L’automobilismo italiano piange una delle sue figure più rappresentative: Andrea de Adamich, pilota, volto televisivo e pioniere della guida sicura, si è spento oggi all’età di 83 anni. Con lui se ne va un pezzo importante della storia sportiva e mediatica del nostro Paese, un uomo che ha vissuto la velocità in ogni sua forma senza mai perdere misura e stile.
Dalle corse ai vertici dell’automobilismo europeo
Nato a Trieste il 3 ottobre 1941, de Adamich fu tra i talenti emergenti dell’Italia motoristica negli anni Sessanta. Dopo un brillante debutto nelle formule minori, vinse il Campionato Italiano di Formula 3 nel 1965 e l’anno successivo conquistò il titolo europeo turismo con Alfa Romeo, marchio al quale rimase sempre profondamente legato.
Il suo nome approdò anche nel mondo della Formula 1, dove corse dal 1968 al 1973 per Ferrari, McLaren, March, Surtees e Brabham. Una carriera segnata dal talento e dalla tenacia, bruscamente interrotta dal grave incidente al Gran Premio di Gran Bretagna del 1973, che ne pose fine all’attività agonistica.
Una nuova vita davanti alle telecamere
Terminata la carriera da pilota, de Adamich non abbandonò i motori: li portò in televisione. Entrò nelle case degli italiani come commentatore e conduttore per le principali reti nazionali, diventando per anni una delle voci e dei volti più autorevoli della Formula 1 in Italia.
Competenza, equilibrio, tono sempre pacato: il pubblico imparò a riconoscere in lui un gentiluomo del paddock, uno che sapeva spiegare la velocità senza mai cedervi al sensazionalismo.
Il pioniere della guida sicura
Se la pista rappresentò la sua giovinezza, la formazione alla guida fu il suo futuro. Con lungimiranza, de Adamich fondò e guidò il Centro Internazionale Guida Sicura a Varano de’ Melegari, trasformandosi in punto di riferimento nazionale per la sicurezza stradale e la guida ad alte prestazioni.
Un’eredità che, forse ancor più delle corse, segna il suo contributo al mondo dell’automobile e della collettività.
Andrea de Adamich ha attraversato l’epoca eroica dei motori e ha saputo evolversi con essa. Pilota, giornalista, divulgatore, istruttore: una figura completa e luminosa.
Oggi l’Italia lo saluta ricordandolo con rispetto, riconoscenza e affetto.
Un corridore fino all’ultimo, dentro e oltre la pista.
