Volendo prendere le difese di Binotto, possiamo dire che mentre tutto il mondo va a fuoco, proprio a Budapest c’era un tempo da Lupi. Ma siccome non è difendibile, nemmeno con questa scusante, non lo faccio. Anzi punto il dito sull’ennesimo errore, sempre lo stesso, sempre uguale, di gestione gomme fatto dal muretto box della Rossa.

Che non sarebbe cambiato nulla nel bilancio della gara non è corretto e nemmeno onesto. Sembra l’ennesima arrampicata sugli specchi di un direttore sportivo che sta migliorando la sua capacità di mostrare una faccia di bronzo sempre migliore.

La Rossa non aveva il passo con le basse temperature, ma non si può dire che potesse raccogliere di più, magari togliere il podio ad una delle Mercedes, limitare i danni contro un Verstappen inarrestabile. Partire decimo e vincere in Ungheria è la seconda impresa storica su questo circuito dopo quella di Mansell nel 1989. Anche Leclerc, nonostante tutto, si è reso protagonista di un sorpasso di altri tempi. Era dai tempi di Piquet su Senna che non si vedeva un sorpasso all’esterno con chiusura alla corda. Un gesto di alta classe, ma non basta.

A Maranello non possono dormire sonni tranquilli, tra errori di gestione, limiti inspiegabili di una monoposto meteropatica e qualche errore ammesso dal campione fanno si che i punti di distacco dalla vetta siano troppi, mentre quello di distanza dalla Mercedes sono troppo pochi. All’orizzonte, una limitazione regolamentare che potrebbe dare nuova linfa vitale alle stelle d’argento proprio nel momento di maggiore difficoltà della Ferrari. Staremo a vedere. Una stagione vincente con un terzo posto finale sarebbe un altro record che solo Binotto potrebbe portare a casa.

Max Verstappen 10: La vittoria nel Gp di Ungheria lo consacra direttamente alle leggenda del motorsport. Nessuno vince patendo da dietro sulla pista ungherese, tranne due pilastri dell’automobilismo. Uno è Nigel Mansell, ed oggi si aggiunge Max Verstappen. Il campione del mondo ha mostrato una maturità ed una calma da campione del mondo navigato. Non sarà facile batterlo ne in questa stagione ne in futuro se non si fanno le cose più che perfettamente.

Lewis Hamilton 8: Il campione è tornato ed è tornato alla grande. Sornione ad inizio gara, ha saputo attendere. Ha saputo sfruttare al meglio le gomme. Ha giocato bene di tattica ed ha messo la firma su un secondo posto che mette le cose in ordine anche nel team. Il Re Nero non ha ancora abdicato.

Sergio Perez 7: Una gara interpretata come una seconda guida perfetta. Ha lasciato strada quando doveva, ha difeso il capitano come doveva, ha portato punti importanti al team. Un gregario perfetto.

Charles Leclerc 7: E sono tre le gare in cui il muretto box gli rovina una probabile vittoria. Se non trova un modo per imporsi sulle scelte del team non ne viene fuori da questa situazione. Eppure, è un fuoriclasse puro, uno che compie sorpassi in pista come quello si Russell non può non essere forte e carismatico internamente al team. Deve mostrare la stessa personalità anche fuori dall’abitacolo.

Sebastian Vettel 7: Un punto che vale tanto. La dimostrazione che non è ancora un pilota valido che riesce ad andare oltre la monoposto e soprattutto che ancora le suona al compagno. L’Aston Martin non riuscirà a sostituirlo facilmente.

George Russell 6: Una pole position che dimostra come la velocità non gli manca. Un passo gara che ha sacrificato la parte iniziale nella speranza di poter gestire la corsa, ma non è andata bene. Il capitano sornione lo ha beffato. Un punto di crescita importante saper perdere quando si deve perdere.

Lando Norris 6: Una buona prestazione. La monoposto è veloce sul giro secco, almeno è migliorata. Manca ancora qualcosa sul passo gara. In ogni caso è abbastanza veloce e intelligente da poter limitare i danni prendendo punti importanti.

Fernando Alonso 6: Il compagno in due occasioni gli ha rovinato la gara. Almeno adesso è consapevole che avere Ocon come compagno di team non è una cosa che deve sottovalutare mai. Alla fine è il team a metterci una pezza e lo spagnolo si prende il maltolto.

Valtteri Bottas 6: Stava facendo una bella gara. Senza errori, di sostanza con punti importanti da portare a casa. Purtroppo, la monoposto lo ha mollato, un’altra power unit Ferrari che si frigge.

Daniel Ricciardo 6: La sua sufficienza è tutta dovuta al bel sorpasso sul duo Alpine. Poi si spegne, la monoposto non lo asseconda nel passo gara soprattutto nel finale e prende qualche punto.  

Carlos Sainz Jr 5: Una gara anonima. In crisi fin dai primi giri. Prende paga da Leclerc, prende paga da Russell, prende paga da Hamilton, prende paga anche dalle sue gomme….

Esteban Ocon 5: Una di quelle giornate in cui il francese spegne il cervello. È successo già in passato più volte. Chi pensava che potesse essere cresciuto si deve ricredere, non c’è verso che cambi!

I Bibitari 10: Non hanno sbagliato nulla. Sono uomini e donne che sanno cosa significa correre. Hanno esperienza, talento, e capacità di lettura tipica di chi sa vincere. Per loro lottare contro gente come Binotto dopo aver battuto avversari del calibro di Toto Wolff è una passeggiata.

I crucchi 8: Erano lenti, brutti e insignificanti. Oggi, non sono velocissimi, ma quanto basta per non essere delle varianti mobili. Se davanti toppano loro ci sono e ci sono perché lo meritano.

La Banda Binotto 3: Ogni volta che i numeri dicono che le cose sono andate male, loro hanno numeri diversi che dicono che non era possibile fare meglio, ma soprattutto diversamente. A furia di arrampicarsi sugli specchi si stanno consumando le unghie di Binotto.

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