La MotoGP si prepara a una delle rivoluzioni tecniche più profonde degli ultimi anni e, secondo Sylvain Guintoli, il vero ago della bilancia non saranno tanto motori o aerodinamica, quanto gli pneumatici.
Il passaggio a Pirelli, previsto nel nuovo ciclo regolamentare, rischia infatti di ridisegnare completamente la gerarchia in pista. Un cambiamento che, per sua natura, premierà chi saprà adattarsi più rapidamente.
Guintoli, oggi opinionista per TNT Sports ed ex protagonista del Motomondiale, conosce bene entrambe le realtà: ha contribuito allo sviluppo delle gomme Michelin attualmente utilizzate in MotoGP e ha maturato esperienza con Pirelli nel Mondiale Superbike, anche attraverso il lavoro con il BMW SBK Test Team.
Proprio per questo, il suo punto di vista è particolarmente significativo.
“Gli pneumatici fanno una differenza enorme, sono il vero punto di contatto tra moto e asfalto”, ha spiegato. “Alla fine, le corse si decidono sulla capacità di sfruttarne al massimo il potenziale per tutta la distanza.”
Il primo assaggio della nuova era si è avuto a Misano, dove Pirelli ha portato in pista le proprie coperture durante un test privato su moto da 1000cc. Da lì in avanti, il lavoro si è intensificato: KTM e Honda hanno già avviato programmi di sviluppo con i prototipi da 850cc, destinati a diventare lo standard dal 2027.
Il cambio di fornitore si inserisce infatti in un pacchetto regolamentare più ampio: motori ridotti a 850cc, carburanti completamente sostenibili, stop ai dispositivi di abbassamento e una stretta significativa sull’aerodinamica.
Tuttavia, secondo Guintoli, sarà proprio la natura degli pneumatici a determinare il vero spartiacque competitivo.
“Ogni costruttore ha caratteristiche completamente diverse: modo di lavorare, livelli di grip, risposta in piega, feedback e durata. Tutto questo cambia radicalmente l’approccio alla guida e al set-up”, ha sottolineato.
Un’incognita resta legata alle specifiche definitive che Pirelli porterà in MotoGP. Le prime indicazioni parlano di una possibile evoluzione delle attuali gomme utilizzate in Superbike, ma senza conferme ufficiali.
“Non sappiamo esattamente quale sarà il prodotto finale, ma è probabile che ci sia molto del DNA delle gomme SBK”, ha aggiunto Guintoli. “Proprio per questo, i costruttori dovranno lavorare intensamente per comprenderle.”
Il messaggio è chiaro: nella MotoGP del futuro, la capacità di interpretare al meglio le nuove coperture potrebbe valere quanto – se non più – della potenza del motore.
E in un campionato dove i dettagli fanno la differenza, arrivare primi nella comprensione delle Pirelli potrebbe significare costruire un vantaggio decisivo sin dalle prime gare della nuova era.
