Pedro Acosta ha espresso curiosità per il futuro della MotoGP e per il passaggio alle nuove moto da 850cc previsto per il 2027, ma allo stesso tempo ha lanciato un avvertimento sulla crescente intensità del calendario, che a suo giudizio potrebbe avere conseguenze dirette sulla durata delle carriere dei piloti.
Il talento spagnolo della KTM è intervenuto nel corso del weekend del Gran Premio delle Americhe, soffermandosi sui cambiamenti tecnici che attendono la classe regina del Motomondiale. La riduzione della cilindrata da 1000 a 850cc comporterà una diminuzione delle velocità di punta, ma anche una serie di modifiche strutturali importanti, tra cui il calo del peso minimo delle moto e l’introduzione di nuovi pneumatici e soluzioni aerodinamiche.
Acosta ha però sottolineato come il vero tema non sia la velocità in rettilineo, ma l’evoluzione complessiva delle prestazioni in curva.
“Non credo che il problema sia andare a 360 km/h sul dritto. Il punto è che oggi siamo molto più veloci in curva rispetto al passato, ed è questo che rende lo sport più pericoloso”, ha spiegato il pilota spagnolo.
Il pilota KTM ha poi espresso interesse nel capire come cambierà il comportamento delle moto senza alcuni dispositivi elettronici e aerodinamici attualmente utilizzati, ma ha ammesso che molte variabili restano ancora da verificare in pista.
Parallelamente, Acosta ha posto l’attenzione sull’attuale struttura del calendario, sempre più fitto e composto da numerosi appuntamenti ravvicinati. Secondo il pilota, questa intensità potrebbe avere un impatto significativo sul futuro degli atleti.
“Quello che non mi piace del calendario è che, alla lunga, credo che le carriere dei piloti diventeranno più brevi”, ha dichiarato.
Le sue parole si inseriscono in un dibattito sempre più acceso all’interno del paddock sulla sostenibilità della stagione MotoGP, tra aumento del numero di gare, sprint race e minore tempo di recupero tra un appuntamento e l’altro.
Nonostante le criticità evidenziate, Acosta si conferma tra i protagonisti del mondiale 2026, con KTM stabilmente competitiva e il pilota spagnolo in piena lotta nelle posizioni di vertice della classifica iridata.

Acosta ha perfettamente ragione sullo stress del calendario. 22 GP all’anno più Sprint è un ritmo insostenibile. I piloti sono esseri umani, non macchine. La MotoGP deve trovare un equilibrio tra business e benessere.