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WEC Le Mans 2026: Trionfo Toyota e podio da brivido, abdica la Ferrari

La Toyota torna a vincere a Le Mans dal 2022 con Mike Conway, Kamui Kobayashi e Nyck de Vries davanti alla favoritissima BMW M Hybrid V8 #20 di Robin Frijns, René Rast e Sheldon van der Linde. Terza l’altra Toyota, la #8 di Sébastien Buemi, Brendon Hartley e Ryō Hirakawa, beffata nel finale dopo essere stata a lungo la vettura di punta della strategia del box giapponese. La chiave della corsa Toyota è arrivata prestissimo. Dopo appena mezz’ora di gara il muretto box ha richiamato entrambe le Hypercar ai box, scegliendo una strategia aggressiva con rifornimenti corti per provare l’undercut sull’intero gruppone. Una scelta che poteva sembrare rischiosa ma che, col senno di poi, si è rivelata perfetta per uscire dal traffico e correre con pista libera e aria pulita.

La rimonta delle due vetture e il cambio al vertice

Dopo la prima sosta di tutti la Toyota #8, partendo dalla quindicesima posizione, si è ritrovata davanti. La #7, invece, ha iniziato a rimontare più lentamente, ma si è chiaramente compreso come la Toyota volesse imporre un ritmo aggressivo alla gara per stanare gli avversari. Protagonista della nottata è rimasta la #8, la Toyota più in evidenza, pur essendo stata messa in difficoltà da una lunga safety car e da un drive-through per un’infrazione in regime di Full Course Yellow. A raccogliere il testimone ci ha pensato la #7: quando nelle prime ore del mattino la #8 ha perso tempo per un intervento legato al tamburo del freno, il muretto box giapponese ha cambiato cavallo vincente puntando tutto sulla vettura gemella.

La resistenza di Cadillac e i problemi del team Jota

L’unico team che ha provato a rintuzzare l’attacco dei giapponesi è stato il team Jota con la Cadillac #12 di Norman Nato, Will Stevens e Louis Delétraz, arrivando anche a comandare la corsa. La #38 del team Jota, con Sébastien Bourdais, Earl Bamber e Jack Aitken, era in grado di far fronte alla strategia di attacco Toyota, ma un problema al servosterzo poco prima dell’alba l’ha costretta a lunghe pause al box per poi portarla al ritiro.

Le alterne fortune in casa BMW

La BMW ha confermato la bontà delle sue prestazioni con la #20, che ha tenuto il passo nei momenti decisivi e nel finale ha mostrato un ritmo che le consentiva di infilarsi tra le due Toyota per un ottimo podio. La #15, partita in pole con Kevin Magnussen, Raffaele Marciello e Dries Vanthoor, si è autoeliminata prima con una pessima gestione della partenza e del primo stint, poi per un contatto con un doppiato che l’ha relegata nelle ultime posizioni di categoria, da dove ha rimontato il possibile.

Il duello decisivo a quattro e i passaggi in pista

Nelle ultime ore di gara, quattro sono state le protagoniste in lotta per la vittoria: la BMW #20, la Cadillac #12 e le due Toyota. La BMW ha perso la testa della corsa per un giro di rientro eseguito male da Frijns, mentre le Toyota hanno cambiato passo nel momento cruciale superando la Cadillac in pista e riportando il marchio giapponese davanti, con merito e non solo grazie alla strategia. Poi l’ennesimo intervento in Full Course Yellow, causato da un problema a una LMP2, ha di nuovo cambiato lo scenario per la vittoria finale. La Toyota si è avvantaggiata di un passaggio ai box nel momento migliore e alla ripartenza la #7 si è ritrovata con un vantaggio sufficiente per gestire il finale.

Il brivido finale e la bandiera a scacchi per Kobayashi

Solo un taglio di pista che poteva portare a una penalizzazione per de Vries ha aggiunto un ultimo elemento di tensione, ma non c’è stato alcun intervento da parte dei commissari. Il finale è toccato a Kobayashi, che ha tagliato il traguardo con soli 11 secondi di margine dopo una gara di 24 ore, distacchi che fanno fatica a tenere in piedi persino in F1, dove i gran premi durano meno di due ore. Seconda la BMW #20, che toglie alla Toyota la soddisfazione della doppietta. La #8 ha comunque chiuso terza, completando un podio che racconta bene il senso di questa 24 Ore, con la Toyota vincitrice di una gara corsa sul filo dei secondi dalla prima all’ultima ora.

Il crollo di Ferrari e i piazzamenti degli altri costruttori

Se c’è un team che ne esce con le ossa rotte, questo è la Ferrari. Dopo tre successi di fila con la 499P, la regina ha dovuto abdicare. La #51 di Alessandro Pier Guidi, James Calado e Antonio Giovinazzi ha chiuso al quinto posto, limitandosi a passeggiare per le strade di Le Mans; poco ha influenzato la corsa il contatto di Pier Guidi con la Proton #9 nella quinta ora, costato un drive-through. Ancora peggio è andata alla #50 di Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen, ritirata in mattinata per problemi meccanici dopo essere già scivolata fuori dai primi posti nella notte. L’Alpine ha mostrato un buon passo, soprattutto durante la fase notturna, ma non abbastanza per puntare al podio o alla vittoria: la #35 di Ferdinand Habsburg, Charles Milesi e António Félix da Costa ha chiuso sesta, mentre l’altra A424 ha avuto problemi tecnici che l’hanno allontanata dalla zona che conta. L’Aston Martin ha portato la Valkyrie #007 all’ottavo posto con Harry Tincknell, Tom Gamble e Ross Gunn grazie a un passo solido e costante. La Peugeot ha confermato l’affidabilità ma la competitività è lontana, con le due 9X8 che hanno chiuso nelle ultime posizioni. Il debutto della Genesis ha visto la #19 arrivare al traguardo al tredicesimo posto dopo diversi problemi meccanici, mentre la #17 si è fermata nelle ore della mattina di domenica per un cedimento alla sospensione anteriore destra.

I verdetti nelle categorie LMP2 e LMGT3

Nella categoria LMP2, la Inter Europol ha firmato una doppietta pesantissima. La #43 di Jakub Śmiechowski, Nick Yelloly e Tom Dillmann ha vinto davanti alla vettura gemella #434 di Bijoy Garg, Reshad de Gerus e Nico Müller. Una vittoria costruita anche sul ritiro della Duqueine #30 a tre ore e mezza dalla fine per problemi ai freni, dopo essere stata protagonista per gran parte della notte. In LMGT3, invece, vince la Corvette. La #33 di TF Sport, affidata a Jonny Edgar, Ben Keating e Nicky Catsburg, ha conquistato il successo davanti alla Lexus #78 di Akkodis ASP e alla Aston Martin #23 di Heart of Racing. Si interrompe così la striscia vincente di Manthey nella classe, dopo una brutta 24 ore per entrambe le Porsche 911 GT3 R del team tedesco.

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