Era tanto, troppo tempo che non si commentava una vittoria Ferrari, figuriamoci una doppietta. Lo scetticismo, che anche da queste pagine era emerso per diversa via progettuale che era stata scelta dai tecnici di Maranello, è stato completamente spazzato via. Non c’è cosa più bella di poter dire che avevano ragione loro, l’importante è vedere una Ferrari prima e seconda il resto sono chiacchiere che volano via con un battito di ali.
A proposito di ali, i bibitari sono rimasti a piedi. Forse adesso comprendono le motivazioni che ha portato la Honda a lasciare la F1. I costi e la complessità della power unit moderna è difficile da gestire. Entrambe le monoposto sono state fermate dallo stesso problema. Sembra che sia un qualcosa di elettronico nella gestione del carburante. La cosa che importa sia per Ferrari ma soprattutto per Mercedes è rappresentata dallo zero in classifica. E’ vero che il mondiale dura 23 corse ma recuperare 25 punti sul leader non è facile comunque se la monoposto rossa si dimostra non solo una roccia ma anche competitiva.
A guardare la classifica finale emerge che il Superfast di Maranello batte senza mezzi termini il motorone ex-Honda e la corazzata motoristica di Mercedes. Un motore che ha consentito a due cenerentole come Haas e Alfa Romeo di fare un figurone.
La doppietta Ferrari ha subito fatto emergere alcune criticità del regolamento. I due team di testa si sono resi conto di essere indietro con il lavoro. I loro progetti estremi hanno bisogno di soldi per essere messi a punto. Ora tocca alla politica di Maranello impuntare i piedi per non ridefinire il limite dei budget cap. Per due anni a Maranello hanno masticato amaro, soprattutto dopo la punizione sul motore 2019. Ora è il momento che a soffrire sia qualcun altro.
Charles Leclerc 10: Una vittoria da campione. Ha dominato le qualifiche e la gara. Aveva a che fare con un cliente difficile ma non ha mollato la calma. Ha duellato in modo intelligente sapendo di poter perdere tutto con uno come Verstappen. Ha portato un passo tale da mettere in crisi la RedBull. Una vittoria che rappresenta un credito importante in questo mondiale che sarà tirato fino alla fine.
Lewis Hamilton 8: Il campione del mondo era in difficoltà. Una gara dove si stava aggrappando con i denti ai quattro di testa. Una parte centrale corsa nella terra di nessuno, lontano dai primi, con un distacco rassicurante sul compagno di team. Poi una safety car fortunosa ed Hamilton fa valere la sua esperienza nel raccogliere l’occasione per giungere su un podio insperato.
George Russell 8: La nuova seconda guida di Mercedes ha corso in modo più consistente del compagno campione del mondo. Partiva più dietro, non era facile avere a che fare con i motorizzati Ferrari. Ha corso la sua gara senza commettere errori. Forse non ha ancora il passo di Hamilton ma gli è giunto alle spalle cosa che non era così scontata visto le prove e la qualifica.
Esteban Ocon 8: Una gran bella gara da parte del francese con una monoposto che in teoria non avrebbe dovuta funzionare. Il passo era buono, al punto di superare in pista il suo capitano. La monoposto non è ancora al top dello sviluppo ma il pilota c’è e ci mette del suo per fare la differenza.
Yuki Tsunoda 8: Quando manca il capitano Gasly prendere il team sulle spalle e va a raccogliere punti importanti. Il giapponesino sta crescendo, sta maturando esperienza e dove manca la velocità pura sul giro secco, compensa con un buon passo gara lottando con i denti per una posizione importante.
Carlos Sainz Jr 7: Dice di aver vissuto il peggiore week end da quando è in Ferrari. Se questo è il risultato, che ne vengano altri 23 di week end brutti così. La verità è che non si è adattato alla monoposto. Un limite che deve correggere, il buon Carletto ha dimostrato di essersi calzato addosso la monoposto fin dai primi metri. Al team va benissimo anche la prestazione attuale, ma per le sue aspirazioni deve imparare alla svelta.
Kevin Magnussen 7: Parte benissimo, esce da un primo giro con un vantaggio che deve gestire nel resto della gara. Commette un unico errore in frenata che gli compromette il primo stint di gara. Poi recupera alla grande. Il superfast Ferrari gli consente di poter gestire il passo e raccogliere un quinto posto che vale oro per il team.
Geanyu Zhou 7: Il primo cinese della storia a portare punti alla propria patria. Piangeva per la felicità. Il segno che la monoposto della Sauber è nata bene ha un motore che spinge bene. Un rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato con il nostro Giovinazzi.
Valtteri Bottas 6: Parte malissimo, per un attimo compare il vecchio caro mellifluo Bottas. Poi la nuova forza della motorizzazione Ferrari lo mette nelle condizioni di poter lottare. La felicità a fine gara per aver riconquistato il suo sesto posto alla partenza, in effetti va un po’ stretto al team. Lottare con la Mercedes non era nei suoi sogni di riscatto più fantasiosi.
Fernando Alonso 6: Non un grande debutto per il due volte campione del mondo. Ha sofferto la nuova macchina, ha portato un passo sottotono al punto di dover cedere in pista la posizione al compagno più veloce. Deve capire cosa non va, Ocon è veloce e non fa sconti nemmeno a chi porta i gradi di capitano.
Max Verstappen 6: Ha lottato come sa fare, da campione del mondo, da combattente. Ha continuamente indicato al team la tattica da seguire. La sensazione è che il muretto RedBull avesse la sensazione di non poter tirare troppo la corda dell’affidabilità. Uno zero che costa caro.
Sergio Perez 6: Poteva raccogliere il testimone del suo capitano, questo se la sua monoposto non si fosse fermata per lo stesso motivo.
Pierre Galsy 6: Il primo a subire problemi tecnici da parte della power unit ex-Honda. Ha causato la safety car che ha ridato vita alla gara. Magra consolazione che i punti li ha comunque raccolti il suo compagno.
La banda Binotto 8: Finalmente ha respinto tutte le critiche al mittente, dopo anni in cui si racimolavano vote anche fortemente negativi. Il motore funziona, il bilanciamento per lo sfruttamento delle gomme anche, il team è perfetto sia tatticamente che nell’azione durante i pit stop. Manca ancora qualcosa in termini di velocità di punta, ma se c’è tutto il resto è un problema arginabile. La novità è quella di avere una monoposto che può essere competitiva e pronta anche dove manca l’adattabilità alla pista.
I Crucchi 6: Toto Wolff ha Ferrarizzato la Mercedes. Impalpabile, relegata a lottare nella terra di nessuno tra i top ed il centro gruppo. Un team che arranca, che sperimenta cambiando di continuo gomme, ma soprattutto che spera di avere una safety car è uno scenario atipico per i crucchi. Siamo sicuri che arriveranno a Barcellona avranno un’altra auto anche con il tetto di budget, meglio prendere più vantaggio possibile.
I Bibitari 3: Hanno una gran macchina, veloce, composta, ma non affidabile. Nella formula 1 moderna non ci si può concentrare solo alla prestazione. Raccogliere uno zero è veramente pesante. Sicuramente quando avranno risolto i problemi di affidabilità torneranno più forti, ma dovranno anche rischiare per recuperare un distacco che potrebbe essere difficile da colmare.
Fia/Liberty Media 8: Dalla decisione di cambiare il regolamenti tecnici, alla gestione post covid della nuova Formula 1 non hanno sbagliato un colpo. Ora tocca consolidare le regole, provare a non ascoltare le sirene che vengono dai team più forti per avere un loro vantaggio. Questa nuova strategia privilegia anche i piccoli team che hanno la loro possibilità di competere con maggiori mezzi e più equilibrio.
