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F1; Gp Miami, pagelle ” Non lo prendono più!” di GM

E sono tre. Ormai non servono più indizi né prove: Kimi Antonelli è il candidato numero uno per il titolo mondiale piloti 2026. Il giovanissimo bolognese, nel giorno della scomparsa di un mito come Alex Zanardi, ha scritto il suo nome nella storia della F1. Non è bastato ai rivali azzeccare la partenza: Leclerc è scattato in modo magistrale, mentre Verstappen, preso da un eccesso di ottimismo, si è prodotto in un’azione funambolica riprendendo la vettura dopo un 360° dove ogni altro pilota al mondo avrebbe colpito il muro, finendo la gara alla seconda curva.

Una vittoria di strategia con tanto talento

Antonelli ha messo in riga tutti. Ha approfittato della Safety Car e, aiutato da una strategia impeccabile, ha rintuzzato gli attacchi del campione del mondo Lando Norris, per poi dettare il suo ritmo fino alla sua terza affermazione. La riprova di quanto sia importante il successo dell’italiano è il distacco siderale inflitto al compagno di squadra George Russell, il quale, con la stessa macchina, è giunto solo quarto al traguardo.

Le difficoltà Ferrari

Se tutti hanno portato aggiornamenti a Miami, le monoposto che hanno dimostrato di aver fatto il lavoro migliore sono state McLaren e Red Bull. La Ferrari, dal canto suo, possiede una buona dotazione telaistica e aerodinamica, ma dove pecca la monoposto di Maranello è nella Power Unit. Che sia un problema di potenza del motore endotermico o, molto più probabilmente, di gestione della parte elettrica, sta di fatto che la Rossa soffre di una mancanza cronica di velocità sul rettilineo.

Kimi Antonelli 10: Terzo dieci consecutivo per la terza affermazione di fila. Una vittoria che distanzia in modo inesorabile il compagno Russell, l’unico che potrebbe fermarlo; tuttavia, con il vento in poppa dell’italiano, non sarà affatto facile.

Lando Norris 7: Una buona gara: parte bene e tiene il suo ritmo, ma non è in grado di impensierire il giovane italiano sulla Mercedes. La McLaren è tornata, ma il campione del mondo sembra aver già abdicato al titolo.

Oscar Piastri 7: Una gara opaca e senza acuti; eppure, nel finale, raccoglie più di quanto meritasse senza perdere troppo distacco dal compagno di box e rivale diretto. Completa un ottimo podio per una rinata McLaren.

George Russell 6: Doveva arrivare secondo, considerando che guida una Mercedes e che il suo giovanissimo compagno ha vinto ancora una volta.

Sorprese e conferme a centro classifica

Carlos Sainz 7: Una gara bella e consistente, a dimostrazione che la Williams ha trovato la via della competitività; la costanza dello spagnolo ha pagato con la zona punti.

Alexander Albon 7: Un solo punto, che però vale tanto per un team che sta risalendo la china. Seppur lentamente, è un’iniezione di fiducia che fa bene al morale.

Lewis Hamilton 6: Dopo il contatto alla partenza, sembra aver capito di non poter fare di meglio. Si è accontentato e, alla fine, nonostante tutto, è arrivato solo una posizione alle spalle del suo osannato compagno. Concreto e senza stress.

Franco Colapinto 6: In tutta onestà, non mi aspettavo di dover dare la sufficienza al pilota argentino, ma in effetti ha salvato la gara della Alpine dopo l’eliminazione di Gasly.

Pierre Gasly 6: Buttato fuori in modo incolpevole, resta l’amaro in bocca per una gara che poteva regalare ottime soddisfazioni.

Delusioni e note dolenti

Max Verstappen 5: Per come ha corso meriterebbe dieci per lo spettacolo, il funambolismo e la grinta, ma l’errore iniziale pesa troppo per raggiungere la sufficienza. Nonostante ciò, il campione è tornato.

Charles Leclerc 5: Passa dal “tutto perfetto” al “tutto sbagliato” in un solo giro, il penultimo. Un tentativo disperato finito decisamente male. Peccato, ma resta comunque l’unico a Maranello a metterci sempre l’anima.

Isack Hadjar 4: La squalifica non è colpa sua, ma il disastro in gara lo è certamente. Deve stare attento: ora che la monoposto è stata modificata per Verstappen, potrebbe finire nella stessa spirale negativa che ha colpito tutti i precedenti compagni dell’olandese.

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