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WorldSBK nel caos “noia”: Rea lancia l’allarme sulla dominanza Ducati

Dopo otto round della stagione WorldSBK 2026, il campionato sembra ormai una questione privata. Soltanto Nicolò Bulega e Iker Lecuona, piloti della squadra ufficiale Ducati, sono ancora formalmente in corsa per il titolo mondiale. Ma c’è di più: sono gli unici due ad aver conquistato una vittoria in questo campionato, una dinamica che, secondo l’esplicita analisi di Jonathan Rea, sta privando la categoria del suo ingrediente fondamentale: lo spettacolo.

Il bilancio delle vittorie tra Bulega e Lecuona recita uno schiacciante 23-1 a favore dell’italiano. E sebbene diverse affermazioni del capoclassifica siano arrivate al termine di duelli serrati — con distacchi minimi su Lecuona protrattisi per l’intera durata della gara, come nel caso dell’infuocata Superpole Race ad Aragon — la sostanza cambia poco.

L’unico successo di Lecuona è arrivato in Gara 1 a Donington, al culmine di un testa a testa durato per tutti i 23 giri.

Il problema non è dunque l’incapacità del WorldSBK di proporre gare avvincenti, bensì la stretta cerchia di chi può ambire al gradino più alto del podio: oggi ristretta a due soli interpreti.

La dittatura del marchio di Borgo Panigale

Un esempio evidente della situazione attuale è offerto da Yari Montella. L’italiano è salito sul podio in ciascuna delle ultime sette gare, conquistando costantemente il terzo posto (con l’unica eccezione della Superpole Race di Donington dove ha raccolto la piazza d’onore grazie alla caduta di Lecuona). Eppure, per sua stessa ammissione, Montella non riesce nemmeno a ipotizzare una vittoria: il suo unico obiettivo realistico, da qui a fine stagione, è riuscire a tenere il passo dei due battistrada dall’inizio alla fine di una gara.

Montella, peraltro, guida a sua volta una Ducati. Per trovare il primo pilota di un costruttore concorrente in classifica generale bisogna scendere fino al quarto posto occupato da Alex Lowes, il cui ultimo podio risale addirittura al round d’apertura a Phillip Island. Se si considera invece il podio non-Ducati più recente, occorre risalire alla prestazione di Miguel Oliveira in Gara 1 al Balaton Park, oltre due mesi fa.

La casa bolognese non solo vanta il monopolio assoluto dei successi di tappa, ma ha ristretto tale egemonia al proprio team ufficiale, imponendo un blocco totale sui podi che dura da oltre quattro round e mezzo. Un verdetto impietoso: per vincere serve una Ducati, e persino per essere minimamente competitivi la Rossa resta l’unica strada percorribile.

Nemmeno le limitazioni al flusso di carburante imposte dal regolamento (che vedono la Panigale girare con 0,5 kg/h in meno rispetto al limite) sembrano aver scalfito il divario con gli inseguitori.

La dura diagnosi di Jonathan Rea

Per il pubblico da casa, questa assenza di concorrenza si traduce in un’estrema prevedibilità, nemico numero uno dell’intrattenimento sportivo. Una tesi sottoscritta senza mezzi termini dal sei volte campione del mondo Jonathan Rea, intervenuto ai microfoni al termine del venerdì di gara nel Regno Unito:

«Ci sono tantissime opinioni e la mia non conta nulla» ha esordito Rea. «Ma i fatti dicono che questo campionato, al momento, non offre alcun pathos. La Superbike deve essere spettacolare per definizione.»

Rea ci tiene tuttavia a non distribuire colpe né a ridimensionare il valore dei vincitori:

«Non è colpa di nessuno. Semmai la conclusione è una sola: chapeau alla Ducati. Hanno realizzato una moto incredibile e hanno un pilota, in particolare Bulega, che sta guidando in modo fantastico. Non gli si può togliere nulla. Ma è solare come questa moto sia ormai il riferimento assoluto, rendendo la vita difficilissima a tutti gli altri costruttori.»

Il nordirlandese, oggi spettatore d’eccezione, ha messo a confronto l’attuale scenario con le grandi epoche del recente passato:

«Per me è facile parlare perché passo i fine settimana sul divano a guardare questi ragazzi, ma mancano le battaglie a cui eravamo abituati: quelle tra Toprak [Razgatlioglu] e Alvaro [Bautista], tra Toprak e Bulega, oppure i duelli tra me, Toprak e Redding, fino a quelli con Chaz Davies o con l’Aprilia.»

Da qui il grande dilemma regolamentare che attanaglia la categoria:

«È responsabilità del campionato cercare un bilanciamento per riportare la serie ad armi pari tra derivate dalla serie, o spetta agli altri costruttori fare il salto di qualità? Il mercato delle sportive è complesso e un costruttore di grande serie non può inventarsi dal nulla una ‘super-superbike’. C’è un disperato bisogno di spettacolo, e pur non volendo sminuire il lavoro straordinario di chi sta davanti — che ogni anno alza l’asticella della velocità —, al momento allo show manca qualcosa.»

Un’egemonia “alla James Stewart”

Il campionissimo britannico ha voluto ribadire l’assoluto rispetto per il binomio Ducati-Bulega, arrivando a paragonare il dominio dell’italiano alle pagine più leggendarie del motorsport:

«In una delle telecronache che ho fatto, avevo previsto che Bulega avrebbe potuto chiudere la stagione da imbattuto. Il suo livello è altissimo e la sua moto è la migliore: senza errori, è un pilota inavvicinabile. Mi ricorda James Stewart nella stagione perfetta del Motocross americano [nel 2008, quando Stewart vinse tutte e 24 le manche della classe 450cc]. Nicolò sta guidando a quel livello lì: pazzesco.»

L’allarme finale lanciato da Rea riguarda però la tenuta dell’intero ecosistema WorldSBK, riprendendo le preoccupazioni già espresse nei box da Alex Lowes:

«Spetta agli altri ricucire il distacco. La vera gatta da pelare è capire come restituire emozione alle gare e, soprattutto, come dare speranza a marchi come Bimota — che sta investendo centinaia di migliaia di euro —, Honda, Yamaha o BMW. Questi costruttori hanno bisogno di credere nella rimonta per trovare le motivazioni e continuare a lottare.»

Alessio Mazzocco
Alessio Mazzoccohttps://www.giornalemotori.com
Appassionato di fotografia e di motori

7 Commenti

  1. Non si può penalizzare una squadra perché ha lavorato meglio degli altri ed ora ne prende, meritatamente, le vittorie. Se no lo spirito sportivo va a farsi friggere. Se gli altri per qualsiasi motivo x, scarse capacità, poco impegno, meno voglia d’investire ecc. non sono al passo con chi invece ottiene risultati sono fatti loro. Ma di sicuro non si possono scaricare i propri insuccessi sul competitor che vince.

  2. Giancarlo Avalon Malatesta Giusto, solo Kawa, levando giri ogni 2 gare, quando vinceva troppo, meritava le penalizzazioni…….
    Comunque il campionato “moto di serie” dovrebbe essere completamente stravolto da un certo ritorno alla semplicità e alla serie.

  3. Maurizio Marinari la sbk ha perso molto in questi ultimi 10 anni. Devono trovare il modo per farla ritornare come era negli anni 2000, così come è concepita ora potrebbe tranquillamente essere una categoria di contorno della MotoGP.

  4. Maurizio Marinari la mia analisi, chiaramente, vale per tutte le case che negli anni hanno dominato ed hanno subito azioni, commenti o quant’altro limitativi a causa delle loro vittorie e successi. Per quanto riguarda poi la WSBK dovrebbe essere un campionato a se da cui poter anche prendere dei piloti e non un campionato sussidiario alla MotoGP dove parcheggiare i piloti sia per età che per risultati non hanno più seguito ed interesse per la MotoGP. Secondo me non è corretto e giusto nei confronti di tutto l’ambiente SBK, addetti, tecnici, meccanici, piloti e sponsor.

  5. Giancarlo Avalon Malatesta si dovrebbe vietate,a norma di regolamento,di far correre un prototipo contro le derivate di serie,non di tratta di non penalizzare una squadra ,si è visto che le ducati ufficiali sverniciano anche le altre ducati private ,eppure sono tutte dello stesso modello ….le pare che Honda o Yamaha o BMW,non hanno la tecnologia per fare una moto vincente?

  6. Dovrebbero abbassare il costo della moto di base, 56.000€ sono tanti, Honda partecipa con una moto da 36.000€

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