Lo squalo Verstappen sta arrivando. Inesorabile, inarrestabile, attirato dall’odore del sangue dei due pesciolini rossi — anzi, papaya — che gli annaspano davanti. La sua aggressività, la classe e la capacità conclamata di andare oltre i limiti della monoposto stanno togliendo il sonno ai già psicolabili alfieri della McLaren.
Le Variabili imprevedibili
A dare una mano all’olandese ci pensano le variabili impazzite di Mercedes e Ferrari. Due team che, a seconda delle condizioni, degli eventi e delle congiunzioni astrali, riescono sempre a infastidire la McLaren. Un fastidio enorme, quasi personale.
Il Cavaliere della difesa
A mettere ordine nel caos ci ha provato uno spettacolare Charles Leclerc, che ha impedito a Norris di entrare in contatto diretto con Verstappen. Come l’olandese, anche il monegasco è andato ben oltre le possibilità della sua monoposto, resistendo in modo stoico — e un po’ eroico — a un Norris che sembrava doverlo doppiare da un momento all’altro.
Hamilton e un flebile ritorno
Dall’altra parte, il posto di Russell è stato occupato da un redivivo Hamilton, che nella sua rinascita ha tolto punti preziosi a Piastri. La sensazione è che Andrea Stella abbia perso l’occasione di ristabilire le gerarchie dopo il Gran Premio del Canada, quando Norris si è suicidato sportivamente nel duello con il compagno di squadra.
Max Verstappen 10:
Il mastino, lo squalo, il T-Rex: ormai non ci sono predatori paragonabili a Max Verstappen. La sua gara è stata vinta in partenza, quando ha stoppato Norris consentendo un corridoio a Leclerc. Un caso? Se non fosse Verstappen, magari sì… ma è SuperMax.
Charles Leclerc 7:
Una gara magnifica, forse la migliore dell’anno per il monegasco. Parte bene, si pone come muro, baluardo di difesa insormontabile, aiutando involontariamente Verstappen. Continua a fare la differenza su una macchina davvero improbabile e imprevedibile.
Lewis Hamilton 7:
Una buona gara. Forse ha finalmente capito la macchina, o forse, per puro caso, la macchina si è adattata al suo stile. Punti importanti, anche se con la sua strategia doveva e poteva arrivare a podio.
Yuki Tsunoda 7:
La cura per rendere la Red Bull particolarmente adatta ha dato i suoi frutti anche per il rendimento di Tsunoda. L’arrivo del nuovo team principal lo ha fatto crescere, almeno in gara, dove raccoglie punti preziosi.
Nico Hülkenberg 7:
Se gli fanno fare la sua gara senza buttarlo fuori e senza dargli colpe che non ha, può fare come sempre la differenza. La Roccia non molla mai: è sempre una garanzia.
Lando Norris 6:
Doveva fare della Ferrari un sol boccone già al secondo giro. Non aveva alternative per provare a vincere. Ma si è bloccato dietro alla pochezza della Ferrari e alla grandezza di Leclerc.
Oscar Piastri 6:
Si è letteralmente spento. La sua corsa al titolo non è in discussione, ma la sua “norrizzazione” rende le cose più difficili. In McLaren, gli psicologi passano a due!
Oliver Bearman 6:
In gara ha imparato la lezione: è stato più concreto, più costante, ha evitato errori e ha conquistato punti importanti.
Fernando Alonso 6:
Fa la sua gara, la corre bene, con consistenza e senza errori. Non poteva ottenere di meglio che un punto, ma muove la classifica.
George Russell 5:
Dopo il tentato “assassinio” su Verstappen nella gara Sprint, si è decisamente ridimensionato. Ha passato la gara a lamentarsi della lentezza di Piastri, quando era decisamente più lento lui!
I Bibitari 8:
Più Verstappen recupera, più loro lavorano alacremente per metterlo nelle condizioni migliori. Forse dovevano cacciare Horner con qualche mese di anticipo.
Chez Vasseur 6:
La macchina ha deciso di andare bene al sabato, dopo la Sprint Race, e la domenica. Non dipende dai tecnici o dalla gestione, ma dalla “testa” della monoposto, che sembra avere un’anima e una volontà proprie.
I Papaya 5:
Avevano la possibilità di mettere ordine nelle strategie dei piloti dopo il suicidio di Norris in Canada. Ora è troppo tardi: dovranno sforare con il budget per gli psicologi.
Le Frecce d’Argento 5:
Ogni tanto si perdono un pilota, e quello che resta si arrampica sugli specchi. Anche in questo caso, la monoposto sembra avere una volontà propria.
