arbitro della lotta. Ma come Pinocchio, il direttore gara più discusso di sempre, non ha resistito al delirio di potere che ha contraddistinto tutte le sue decisioni in questa stagione.
Bisogna dire che molto è dovuto alla decisione, involontaria, di finire a muro la sua pessima stagione di Latifi. A cinque giri dalla fine quando la gara ormai era pressappoco che finita, il giovane canadese pianta la sua monoposto danneggiata nel posto più impensabile della pista di Abu Dhabi. Una condizione poteva essere gestita con la bandiera rossa, cosa che Masi ha inspiegabilmente usato in Arabia per una motivazione molto, ma molto più blanda.
Invece il direttore gara mette la classica safety car. Da qui si innesca ancora una volta una diatriba tra il direttore gara e i due galletti Toto Wolff e Chris Horner su come influenzare la decisione di Masi sulla ripartenza. In Mercedes premono perché si termini in regime di safety car, mentre alla RedBull avendo anche cambiato le gomme, per una ripartenza all’ultimo giro.
La decisione presa dal direttore gara scontenta la Mercedes e mette nelle condizioni ideali Verstappen di attaccare Hamilton e vincere un mondiale che meritava. Un campionato come quello del 2021 dove non sono bastate 22 gare per decidere un vincitore, viene assegnato in base agli episodi e come i due contendenti li hanno gestiti nel corso della stagione. I dettagli hanno fatto la differenza. Entrambi meritavano il titolo, ma non siamo nell’atletica. In F1 come hanno mostrato i team manager dei due team non esiste il fair play. Alla fine, vince Verstappen, scontentando l’altra metà della luna, ma poteva finire al contrario e sarebbero scontenti tutti i tifosi dell’olandese, e sono veramente tanti.
A noi ed ai tifosi della Formula 1, resta la possibilità di raccontare ai nipotini un giorno di aver assistito a mondiale, forse il più bello di sempre. C’è abbastanza materiale per girare il seguito di Rush, sarebbe ancora più avvincente.
Max Verstappen 10: Strappa l’ottava corona dalla testa di Hamilton proprio all’ultimo giro dell’ultimo gran premio. L’unico che sia riuscito a battere il re nero nell’era Hybrid oltre a Rosberg. Dal suo punto di vista quello 2021 è un mondiale che vale doppio, per lo spessore dell’avversario. Restano alcuni momenti dove è andato sopra le righe, ma non vinci con le buone maniere.
Carlos Sainz 9: Una stagione che è un capolavoro. Partito sornione, si doveva adattare ad una nuova macchina ed un team difficile come la Ferrari. Designato da tutti troppo in fretta come seconda guida del fuoriclasse Leclerc, passo dopo passo, è riuscito a confezionare una stagione da protagonista. Il quinto posto nel mondiale piloti è la conferma che non è la seconda guida di nessuno.
Yuki Tsunoda 8: Il giapponese al debutto assoluto nel mondiale di Formula 1, ha segnato un eccellente percorso di crescita culminato nella sua migliore gara stagionale, proprio all’ultimo appuntamento. Dalla qualifica alla gara mostra buon passo, e non commette errori, una stagione che lo vede promosso a pieni voti.
Pierre Gasly 8: Segue la scia del giovane compagno. In gara riesce a recuperare una posizione di qualifica pessima. La sua monoposto è in forma ed il passo è buono. Qualche bel duello portato a buon fine ed una posizione finale che recupera punti importanti.
Fernando Alonso 8: Marpione come sempre. Non importa se parte al centro classifica alla fine della gara, la sua lungimiranza tattica ed il suo ottimo passo lo portano davanti al compagno che partiva più avanti. Chiude una stagione che lo ha visto protagonista nel team Alpine a prescindere dalla vittoria di Ocon in Ungheria.
Sergio Perez 7: Uno stopper nato. Una difesa nei confronti di Hamilton che non ha precedenti, pari solo a quella che Alonso oppose nel Gp di Ungheria. Gli è mancata un po di costanza per tutta la stagione che non ha consentito di dare il giusto apporto al titolo costruttori. La riconferma è sacrosanta e darà ancora il suo aiuto nella prossima stagione.
Lewis Hamilton 6 : Ormai stava già assaporando il suo ottavo titolo, quello che lo avrebbe proiettato nella leggenda. Invece Latifi rovina il suo sogno. Resta l’onore delle armi per il campione che non ha mai mollato fino alla fine rendendo ancora più grande la vittoria del rivale.
Esteban Ocon 6: Una gara opaca, senza infamia e senza lode. Porta a compimento il suo compitino, ma il campione del team riesce a fare meglio partendo da molto dietro. Può fare di meglio e può fare di più Alonso non farà sconti quando la monoposto sarà più competitiva.
Daniel Ricciardo 6: Una buona prestazione, in linea con la resa della monoposto negli ultimi mesi. Monza è lontana ed in una stagione calante per la McLaren, si limita a chiudere la stagione senza errori in attesa di rifarsi nella prossima.
Valtteri Bottas 5: Il maggiordomo parte in direzione Alfa Romeo. Poteva dare una mano nell’ultimo importantissimo Gp. Invece si defila, corre la solita gara anonima e si accontenta di aver già dato il suo apporto al mondiale costruttori.
Lando Norris 5: Una qualifica che prometteva grandi cose. Invece in gara si sgonfia completamente. Non ha il passo, non c’è strategia e la safety car nel finale lo penalizza ancora di più. Non riesce a fare la differenza correggendo una gara difficile. Non benissimo in vista della prossima stagione.
Charles Leclerc 5: Perde il duello con il compagno. Un bruttissimo colpo. Il monegasco deve rendersi conto che il talento puro non basta. Necessita la costanza e la capacità di leggere la gara e le situazioni in gara. Non è più la prima guida, ora la classifica lo dice chiaramente.
Kimi Raikkonen 10: Per la sua carriera, per tutto ciò che ha dato ai suoi tifosi e la Formula 1 in generale. Un personaggio che mancherà come l’aria a questo mondo
Michael Masi 0: Doveva fare una sola cosa, togliere la mani dal mondiale. Non doveva interferire, non doveva peggiorare i guai già fatti in Arabia Saudita. Invece riesce a fare ancora peggio con la safety car nel finale, proprio quando invece era necessaria la bandiera rossa. La Fia deve prendere atto della sua mancanza completa di autorevolezza con i team. Non serve un direttore gara che fa trattative o prova a trovare soluzioni di comodo proposte dai team. Serve uno che sa cosa fare, sa cosa decidere e quando lo deve decidere, ma soprattutto sa come mettere apposto loro quelli che pensano di insegnargli il mestiere.
Liberty Media 10: Ha gestito al meglio il mondiale più bello di sempre. Hanno comprato il circus per fare spettacolo, e non c’è spettacolo più bello di una lotta all’ultima gara, nell’ultimo giro.
Wolff vs Horner 3: Hanno dato il peggiore spettacolo che si potesse dare. Wolff non ha accettato la sconfitta dimostrandosi il solito uomo poco incline alla sportività. Hamilton ha dimostrato di essere un campione, è un concetto che al team principal austriaco è sconosciuto. Dall’altra parte Horner, che certo non è un santo. Nonostante la stretta di mano era chiaro che i due si odiano. Resta il fatto che Horner è stato l’unico che ha battuto la Mercedes prima che le regole cambiassero, sul loro terreno e questo è un brutto smacco per i tedeschi.
Honda 10: Per aver battuto Mercedes nonostante le bastonate e le figuracce rimediate nei primi due anni di Formula 1 era Hybrid. Ai giapponesi va il merito di essere riusciti in un impresa che nessuno credeva possibile, ma anche il demerito di andare via quando le cose si facevano interessanti.
La banda Binotto 5: Una stagione che non poteva andare peggio del 2020. Quindi se vogliamo si può dire positiva. Ammesso che fare da tappezzeria nel mondiale più bella possa essere soddisfacente. Ha ragione su una sola cosa Binotto. Non è bello vedere gli altri festeggiare senza essere protagonisti. Ma questo dipende solo da lui e nessun altro.
Daniele Amore
