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F1, Jacques: “Errore di Hamilton non portare con sé uomini di fiducia in Ferrari”

Il passaggio di Lewis Hamilton alla Ferrari non ha ancora prodotto i frutti sperati. Il sette volte campione del mondo sta vivendo un avvio complicato con la scuderia di Maranello: nelle prime 14 gare della stagione 2025 non è mai salito sul podio e al GP d’Ungheria è addirittura rimasto fuori dalla zona punti, con la fiducia ormai ai minimi livelli.

Uno dei nodi più critici riguarda il rapporto con l’ingegnere di pista Riccardo Adami, con cui non è ancora scattata la giusta intesa. Durante la fase europea del campionato non sono mancati momenti di tensione, soprattutto per la comunicazione via radio.

Il confronto con Schumacher

Secondo il commentatore di F1 Alex Jacques, Hamilton avrebbe commesso un errore nel non portare con sé un gruppo più ampio di uomini fidati dalla Mercedes. Il paragone inevitabile è con Michael Schumacher, che nel 1996 passò dalla Benetton alla Ferrari portando con sé figure chiave come Ross Brawn, fondamentali per la rinascita del Cavallino culminata con il titolo mondiale del 2000.

Hamilton, a differenza del tedesco, non ha potuto contare sull’ingegnere storico Peter “Bono” Bennington, rimasto in Mercedes per via di un accordo che vietava a Ferrari di assumere personale di vertice della rivale. L’inglese si è però ritrovato con alcuni volti noti, come il team principal Frédéric Vasseur, il vice Jérôme d’Ambrosio e la fisioterapista Angela Cullen, tornata al suo fianco dopo la separazione del 2023.

Jacques: “Avrebbe rafforzato la sua fiducia”

Jacques ha sottolineato come il supporto di figure fidate avrebbe potuto fare la differenza per Hamilton in un contesto esigente come quello Ferrari:

“Sì, penso che avrebbe dovuto portare quante più persone possibili di cui si fidava – ha spiegato –. La storia ci dice che l’ultimo a vincere davvero in Ferrari fu Schumacher, che importò lo staff da Benetton e diede potere ai talenti già presenti.
Michael poté farlo perché Ferrari negli anni ’90 era in grande difficoltà e lui dettò le condizioni. Forse per Lewis non era possibile, ma credo che gli avrebbe dato una spinta enorme in termini di fiducia. Sapere che il tuo ingegnere di pista ti conosce e che stai ottenendo il massimo da quel reparto ti permette di concentrarti solo su ciò che resta. Ferrari, invece, ha una storia di logoramento mentale dei piloti: lo abbiamo visto anche con Sebastian Vettel, stressato dalla gestione strategica nei suoi anni lì.”

Il futuro di Hamilton in rosso appare quindi legato non solo alla competitività della SF-25, ma anche alla capacità di ricostruire un ambiente tecnico e umano capace di sostenerlo nelle prossime sfide.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori