La Malesia potrebbe presto ripensare al suo rapporto con la Formula 1. A distanza di otto anni dall’ultima edizione del Gran Premio, disputata nel 2017, il CEO del Sepang International Circuit, Azhan Shafriman Hanif, ha ammesso che la decisione di abbandonare la massima serie automobilistica sia stata un errore.
Il tracciato di Sepang, inaugurato nel 1999 e diventato il primo circuito asiatico della nuova era moderna, lasciò il calendario per i costi sempre più elevati a fronte di un ritorno economico in calo. Una scelta che oggi pesa ancora di più, considerando il boom di popolarità che la Formula 1 ha conosciuto sotto la gestione Liberty Media, con tribune esaurite in quasi tutti gli appuntamenti.
Un ritorno da 71 milioni di dollari
Per rientrare in calendario, il conto sarebbe salatissimo. Shafriman ha rivelato che Liberty Media ha chiesto circa 70 milioni di dollari di fee a stagione, a cui vanno aggiunti i costi di allestimento che oscillano tra i 10 e i 20 milioni di ringgit. In totale, il Gran Premio malese costerebbe più di 71 milioni di dollari ogni anno.
“Abbiamo lasciato andare la Formula 1 e oggi è molto difficile riportarla indietro. Non dobbiamo commettere lo stesso errore con la MotoGP”, ha dichiarato Shafriman al New Strait Times. “Ci sono molti Paesi in lista d’attesa. Non sarà semplice, ma se ci sarà la volontà politica ed economica potremo aprire un dialogo”.
MotoGP evento di punta
Dopo l’uscita della F1, la MotoGP è diventata l’evento principale di Sepang. La gara di quest’anno è in programma il 26 ottobre, mentre il contratto con Dorna scadrà nel 2026: l’obiettivo è prolungarlo fino alla fine del decennio.
Intanto, cresce la volontà di riportare anche la Formula 1 in Malesia. Non solo il circuito, ma anche istituzioni e imprese locali spingono in questa direzione, prendendo come modello il successo economico e turistico del GP di Singapore.
“Non può essere solo il SIC a farsene carico. Serve il coinvolgimento del governo, del settore privato, degli hotel e di tutte le realtà economiche, come avviene a Singapore. Solo così può diventare un evento sostenibile”, ha sottolineato Shafriman.
Il dirigente ha però messo in guardia: rendere un Gran Premio redditizio per l’intera comunità non è un processo immediato. “Ci è voluto tempo anche con la MotoGP per aumentare il ritorno sugli investimenti. La Formula 1 non deve essere vista come un evento del circuito, ma come un evento nazionale. Noi possiamo gestirne l’organizzazione e il branding, ma rappresenta l’intero Paese”.
