Dopo oltre trent’anni di assenza, la MotoGP torna in Ungheria. Il Motomondiale approda per la prima volta al Balaton Park, nuovo impianto che ha già ospitato il Mondiale Superbike e che ora accoglie i protagonisti della classe regina.
La storia del Paese con il campionato del mondo è breve ma intensa. Nel 1990 si disputò il primo GP d’Ungheria all’Hungaroring, vinto da Mick Doohan con la Honda. Due anni più tardi, nel 1992, arrivò un successo che è rimasto nella memoria: quello di Eddie Lawson, che portò al trionfo la Cagiva.
Negli anni Duemila, l’Ungheria tornò sotto i riflettori grazie a Gábor Talmácsi, campione del mondo nella classe 125cc nel 2007 con Aprilia. Per lui si trattò del punto più alto della carriera: in MotoGP disputò soltanto parte della stagione 2009 con la Honda del team Scot Racing.
Nel 2010 era previsto un ritorno del Motomondiale con il progetto Balatonring, ma i lavori non furono mai completati e l’evento sfumò. Bisogna attendere il 2025 per rivedere la MotoGP in Ungheria, questa volta su un tracciato moderno e finalmente pronto ad accogliere il circus.
Nuovi circuiti, nuovi protagonisti
Il Balaton Park è il sedicesimo nuovo circuito a entrare in calendario dal 2002, e il primo dopo il GP d’India 2023. Proprio in quell’occasione a trionfare fu Marco Bezzecchi, allora pilota VR46 Ducati e oggi punta di diamante dell’Aprilia. L’italiano sta vivendo un momento di grande forma, con vittorie e podi in sequenza tra Silverstone, Assen, Brno e l’Austria.
Oltre a lui, altri due piloti possono vantare successi inediti su circuiti al debutto. Il riferimento principale è Marc Márquez, leader del mondiale e dominatore della stagione con nove vittorie domenicali. Lo spagnolo ha già conquistato tre tracciati nuovi: Austin nel 2013, Termas de Río Hondo nel 2014 e Buriram nel 2018. Due di queste vittorie sono arrivate su piste in senso antiorario, la stessa configurazione del Balaton Park, che sembra adattarsi perfettamente al suo stile.
C’è anche Miguel Oliveira, oggi in Pramac Yamaha, che ha vinto a Portimão nel 2020 e a Mandalika nel 2022, entrambe le volte con KTM. La sua stagione però è complicata: il portoghese fatica a trovare ritmo sulla M1 e non è andato oltre un 13° posto.
Quando la prima volta fa la storia
Le prime volte hanno sempre un sapore speciale. Andrea Iannone fu l’ultimo pilota non più in attività a imporsi su un tracciato nuovo, al Red Bull Ring nel 2016. Prima di lui ci riuscirono nomi illustri come Casey Stoner, vincitore ad Aragón nel 2010 (gara che sostituì proprio l’annullato GP d’Ungheria), Valentino Rossi a Shanghai nel 2005 e Marco Melandri nello stesso anno a Istanbul.
Scorrendo indietro nel tempo troviamo anche Nicky Hayden a Laguna Seca nel 2005, Sete Gibernau al debutto del Qatar nel 2004 e, ancora prima, lo stesso Stoner che riportò in auge Misano nel 2007, dopo il cambio di layout per motivi di sicurezza.
Le statistiche dei costruttori
Guardando ai numeri, la regina dei successi sui circuiti nuovi resta Honda, con sei vittorie nell’era moderna. Seguono Ducati a quota quattro, Yamaha con tre e KTM con due.
Una sfida dal sapore storico
Il ritorno della MotoGP in Ungheria non è solo un evento sportivo: rappresenta un ponte tra passato e futuro. Da Lawson e Doohan fino a Márquez e Bezzecchi, il Paese magiaro è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua storia nel motociclismo mondiale.
