Nelle corse per definizione tutto avviene molto velocemente, e non solo in pista. Ai test di Valencia, Luca Marini è stato annunciato come nuovo pilota del Team Repsol Honda, in sostituzione di Marc Márquez.

Era curioso vedere che Marini fosse al suo tavolo circondato dal gruppo che fino a ieri, e per tutto l’anno, aveva sostenuto Joan Mir. Una situazione che è frutto della riorganizzazione intrapresa in seguito all’uscita di Márquez dal box. Tra le misure adottate c’è lo scambio di gruppi di meccanici.

In altre parole, Santi Hernández e il suo gruppo di lavoro, fedeli scudieri di Marc durante i suoi 11 anni alla Honda, verranno a sostenere Joan Mir; Giacomo Guidotti e il suo gruppo, con Mir nel 2023, si occuperanno di correre con le moto di Luca nel 2024. Spagnoli con un pilota spagnolo e italiani con il nuovo arrivato Marini, è la cosa ‘logica’ da fare. E allo stesso tempo si evitano le sensibilità che si potrebbero generare vedendo il fratello di Rossi lavorare con quelli che all’epoca Valentino considerava molto più che rivali.

L’arrivo di Luca Marini in HRC è stato molto più una conseguenza dell’offerta del pilota alla Honda che dell’interesse della Honda nei suoi confronti. Infatti, Aberto Puig, il manager del team, ha proposto ai suoi capi di attivare per il 2024 l’opzione di Fabio Di Giannantonio per una stagione, ed essere così liberi di prendere i piloti a cui saranno più interessati quando alla fine del prossimo anno la maggior parte di loro sarà disponibile. Ma in Giappone si decise di giocare l’asso nella manica di Marini, che chiuse con la Honda solo quando gli fu accettato un contratto biennale. Puig ha dovuto accettare l’imposizione dei suoi capi.

Cosa porta Marini in Honda?

Per chi si chiede cosa abbia spinto Marini a rinunciare a una Ducati per saltare sulla barca della Honda, ci sono due tipi di risposte. Quella ufficiale, che spiega la volontà di Marini di legare il suo destino sportivo a una fabbrica e di essere parte del processo di restituzione alla Honda della competitività che merita per storia, risorse e tecnologia. Suona bene, ed è probabilmente quello che lo ha portato a fare l’ultimo passo, ma Luca era da tempo predisposto a rompere il cordone ombelicale con l’attrezzatura del fratello VR46.

Perché?… Perché le situazioni in cui non si sentiva abbastanza valorizzato nella squadra si stavano accumulando. Lui, ad esempio, ha sempre voluto avere al suo fianco nel box Matteo Flamini, l’elettronico di lunga data del fratello Valentino, che la squadra ha preferito affiancare a Bezzecchi. Un’altra tacca è stata generata dalla percezione che la squadra non abbia fatto tutto dalla sua parte quando, dopo le dimissioni di Bezzecchi per andare in Pramac, ha chiesto alla squadra di offrirglielo; quel posto è finito nelle mani di Morbidelli. Solo due esempi di quei dettagli che stavano bucando il rapporto con il Team VR46, a cui va aggiunta la mancanza di sintonia con Uccio Salucci, direttore del team.

Erano settimane che Marini aveva smesso di andare ad allenarsi al ranch della VR46 Academy, preferendo farlo da solo; Una bella dichiarazione. Nel momento in cui si è presentata l’opportunità di volare da solo, non ha esitato. Ha rinunciato alla moto che tutti vogliono per entrare nel vespaio della Honda, paradossalmente la strada opposta a quella intrapresa da Marc Marquez.

Foto: Mazzocco Alessio