Il passaggio di proprietà della MotoGP a Liberty Media era destinato a portare novità, ma i primi cambiamenti iniziano già a far discutere. Dopo oltre trent’anni sotto la gestione Dorna, i tifosi erano abituati a un equilibrio che oggi sembra vacillare con l’arrivo dei nuovi proprietari.
Dall’entusiasmo alle polemiche
Le prime notizie positive non sono mancate. L’acquisto del team Tech3 da parte dell’ex boss Haas F1, Guenther Steiner, ha portato nuova attenzione mediatica. E lo stesso si può dire per le voci di un possibile coinvolgimento diretto di Max Verstappen e Lewis Hamilton come futuri proprietari di squadre.
Ma, nelle ultime settimane, il clima si è fatto più teso. Liberty Media starebbe infatti lavorando per ridurre il peso di Moto2 e Moto3 all’interno del paddock, relegandole lontano dalla pitlane, come già accade in Formula 2 e Formula 3. Una scelta che preoccupa i team, già in difficoltà a trattenere sponsor e risorse economiche.
La controversia Márquez
L’aspetto più discusso riguarda però la storia e i titoli iridati. Secondo indiscrezioni provenienti dalla Spagna, dal GP del Giappone i broadcaster sarebbero invitati a ignorare i titoli conquistati da Marc Márquez in 125cc e Moto2, presentandolo soltanto come “sette volte campione MotoGP” in caso di nuovo trionfo a Motegi.
Una decisione che i tifosi hanno accolto con rabbia: cancellare parte del palmarès dei piloti significa ignorare sacrifici, trionfi e momenti che hanno segnato la storia del motociclismo. Non a caso, sui social le polemiche sono esplose nelle ultime 24 ore.
Perché la storia conta
Il motociclismo, a differenza della Formula 1, è sempre stato costruito su più classi. Dai 50cc ai 500cc, fino a Moto2 e Moto3, ogni titolo mondiale è stato riconosciuto come tale. Basti pensare ad Ángel Nieto, 13 volte campione del mondo (tutti i suoi titoli nelle classi minori), considerato una leggenda alla pari di Rossi, Agostini o Hailwood.
Ridimensionare questo patrimonio significherebbe rinnegare l’essenza stessa del mondiale, che per decenni si è distinto dagli altri campionati proprio per la sua pluralità di categorie.
Un rischio di crisi d’identità
Oggi Marc Márquez è vicino a raggiungere Valentino Rossi a quota nove titoli e a tagliare il traguardo delle 100 vittorie complessive. Ma secondo la nuova politica, verrebbero conteggiate solo 74 vittorie in MotoGP. Un autogol dal punto di vista del marketing, soprattutto a dieci anni dal celebre scontro Rossi-Márquez del 2015 che ancora fa discutere i tifosi.
La MotoGP può certamente beneficiare delle strategie di crescita che Liberty ha applicato con successo alla F1. Ma tra innovazione e perdita d’identità il confine è sottile. Copiare la cerimonia dell’inno nazionale, come visto a Misano, è un dettaglio folcloristico. Riscrivere la storia, invece, significa mettere a rischio il cuore stesso di questo sport.
