La notizia è di quelle che fanno tremare le convinzioni di ogni appassionato sano di mente: la Ferrari è diventata al 100% elettrica. Il primo modello di Maranello elettrificato si chiama “Luce”, anche se, a dirla tutta, si sarebbe potuto chiamare molto più appropriatamente “Tenebre”. Presentata in pompa magna a Roma, la prima full-electric della Rossa tenta di mandare in pensione il sacro baccanale a dodici cilindri, i pistoni e, soprattutto, il carburante nobile per eccellenza: la benzina ad alto numero di ottani, sostituendoli con il ronzio degli elettroni.

Dalle curve mozzafiato al design da smartphone
Addio alle solite proporzioni sinuose delle Ferrari a motore centrale o ai cofani infiniti, nati per ospitare i leggendari motori V12. Anche la mano della matita è fin troppo moderna. Luce, infatti, è figlia della LoveFrom di Jony Ive, sì, l’ex chief designer della Apple, l’uomo che ha creato le forme smussate dell’iPhone, a cui Luce assomiglia più che a una sportiva di razza. A guardarla bene, si tratta di un bizzarro incrocio tra una shooting brake, una wagon nemmeno troppo futuristica e una banale berlina a cinque porte. Se non fosse per il simbolo del Cavallino, manco tanto in evidenza sul muso, potrebbe tranquillamente confondersi con le solite coreane elettriche ad alta potenza.

Due tonnellate di vergogna sulla bilancia
Se c’è un dato che fa accapponare la pelle a chiunque abbia un minimo di competenza in dinamica di guida, è il peso. La Ferrari Luce ferma l’ago della bilancia, ammesso che non si rompa, a ben 2.260 kg. Più che una berlinetta da pista, sembra un veicolo commerciale che ci ha creduto troppo. A poco servono le rassicurazioni e i giuramenti degli ingegneri sul loro impegno nel ridurre dell’85% il peso dei moduli che compongono la batteria da 122 kWh, annegata nel pianale per mantenere basso il baricentro. Il vero problema è che la fisica non si cancella come per magia e, siccome tutto ha un prezzo, muovere oltre due tonnellate tra i cordoli richiede letteralmente un miracolo tecnologico abnorme.

Gli appassionati bocciano il “Green” da ricchi
Ma non è solo una questione di come potrebbero rispondere gli appassionati, che spesso non hanno comunque la possibilità di comprare una Ferrari. Il vero problema sta nella risposta del mercato, che ha il sapore di una doccia gelata ampiamente attesa. Il titolo Ferrari a Piazza Affari ha registrato un tonfo del 5,9%, perdendo l’8% sui mercati internazionali in apertura. Gli analisti finanziari e gli investitori, evidentemente, non hanno condiviso l’entusiasmo della transizione ecologica, temendo che il brand Ferrari possa sacrificare l’esclusività per seguire una moda green che i clienti posizionati nella fascia extra-lusso faticano a digerire. Non si parla infatti di ordini sold-out alla presentazione, come avviene da anni per le Hypercar di Maranello, né di liste di attesa annuali come accade di solito per i modelli di serie.

Prestazioni da urlo, ma le fa anche una Tesla
Dal punto di vista tecnico, almeno sulla carta, le prestazioni sono all’altezza degli annunci e dei proclami. La vettura eroga 1.050 CV di potenza grazie a quattro motori elettrici indipendenti, situati uno per ruota, coprendo lo 0-100 km/h in 2,5 secondi e raggiungendo una velocità massima di 310 km/h. Numeri strabilianti, certo, ma identici a quelli di una qualsiasi Tesla Model S Plaid o di una Lucid Air, che non hanno né il blasone né il costo di una Ferrari. In definitiva, sfruttando la potenza elettrica che non necessita dell’ingegno e della fantasia dei tecnici italiani, l’accelerazione brutale diventa un valore scontato e alla portata di tutte le auto elettriche. Quindi, in sostanza, cosa resta dell’esclusività Ferrari guardando e guidando la Luce?

Il concerto acustico della falsità: la chitarra da metallari
Il problema più grande dell’elettrico, come tutti gli appassionati sanno, è il silenzio: un assordante insulto alla storia di Maranello. Per risolverlo, i tecnici hanno installato un accelerometro di precisione sull’asse posteriore per catturare le vibrazioni naturali dei componenti rotanti, amplificarle ed equalizzarle. Il risultato? Un rombo artificiale che la stessa Ferrari paragona al funzionamento di una chitarra elettrica. Un espediente ingegnoso, d’accordo, ma che produce un suono finto, se paragonato all’urlo meccanico di un V12 aspirato a 9.000 giri. Un grande protagonista della storia della musica Von Karayan paragonò il sound della sua TestaRossa del ’57 a un suono talmente ben accordato e armonioso che nessuna orchestra al mondo avrebbe potuto replicarlo; non certo una chitarra elettrica di una band metallara!
Salotto Apple Store con un pizzico di nostalgia analogica
Nell’abitacolo di Luce si respira la tipica atmosfera da Apple Store mixata con l’alluminio che, per quanto sia dichiarato come ricavato dal pieno, sembra dannatamente di derivazione industriale, senza alcun accenno di artigianalità. Il tunnel centrale ospita una chiave in vetro Gorilla Glass con display e-ink, in stile Kindle, che cambia colore per dare il benvenuto. Fortunatamente, per evitare l’effetto “tablet cinese”, i designer hanno mantenuto sul volante diversi comandi analogici tipici dei modelli di Maranello e una levetta meccanica per navigare tra i sette parametri del quadro strumenti. Almeno le dita possono ancora toccare qualcosa di vero e, forse, realizzato come un elemento unico.

Ruote da trattore e l’incubo della ricarica in pista
Per nascondere la mole da SUV e l’altezza complessiva, i designer hanno dovuto montare i cerchi più grandi mai visti su una Ferrari stradale: Luce arriva a montare ruote mostruose da 23 pollici all’anteriore e ben 24 al posteriore. Per carità, bellissimi da vedere, ma sicuramente un incubo per il comfort e la resistenza al rotolamento. È arrivato però il momento di affrontare un argomento mai trattato per una Hypercar di Maranello: il consumo, o meglio l’autonomia, che dichiara 530 km secondo il ciclo WLTP, dato che nessuno sano di mente che compra un’auto del genere rispetterà mai. Si tratta di un valore ottenuto usando meno di un terzo dei 1.050 CV disponibili.

Schiavi della Schuko mentre gli altri girano in pista
Almeno, per i facoltosi clienti della Luce, non ci saranno problemi a ricaricare alle costose colonnine fast-charge a 350 kW molto prima del previsto. In ogni caso, prima di andare in pista, sarà meglio assicurarsi che il box o la struttura ospiti una di queste colonnine, per evitare che, dopo pochi giri, i colleghi con le vetture endotermiche possano continuare a divertirsi senza un domani, mentre voi aspettate al box attaccati a una presa Schuko per ore.

Mezzo milione di euro per caricare i mobili Ikea
Il prezzo di questo esperimento da far venire i brividi? 550.000 euro. Per quella cifra vi portate a casa una Ferrari spaziosa, capace di ospitare cinque persone e con un portellone posteriore da hatchback dove si può mettere la spesa e, perché no, qualche mobile ecologico dell’Ikea. Un livello di versatilità che farà la gioia dei nuovi ricchi del nuovo millennio, situati spesso nella Silicon Valley, dei progettisti dell’auto, oppure di collezionisti compulsivi che vogliono mettersi in garage ogni singola cosa prodotta da Maranello. Magari, ed è consigliabile, sarebbe meglio posizionare la Luce in un ambiente a parte rispetto alle altre Ferrari: quelle che fanno battere il cuore per la meccanica e non per la potenza, o per lo spettacolo del software di bordo e la gestione di un sound finto.

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