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Honda davanti a un bivio: rischia di perdere i privilegi MotoGP nei prossimi due Gran Premi

Dopo due stagioni difficili e un lento processo di ricostruzione, la casa giapponese rischia di perdere i privilegi tecnici ottenuti nel 2024 grazie al regolamento delle “concessioni” dedicate ai costruttori in crisi di risultati.

Attualmente, Honda occupa il “rango D”, il livello più basso delle concessioni, riservato alle squadre che faticano a raccogliere punti nel mondiale costruttori.

Ma proprio grazie a una significativa ripresa nel 2025, il costruttore dell’Ala Dorata si trova ora a un passo dal salire al “rango C”, perdendo di fatto una parte dei vantaggi che le hanno permesso di accelerare lo sviluppo della RC213V.

Due gare decisive per Honda

Honda si prepara a vivere due weekend fondamentali che potrebbero cambiare il suo futuro immediato in MotoGP.
Dopo due stagioni difficili e un lento processo di ricostruzione, la casa giapponese rischia di perdere i privilegi tecnici ottenuti nel 2024 grazie al regolamento delle “concessioni” dedicate ai costruttori in crisi di risultati.

Attualmente, Honda occupa il “rango D”, il livello più basso delle concessioni, riservato alle squadre che faticano a raccogliere punti nel mondiale costruttori.
Ma proprio grazie a una significativa ripresa nel 2025, il costruttore dell’Ala Dorata si trova ora a un passo dal salire al “rango C”, perdendo di fatto una parte dei vantaggi che le hanno permesso di accelerare lo sviluppo della RC213V.

I numeri della rinascita

Nel 2024, Honda aveva chiuso la classifica costruttori all’ultimo posto con soli 75 punti, il peggior risultato della sua storia in MotoGP.
Quest’anno, invece, la crescita è evidente: con 266 punti a due gare dal termine, la casa di Tokyo è quarta, distante 59 punti da KTM e 89 da Aprilia.
Un progresso che conferma il lavoro svolto da Joan Mir e Luca Marini, ma che pone ora un dilemma tecnico e strategico.

Se Honda dovesse ottenere altri 19 punti nei prossimi due Gran Premi, salirebbe al gruppo C delle concessioni, insieme proprio ad Aprilia e KTM.

Cosa comporta la perdita delle concessioni

Restare nel rango D garantisce una grande libertà di sviluppo:

  • test illimitati con i piloti ufficiali,
  • fino a 260 pneumatici da test a stagione,
  • sei wildcard,
  • dieci motori liberi,
  • due aggiornamenti aerodinamici nel corso dell’anno.

Ma nel rango C le regole cambiano:

  • i test sono consentiti solo ai collaudatori,
  • il numero di gomme scende a 220,
  • gli aggiornamenti aerodinamici si riducono a uno,
  • e i motori disponibili calano a otto.

In pratica, meno libertà e più limiti sullo sviluppo in pista.
Un prezzo da pagare per chi torna competitivo.

Uno sguardo al futuro

Nonostante la possibile perdita dei privilegi, in casa Honda non regna la preoccupazione.
Il 2026 sarà l’ultimo anno del motore 1000 cc, e la priorità a Tokyo è già la transizione verso la nuova era 850 cc prevista per il 2027.
Le risorse del reparto corse HRC sono già in gran parte indirizzate allo sviluppo della futura moto, concepita per essere più leggera, più gestibile e meglio adattata alle nuove regole aerodinamiche.

Fonti interne indicano che Honda non teme di ridurre le sessioni di test: l’obiettivo è tornare competitivi in modo stabile, anche a costo di rallentare temporaneamente lo sviluppo del progetto attuale.

Il dilemma dell’Ala Dorata

La vera domanda è se Honda vorrà “frenare” volontariamente nelle ultime due gare per mantenere le concessioni più ampie, o se preferirà spingere fino alla fine per confermare la rinascita.
Una scelta che potrebbe sembrare paradossale: vincere troppo presto potrebbe costare caro in termini di libertà tecnica.

Ma per un marchio abituato a vincere, la risposta sembra scontata.
Meglio perdere qualche vantaggio regolamentare, ma tornare finalmente a guardare gli altri dall’alto del podio.

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

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