Quando un pilota si schiera in prima fila sulla griglia di partenza, si aspetta che dal muretto box arrivi un incoraggiante e deciso “Push now!”, pronto a caricarlo per la battaglia. Invece, sempre più spesso, il messaggio che arriva è un mesto e rassegnato “Lift and coast, please!”, ancora prima che i semafori si spengano.
Ferrari a podio ma con rassegnazione
La gara della Ferrari in Austria sembrava già scritta prima ancora di iniziare: l’unico obiettivo realistico era quello di perdere con onore, magari conquistando un podio. Il risultato finale è stato discreto rispetto alle ultime deludenti uscite, ma non è detto che questo sia merito dell’introduzione del nuovo fondo piatto.
Mercedes, dalla vittoria al ritorno nell’oblio
La Mercedes aveva illuso i tifosi in Canada, portando un importante aggiornamento alla sospensione posteriore che le aveva permesso di vincere la gara. Ma in Austria, su un tracciato stop-and-go dove serve molta trazione, la Stella è tornata nell’anonimato. Questo rafforza l’idea che la prestazione dignitosa della Ferrari sia più il risultato di un weekend senza errori che degli effettivi progressi tecnici portati in pista.
Una Formula 1 prevedibile e senza emozioni
Il podio finale ha fotografato una Formula 1 sempre più prevedibile e, per molti, noiosa. Anche l’unica vera fonte di spettacolo, la lotta tra piloti dotati della monoposto vincente, viene soffocata dalle strategie del box e dalle imposizioni tattiche. Fa tristezza sentire Oscar Piastri chiedere scusa per aver semplicemente fatto il suo lavoro da pilota: attaccare chi lo precedeva per cercare di vincere. Ancora più deprimente è sentire Lando Norris, nel finale, domandare disperatamente al box come poter avere più passo, mentre è lui stesso al volante. E per concludere, ascoltare Charles Leclerc confessare al muretto quanto sia difficile fare lift and coast con una macchina squilibrata, è la fotografia perfetta di una Formula 1 che toglie voce e coraggio ai suoi protagonisti.
Lando Norris – 10
Tutto perfetto, tutto come doveva andare su una pista che si adatta alla perfezione alle sue caratteristiche. Deve accendere un cero a Santo Stella se è finita bene, ma il merito è soprattutto suo: è stato l’artefice del proprio successo, duelli compresi, fino alla fine.
Fernando Alonso – 8
Non è solo il manager di Bortoleto, è anche il suo maestro. La lezione che ha impartito al brasiliano sulla difesa dura ma corretta è stata magistrale e senza eguali.
Oscar Piastri – 7
Parte bene, ha un ottimo passo, attacca ma non sempre in modo efficace. Quando lo mettono lontano da Norris, riesce comunque ad andarlo a riprendere, ma poi deve accontentarsi. Il Mondiale si vince anche con i piazzamenti, ma ha decisamente qualcosa in più rispetto al compagno.
Liam Lawson – 7
Una vecchia pubblicità diceva che certe soddisfazioni non si possono comprare. Una di queste è finire davanti al team che ti ha scaricato, guidando per la squadra satellite.
Gabriel Bortoleto – 7
Uno dei migliori tra i debuttanti. Ora che la monoposto è cresciuta, riesce anche a fare la differenza, mostrando talento rispetto alla solidità del suo capitano. Se solo fosse riuscito a battere il maestro!
Nico Hülkenberg – 7
La solita garanzia. Se la monoposto è appena discreta, i punti sono praticamente assicurati. Ora, per la prima volta dall’era Magnussen, ha anche un compagno giovane e veloce. Vedremo come reagirà la “Roccia”.
Charles Leclerc – 6
Gestire una macchina che non si adatta al proprio stile di guida e riuscirci è, come sempre, commovente. Un altro podio, ma non può continuare a correre in queste condizioni così tristi e frustranti.
Lewis Hamilton – 6
In una giornata in cui tutto sembrava filare liscio, si sentiva in grado di fare la differenza con una strategia alternativa. Avrebbe potuto soffiare il podio al compagno, ma per riuscirci deve ancora diventare il vero leader di un team che, al momento, non ha una guida.
George Russell – 6
Una gara in cui la sua Mercedes è sembrata l’ombra di quella vincente in Canada. Come dice il proverbio: quando puoi essere martello devi colpire, ma quando diventi incudine devi saper incassare. In Austria è stato il caso di incassare.
Esteban Ocon – 6
Un punto che smuove la classifica e porta un piccolo bottino per una Haas che, come la Sauber, sta lentamente crescendo.
Andrea Kimi Antonelli – S.V.
Giovanotto, se stai simpatico a uno come Verstappen, è quasi sicuramente perché pensa che sei ancora acerbo. Del resto, lo stesso Russell ha dichiarato di non temere per il suo sedile, perché tra i due in Mercedes, non è lui quello scarso. La fase della giovinezza è finita: è ora di diventare uomini e dimostrare il proprio talento. I “predestinati” non esistono.
Team Papaya (McLaren) – 6
Il buon Stella ha preservato le due monoposto, ma ci ha tolto lo spettacolo del duello in pista. Ha preferito dare seguito ai suoi propositi, quelli che rischiano di rendere questo Mondiale ancora più noioso.
Chez Vasseur (Ferrari) – 6
Il nuovo fondo non è detto che sia il vero protagonista della prestazione dignitosa della Rossa. Potrebbe semplicemente essere merito di un weekend senza sfortuna, che di per sé è già un eccellente aggiornamento tecnico!
Frecce d’Argento (Mercedes) – 5
O forse “Gambero d’Argento”. Dopo una vittoria altisonante in Canada, è arrivata una prestazione davvero mediocre.
La Banda Binotto (Sauber) – 8
Prestazione di altissimo livello. Si vedono i primi frutti di un team che si sta strutturando con serietà, facendo rendere al meglio il materiale a disposizione. La semina continua e, sicuramente, i frutti saranno buoni in futuro.
Haas – 7
Un punto alla volta si esce dal pantano della bassa classifica. Poco, ma sempre buono.
