Lo abbiamo soprannominato “La Roccia” per la sua capacità di essere sempre affidabile e costantemente a punti, indipendentemente dalla vettura che guida. Finalmente, Nico Hulkenberg corona la sua lunga carriera con un bellissimo podio nel Gran Premio di Gran Bretagna 2025. Un risultato che, seppur parziale, rappresenta una vera e propria consacrazione.
Un pilota che fa la differenza
Hulkenberg è un punto di riferimento per ogni team che attraversa fasi complesse di crescita e sviluppo. La sua esperienza, affidabilità e tranquillità rappresentano un valore aggiunto inestimabile per qualsiasi scuderia. Dopo anni trascorsi a fare il gregario, spesso al servizio di compagni meno meritevoli, il tedesco raccoglie finalmente i frutti di un impegno costante e silenzioso.
Sauber sul podio, ma con ambizioni più grandi
Con la Sauber motorizzata Ferrari, Nico è riuscito a salire sul podio, dimostrando che, con un po’ di fortuna e un buon lavoro di squadra, si può ambire anche a qualcosa di più. L’esempio della McLaren è lampante: si può battere la casa madre che fornisce il motore, se si sviluppa un telaio competitivo. Una prospettiva che potrebbe presto interessare anche il team svizzero.
Ferrari sotto pressione
Mentre a Stoccarda (Mercedes) certe sconfitte non scatenano grandi reazioni, a Maranello un simile scenario genererebbe un terremoto. Una Sauber vincente con motore Ferrari causerebbe una vera e propria resa dei conti interna, a partire dal Team Principal Frederic Vasseur. Il paddock è ormai pieno di ex ferraristi che, lontano da Maranello, stanno facendo bene. Un dato che induce a riflettere sulla gestione della Scuderia negli ultimi anni.
Un mea culpa verso Binotto
È ormai evidente che la crisi Ferrari di tre anni fa non fosse responsabilità esclusiva di Mattia Binotto. Piuttosto, si trattava di una situazione sfuggita di mano a livello gestionale. Anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo delle scuse a Mattia per le critiche eccessive ricevute, spesso per colpe non sue.
Lando Norris – 10
Per approfittare delle sventure o dei regali altrui, devi essere nella posizione giusta per farlo. Se non hai passo e prestazione, non vinci nemmeno con un regalo. Norris, invece, ha saputo cogliere l’occasione offerta da Piastri con intelligenza e prontezza.
Nico Hulkenberg – 9
Di solito non assegniamo un 9 a cuor leggero, ma questa volta “La Roccia” lo merita tutto. Non è più solo un pilota affidabile che raccoglie punti con monoposto mediocri: ora è anche vincente. Il podio è il preludio a qualcosa di ancora più grande.
Pierre Gasly – 8
Gara solida, senza errori. Ha gestito tutto con ordine e lucidità, ben supportato dal muretto box, che ha sempre scelto le gomme giuste al momento giusto. Il passo non era straordinario, ma i punti raccolti fanno morale e muovono una classifica difficile.
Alexander Albon – 8
Al volante della Williams, Albon ha saputo limitare gli errori e sfruttare al meglio la strategia del team. Il passo non era male, forse un po’ troppo conservativo per raccogliere punti pesanti, ma il lavoro è stato solido.
Lance Stroll – 8
Condizioni ideali per lui. Non è la prima “gara pazza” in cui riesce a restare in pista dove altri sbagliano. Porta a casa punti importanti con intelligenza e sangue freddo.
Lewis Hamilton – 7
Salva la giornata per la Ferrari (!). Anche se non riesce a domare una monoposto imprevedibile, offre la sua miglior prestazione della stagione. Niente podio, ma poteva finire molto peggio.
Oscar Piastri – 6
Doveva concentrarsi su Norris, invece ha sprecato energie con Verstappen, ormai fuori gioco. L’errore è stato fatale. La richiesta di poter riottenere la posizione per “combattere ad armi pari” è più da videogiocatore che da pilota di F1.
Max Verstappen – 5
Straordinario in qualifica, deludente in gara. Cade nella trappola di Piastri e perde la calma. Guidare nervosamente con una macchina instabile è rischioso anche per un campione del mondo.
Fernando Alonso – 5
Tenta l’azzardo per compensare la superiorità del compagno nel gestire la monoposto in condizioni difficili. Finisce però per complicarsi la vita e perdere contatto con il gruppo di testa.
George Russell – 4
La monoposto è solo un’ombra di quella che ha vinto in Canada. Il muretto inventa una strategia suicida, condivisa con il pilota. Gli azzardi, se non funzionano, fanno solo fare brutte figure.
La Banda Binotto – 8
È doveroso chiedere scusa a Mattia Binotto per le critiche ricevute ai tempi della Ferrari. I risultati ottenuti con la Sauber sono evidenti. Il lavoro di crescita è innegabile e merita rispetto.
I Papaya (McLaren) – 6
Vittoria agevole, ma la gestione dei piloti mostra ancora grandi crepe. Nonostante gli sforzi per tenerli lontani, mancano la maturità dei veri campioni. Hanno una macchina vincente, ma rischiano di vanificare il lavoro del team.
Chez Vasseur – 4
Il vero problema della Ferrari non è Vasseur, così come non lo era Binotto. La struttura interna del team è disorganica, composta da “feudi” non coordinati. Ognuno lavora per sé, e non per la competitività. La Sauber rischia di stare davanti ancora a lungo.
Mercedes – 4
La monoposto non funziona più. A questo si aggiungono errori evidenti dal muretto. Avere Verstappen accanto a Russell garantirebbe maggiore resa, ma prima serve almeno un team solido, se non una vettura competitiva.
Il clima britannico – 8
Senza le classiche “quattro stagioni in un’ora” tipiche del Regno Unito, non avremmo assistito a un GP così movimentato. Per una volta, viva la pioggia.
Brad Pitt – 8
La star hollywoodiana ha acceso i riflettori sulla F1 come pochi altri. Liberty Media dovrebbe erigergli una statua: ha dato un’immagine romantica e affascinante a uno sport spesso ingessato da regolamenti e formalismi.
