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Il fondo è stato toccato in Belgio. Non contenti, in Messico la Banda Binotto, orfana del suo leader ha preso una pala ed ha cominciato a scavare. Finire a 40 secondi dalla Mercedes, doppiati da Verstappen, non era nei peggiori incubi del tifoso più pessimista in assoluto. Ma è successo!

Trovare le cause del disastro non è facile. E’ più facile parlare di una serie di concause negative. Prima di tutto la cronica mancanza di sviluppo che dall’età dell’oro che portò il titolo mondiale con Raikkonen, puntualmente si ferma a Maggio. I tecnici Ferrari hanno, ormai, maturato la convinzione che una volta progettata la macchina, messa a terra, resta la stessa per tutta la stagione. Una condizione mentale assurda considerando che si tratta di una stagione composta da 23 gare. Già era impensabile negli anni in cui le gare erano 16 figuriamoci con altre sette in più.

Altro motivo è la lentezza cronica nel reagire ai cambiamenti imposti dall’esterno. Che si tratti di politica, o della gestione tecnica pilotata dagli avversari, a Maranello non sanno porre rimedio ad una modifica peggiorativa per la monoposto. Il castello crolla appena si tocca uno degli elementi che lo compongono senza che si riesca a metterlo di nuovo in piedi. La direttiva che alzava le monoposto per evitare il saltellamento era nota da tempo. Alla Red Bull hanno modificato il fondo, per non parlare della Mercedes che ha recuperato il gap rifacendo la parte inferiore dell’auto.

Infine, la questione stucchevole ed inutile del budget cap. Binotto ha messo in piedi un’alleanza con quelli della McLaren facendo il gioco di qualcun altro. Lo stesso che poi si è defilato sbandierando un fair play improbabile ed incredibile. Alla fine, i due accusatori hanno ottenuto un pugno di mosche dimostrando solo la loro incapacità nello spendere bene i soldi disponibili.

Infine la questione affidabilità. La verità è che su un tracciato così duro come quello messicano, il team ha dovuto chiudere i rubinetti della potenza per evitare una clamorosa rottura, stile Baku. Il rimedio messo in piedi da un team orfano della guida è stato quello di sbilanciare il set up della monoposto peggiorando la situazione. Pensare che per mettere in piedi questa power unit i tecnici di Maranello hanno lavorato per due anni alacremente senza distrazioni visto che la motorizzazione 2020/21 era bloccata per un accordo ammenda imposto dalla Fia, altro che multa per il catering Red Bull.

All’esimio Team Principal, che intervistato dal Remote Garage di Maranello, non sapeva che dire possiamo consigliare di non fare pause a casa. Una sola persona aveva il diritto e la ragione nel guardare le gare da Maranello. Se vedesse le condizioni in cui versa la sua creatura si rivolterebbe nella tomba. Le limitazioni economiche ed in galleria del vento imposte ai bibitari sono vento sugli scogli per un team che vive di corse e per le corse in ognuno dei sui elementi.

Max Verstappen 10: Pole position, parte bene, rimane al comando e nessuno lo disturba. Porta il passo che vuole, decide come vincere e doppia il rivale principale per il titolo. Hamilton deve farsene una ragione non lascerà nemmeno le briciole.

Daniel Ricciardo 8: La migliore gara della stagione. Un buon passo, aggressivo, pure troppo su Tsunoda. Riesce una volta tanto a rimanere davanti al suo velocissimo compagno. Forse non è ancora troppo tardi per trovare un posto per la prossima stagione se continua così

Lewis Hamilton 7: Conquista la sua seconda posizione vincendo un bel duello con il suo compagno di team. Più che una velleità di vittoria, una presa di posizione senza equivoci in seno a team. Vincere non sarà facile, ma trovandosi alle spalle del primo se questo dovesse mai fare un errore, Lui sarebbe pronto!

Sergio Perez 7: La minima fatica per ottenere la maggiore visibilità possibile. Un podio conquistato con il minimo sforzo. Il secondo posto nel mondiale piloti senza fatica. Tenere la posizione fino alla fine sembra ormai una formalità anche se il distacco è piccolo.

Esteban Ocon 7: Sopravvive ancora una volta al disastro dei motori Alpine. La gara non è un capolavoro ma i punti che salvano la gara sono i suoi, ed anche il futuro del team.

Carlos Sainz 6: La sua gara finisce dopo quattro curve. Resiste a Leclerc tenendo la quinta posizione. Non poteva chiedere di meglio che stare davanti la blasonato compagno quando le cose vanno tanto male in pista.

Charles Leclerc 6: Ha provato a ribadire la sua autorità interna la team, ma gli è andata male. Ha saputo però alzare il piede senza creare danno ulteriore ad una giornata bruttissima. Poteva andare peggio la giornata e magari si sarebbe preso una colpa che non aveva.

Valtteri Bottas 6: Una eccellente sessione di qualifica. Una prima parte di gara dove ha provato ad attaccare. Purtroppo, i limiti nelle condizioni di lotta corpo a corpo ha anche pregiudicato il suo passo nelle condizioni migliori di gara. La sensazione è che si poteva ottenere di meglio anche in gara. Ma un punto è meglio che nulla.

George Russell 5: Quando è il momento di fare le spalle grosse, come quando ha buttato fuori Sainz, giusto per fare un esempio, si trasforma in pecorella e perde il podio. Una roccia in quanto a rendimento, ma deve cambiare marcia. Hamilton non è un cliente facile dall’altra parte del box. Se gli concedi spazio, non perdona.

Lando Norris 5: Una gara opaca, una delle poche. Non riesce a portare un buon passo, il compagno invece dimostra che la monoposto aveva le prestazioni per fare bene. Una battuta di arresto che non pregiudica il futuro, ma abbassa la percezione sulla sua classe.

I bibitati 8: Patteggiano la pena per il budget cap, vincono la gara messicana a mani basse e si fanno beffe dei rivali di ogni ordine e grado. Sono quasi antipatici.

I crucchi 7: In barba ai limiti di budget imposti dal regolamento, hanno lavorato a testa bassa. Hanno migliorato una monoposto che sembrava un disastro assoluto. Sono passati da 40 secondi di distacco dalla Ferrari a 40 secondi di vantaggio. A Maranello dovrebbero andare in pellegrinaggio a Stoccarda per un master di gestione sportiva!

La Banda Binotto in Remote! 3: Si pensava che in Belgio si fosse toccato il fondo dal punto di vista prestazionale, ma in Messico hanno preso una pala ed hanno cominciato a scavare! Finire doppiati, a 40 secondi da una monoposto data per spacciata e sconfitta è assurdo. Si rischia di finire terzi nel mondiale costruttori pur con 9 pole position e 4 vittorie. Questo perché al muretto ed al garage, remote o in pista, non c’è gente che comprende come funzionano le corse!

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