L’Italia passa all’azione sul fronte fiscale e mette nel mirino la Formula 1. La Guardia di Finanza ha avviato una serie di verifiche su piloti e scuderie per accertare il corretto pagamento delle imposte sui redditi generati durante i Gran Premi disputati sul territorio nazionale. A rivelarlo è il quotidiano Il Resto del Carlino, secondo cui l’iniziativa partirebbe dalla sede bolognese delle Fiamme Gialle e si inserirebbe in un piano più ampio di controllo sulla tassazione degli sportivi non residenti.
La legislazione italiana prevede che gli atleti stranieri paghino le tasse sui compensi percepiti per attività svolte in Italia. Tuttavia, l’applicazione concreta di questa norma è stata finora discontinua, lasciando spazio a interpretazioni e, secondo alcuni, a possibili omissioni. Proprio su questo punto si è inserita la richiesta di approfondimento avanzata dall’avvocato Alessandro Mei, che ha sollecitato verifiche sistematiche sulla posizione fiscale degli atleti stranieri.
Nel panorama sportivo, la Formula 1 rappresenta il caso più rilevante, sia per la popolarità globale sia per gli elevati compensi dei piloti. Negli ultimi anni il circus ha fatto tappa in tre circuiti italiani: l’Autodromo Nazionale Monza, sede del Gran Premio d’Italia, l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, che ospita il Gran Premio dell’Emilia-Romagna, e il Mugello Circuit, utilizzato nel 2020 per il Gran Premio di Toscana. Secondo quanto emerso, la Corte dei Conti avrebbe richiesto verifiche nelle province interessate, dando impulso all’attività investigativa.
Fonti vicine al dossier riferiscono che i piloti, sia attuali sia recenti protagonisti del campionato, avrebbero ricevuto comunicazioni ufficiali con la richiesta di presentare la dichiarazione dei redditi relativa al 2025 e di avviare un confronto con le autorità fiscali. L’aspetto più delicato riguarda però la volontà di procedere anche retroattivamente, recuperando eventuali imposte non versate negli anni passati, laddove consentito dalla legge.
L’indagine si preannuncia particolarmente incisiva. Gli investigatori intenderebbero esaminare in dettaglio i compensi percepiti dai piloti, i contratti con i team e gli accordi di sponsorizzazione, con l’obiettivo di ricostruire con precisione la quota di reddito effettivamente riconducibile alle attività svolte in Italia.
Le conseguenze potrebbero essere pesanti. In base alla normativa vigente, il mancato pagamento di imposte per importi superiori a 50.000 euro può configurare un reato penale, a cui si aggiungono sanzioni amministrative e il recupero delle somme dovute.
La questione della tassazione degli sportivi non residenti era già stata affrontata nel 2020 in sede parlamentare, senza però portare a interventi concreti. Ora, la nuova linea di rigore potrebbe segnare un cambio di passo significativo. Sistemi analoghi sono già in vigore in altri Paesi, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Australia, dove la tassazione dei redditi sportivi legati a eventi locali è applicata con maggiore continuità.
La stretta fiscale italiana rischia ora di aprire un fronte complesso per il mondo della Formula 1, con potenziali ripercussioni legali ed economiche per piloti e scuderie. Non si esclude che la vicenda possa evolvere in una lunga serie di contenziosi, destinati a ridefinire i rapporti tra sport internazionale e sistemi fiscali nazionali.
